Il nuovo schema di decreto-legge per la revisione 2025 del Piano introduce misure cruciali per l’idrogeno e il settore idrico, affidando al Gse la gestione di miliardi di euro per le rinnovabili.
L’Italia accelera sulla fase conclusiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con un pacchetto di riforme mirate a blindare il raggiungimento dei target climatici e infrastrutturali entro la scadenza del 2026. Secondo quanto emerge dalla bozza del Decreto Pnrr, il Governo ha intenzione di mettere in campo una strategia di semplificazione amministrativa che mette al centro il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) e il Gestore dei Servizi Energetici (Gse). Il massiccio trasferimento di competenze gestionali per i programmi di sovvenzione e il rafforzamento dei poteri di controllo per garantire che ogni risorsa sia spesa nel rispetto dei tempi europei e del principio ambientale “Do No Significant Harm” (DNSH) sono al centro del provvedimento.
IL GSE DIVENTA IL MOTORE CENTRALE PER LE ENERGIE RINNOVABILI
Una delle novità di maggior peso riguarda l’articolo 29 del provvedimento, che istituisce specifici programmi di sovvenzione per la concessione di contributi in conto capitale a favore di impianti a fonti rinnovabili. Al Gse viene assegnata la gestione di tre pilastri della transizione: lo sviluppo dei sistemi agri-voltaici, con una dotazione di 1,099 miliardi di euro; la promozione delle energie rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo collettivo (795,5 milioni di euro); e lo sviluppo del biometano secondo criteri di economia circolare, per un valore di oltre 2,2 miliardi di euro.
Il Gse subentra ufficialmente al Ministero dell’Ambiente nell’erogazione dei contributi e nei rapporti giuridici già in essere, assicurando la continuità dei pagamenti e la saturazione dei costi totali assegnati. Per snellire i processi, le decisioni di assegnazione saranno assunte a maggioranza da un comitato indipendente per l’investimento, mentre i beneficiari avranno l’obbligo di entrare in esercizio entro due anni dalla concessione, pena la decadenza dei fondi.
Al via anche una riprogrammazione anche per il settore idrogeno nei settori industriali hard to abate. La misura è stata stralciata dal Pnrr tranne per una parte di 16 milioni di euro per dare continuità ai progetti pilota già avviati, oltre al supporto tecnico del Politecnico di Milano.
NUOVO FONDO NAZIONALE PER LA SICUREZZA DEL SETTORE IDRICO
L’articolo 25 introduce poi uno strumento finanziario inedito: il Fondo nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (FNIISSI). Con una dotazione iniziale di un miliardo di euro a valere sulle risorse Pnrr, il fondo mira a contrastare il fenomeno della siccità e a potenziare la resilienza dei sistemi idrici ai cambiamenti climatici. La gestione operativa è affidata a Invitalia, che dovrà definire entro trenta giorni i termini per la presentazione delle proposte progettuali. Il fondo sosterrà i gestori del servizio idrico integrato attraverso contributi a fondo perduto e partecipazione in fondi rotativi, privilegiando la leva finanziaria pubblico-privata e i partenariati. Per accelerare l’efficacia della misura, i termini per il controllo della Corte dei Conti sulla convenzione tra Ministero e Invitalia sono stati ridotti di un terzo.
PROROGA DEGLI ESPERTI DEL MASE E CENTRALITÀ DEL SISTEMA REGIS
Per evitare vuoti operativi in questa fase delicata, l’articolo 2 dispone la proroga al 31 dicembre 2026 di tutti gli incarichi dirigenziali e delle collaborazioni degli esperti tecnici operanti presso il Ministero dell’Ambiente. Si tratta di un contingente di 41 professionisti ad alta specializzazione incaricati del monitoraggio e della rendicontazione finanziaria e fisica dei progetti. In parallelo, il sistema informatico ReGiS diventa lo strumento inderogabile per la responsabilità dei soggetti attuatori. Entro 45 giorni dall’entrata in vigore del decreto, ogni intervento dovrà essere aggiornato sulla piattaforma con i dati fisici e procedurali al 31 dicembre 2025. In caso di inadempienza o disallineamento dei cronoprogrammi, la Struttura di missione della Presidenza del Consiglio potrà attivare poteri sostitutivi e strumenti sanzionatori per il recupero delle somme non utilizzate.
SEMPLIFICAZIONI PER LE BONIFICHE E L’INDUSTRIA INSALUBRE
Il decreto interviene con decisione anche sulla disciplina ambientale delle bonifiche (Art. 14). Viene stabilito che le imprese in possesso di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) o Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) non siano più classificate automaticamente come “industrie insalubri”, superando norme risalenti agli anni Trenta. Inoltre, per i siti oggetto di bonifica di interesse nazionale, viene estesa la possibilità di realizzare non solo progetti PNRR ma anche interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). I permessi e le concessioni acquisiti in sede di conferenza di servizi per la bonifica avranno ora un’efficacia temporale pari alla durata dell’intero progetto approvato, riducendo drasticamente i rallentamenti burocratici.
INFRASTRUTTURE FERROVIARIE E RECUPERO AMBIENTALE DELLE TERRE DA SCAVO
Per quanto riguarda le infrastrutture ferroviarie (Art. 24), a RFI S.p.A. viene attribuito il potere di espropriare aree destinate allo stoccaggio delle terre e rocce da scavo, con l’obiettivo specifico di procedere alla loro “riambientalizzazione”. Il progetto dell’opera ferroviaria dovrà includere obbligatoriamente gli interventi di ripristino morfologico e paesaggistico, trasformando ex cave o aree depresse in spazi verdi pubblici o zone agricole. Inoltre, per sostenere la liquidità delle imprese appaltatrici colpite dall’aumento dei costi dei materiali, RFI è autorizzata a erogare anticipazioni provvisorie fino al 10% delle riserve iscritte in contabilità, previa presentazione di idonee garanzie bancarie. Nasce anche Asset Ferroviari Italiani S.p.A.” (AFI), una Rolling Stock Company (RoSCo) pubblica con il compito di acquistare e gestire treni a zero emissioni, affittandoli alle imprese che vinceranno le gare di trasporto regionale e intercity.
TRANSIZIONE 4.0 E MONITORAGGIO DEGLI INVESTIMENTI TECNOLOGICI
L’articolo 26 disciplina l’attuazione della “Misura rafforzata: Transizione 4.0”. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy si avvarrà della collaborazione di Agenzia delle Entrate e Gse per potenziare le attività di controllo e rendicontazione. È prevista la pubblicazione dell’elenco dei beneficiari dei crediti d’imposta, garantendo la massima trasparenza sull’utilizzo delle risorse europee. Il provvedimento chiarisce inoltre le regole di cumulabilità dei crediti d’imposta per gli investimenti nella ZES unica e nel Mezzogiorno, stabilendo che il cumulo con altre agevolazioni nazionali ed europee è consentito nei limiti delle spese effettivamente sostenute, a patto che non si configurino aiuti di Stato non ammessi.

