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Pniec, Pistella lancia l’allarme: occhio a gettito e sviluppo produttivo

cambiamenti climatici

Pistella avverte sul Pniec: il comparto industriale gas vede l’Italia ben presente a livello internazionale; metterlo in difficoltà non sarebbe coerente con una strategia di sviluppo produttivo

“Sarebbe stato preferibile ritardare di qualche anno la penetrazione del fotovoltaico ‘prescritta’ a livello Ue se una tempistica meno accelerata avesse potuto consentire una più consistente e qualificata presenza dell’industria nazionale (o almeno europea) nella produzione di moduli fotovoltaici e componentistica connessa. Abbiamo invece contribuito a creare una supremazia cinese che non sarà facile contenere”. È quanto sostiene Fabio Pistella, consigliere di amministrazione dell’Ente nazionale di ricerca e promozione per la standardizzazione (ENR), in una memoria depositata in commissione Attività produttive alla Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al Piano nazionale energia e clima (Pniec) per il 2030. (QUI LA MEMORIA / QUI LE SLIDE)

POSSIBILITÀ DI RECUPERO PER L’INDUSTRIA UE SU AUTO ELETTRICA E BATTERIE

Secondo Pistella “analoghe considerazioni valgono per l’auto elettrica; in questo caso le possibilità di recupero dell’industria europea non sono azzerate, ma i tempi sono stretti e occorrono convergenze e sinergie tra i diversi attori del tessuto industriale (sottolineo, per inciso, che va evitata la semplificazione irrealistica tendente a far coincidere lo sviluppo della mobilità elettrica con la diffusione dell’auto elettrica, basti pensare alle questione della mobilità urbana e del pendolarismo verso i grandi centri urbani) – ha aggiunto -. Mentre si sono aperte prospettive molto interessanti per l’accumulo in particolare elettrochimico con riferimento all’auto elettrica, e più in generale all’ulteriore sviluppo del fotovoltaico ma non si ha evidenza di un impegno industriale italiano su questa tecnologia, autonomo o in collaborazione con un partner europeo”.

SERVE UNA STRATEGIA INTEGRATA BASATA SU QUATTRO CRITERI

Pistella ha evidenziato la necessità di una strategia integrata nazionale di sviluppo produttivo sostenibile da sostanziarsi, si legge nella memoria depositata, “evitando generiche legittimazioni di qualunque proposta che si fregi dell’aggettivo ‘green’ e basandosi su quattro criteri ben noti: attrattività, impatto, fattibilità e sostenibilità (quest’ultima simultaneamente economica, ambientale e sociale)”.

IN ITALIA SISTEMA PRODUTTIVO CON ELEVATE POTENZALITA’

Inoltre, ha riconosciuto sempre Pistella, in Italia c’è la presenza di un sistema produttivo “con elevate potenzialità”, non valorizzate in carenza di una strategia condivisa e di respiro: “Il nostro Paese, nonostante un pregresso record di dismissioni, dispone di operatori con presenza pubblica incisiva nella compagine azionaria, perfettamente in grado di intervenire in modo sistemico se richiesti e sostenuti. Basta citare ENEL, ENI, SNAM, Terna, GSE, Leonardo-Finmeccanica, Fincantieri, Invitalia, SACE e più in generale Cassa Depositi e Prestiti che hanno grandi potenzialità di intervento, anche sullo scenario internazionale, svolgendo il proprio ruolo in attuazione di una strategia integrata nazionale di sviluppo produttivo, agendo sia direttamente sia coinvolgendo operatori privati ivi incluse le PMI innovative”.

OCCHIO ALL’ASPETTO FISCALE, DAI FOSSILI QUASI 30 MILIARDI DI GETTITO

Altro elemento da tenere d’occhio è l’aspetto fiscale: “Il gettito annuo delle accise sui prodotti energetici è pari a circa 32 miliardi, dei quali 26 da benzina e gasolio, 2,5 dal gas per uso combustione e 3,5 dall’elettricità (dati da Agenzia dell’entrate 2018) – si legge nella memoria depositata -. Se fosse in futuro dimezzato il consumo dei carburanti occorrerebbe, per mantenere l’attuale gettito delle accise sui prodotti energetici, aggiungere 13 miliardi al prelievo sull’elettricità arrivando a quadruplicare il valore attuale. Peseranno anche le incentivazioni sulla mobilità elettrica”. È pertanto, “prioritario scegliere azioni che generino incremento dell’attività economica e in questo modo attenuino il peso sulla finanza pubblica e al contempo creino opportunità per lavoratori e imprese. L’ostilità a prelievi fiscali a fine energetici si sta manifestando in vari Paesi (tipico il caso dei gilet jaunes in Fancia). Non è detto che l’aumento delle preoccupazioni sui cambiamenti climatici riduca l’ostilità ai prelievi fiscali”.

IL COMPARTO GAS VEDE L’ITALIA BEN PRESENTE A LIVELLO INTERNAZIONALE. METTERLO IN DIFFICOLTÀ NON SAREBBE COERENTE CON UNA STRATEGIA DI SVILUPPO PRODUTTIVO

Per quanto riguarda il ruolo del gas nella transizione energetica “molti paesi stanno ricorrendo al gas per realizzare la sostituzione del carbone e/o del nucleare nella produzione di energia elettrica: il caso più consistente è in Europa quello della Germania e nel mondo quello della Cina – ha spiegato Pistella -. Il compromesso adottato in sede BEI potrebbe favorire un approfondimento che in sede italiana dovrebbe essere condotto tenendo conto dell’incidenza del gas naturale nel nostro approvvigionamento energetico (non solo per la produzione termo elettrica ma anche per altre tipologie di attività industriali) coinvolgendo in un’analisi approfondita gli operatori del settore e primariamente gli operatori a partecipazione pubblica ENEL, ENI, SNAM”. Il comparto industriale gas “vede l’Italia ben presente a livello internazionale; metterlo in difficoltà non sarebbe coerente con una strategia di sviluppo produttivo – ha aggiunto -. Dal mio punto di vista è da rivedere anche la linea recentemente adottata dal Governo sul tema della ricerca e coltivazione dei giacimenti di gas volta. È condivisibile, a mio avviso, una indicazione di selettività nella concessione di licenze, vanno imposte prescrizioni molto stringenti sulla protezione dell’ambiente, ma non si possono moltiplicare paradossi legati alla vicenda del rigassificatore di Brindisi, a quella della TAP, alle perforazioni in Mare Adriatico nel confronto con decisioni e comportamenti dei nostri dirimpettai, ignorando i successi dell’Eni in Egitto, le incertezze sulla stabilità geopolitica di Paesi del Nord Africa nostri fornitori di gas. Segnalo, per inciso, che, a mio avviso, la penetrazione dell’idrogeno avverrà preferenzialmente in miscela fino al 10 % con il gas e che sono da valutare positivamente le iniziative ENI e SNAM in tal senso”.

QUATTRO PASSAGGI LOGICI PER UN’AZIONE PRECISA

Una via d’uscita per concordare le azioni da svolgere e un possibile approccio per definire le linee programmatiche, individua quattro passaggi logici, secondo Pistella: “concentrarsi sulle minacce alle quali si paventa che i cambiamenti climatici espongano l’umanità (cosa ci preoccupa veramente); passare in rassegna i possibili interventi per evitarle (cosa si può fare concretamente); contestualizzare le minacce nel quadro delle esigenze dell’umanità; impegnare le risorse sulle linee di azione ritenute utili per soddisfare un numero significativo di esigenze prioritarie”.

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