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anno 2026

PNRR, Ponte sullo Stretto, ex Ilva: ecco le priorità del 2026

L’anno appena iniziato si prospetta già ricco di sfide per il nostro Paese

L’anno appena iniziato, il 2026, sarà ricco di sfide politiche ed economiche, tra questioni interne (tra cui l’Ex Ilva e il Ponte sullo Stretto) e le scadenze europee che influenzeranno anche il nostro Paese (come la fine del PNRR e la possibile uscita dalla procedura d’infrazione dell’Unione europea).

IL 2026, L’ULTIMO ANNO DI PNRR

Il 2026 sarà soprattutto l’anno della fine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Dal momento che la scadenza è non prorogabile per la maggior parte dei progetti legati ai fondi europei, entro il 31 agosto l’Italia dovrà completare tutti gli obiettivi sottoscritti. E non sarà semplice dal momento che, a metà 2025, era stato completato solo il 43% delle scadenze previste. Entro il 30 settembre 2026 il governo italiano dovrà presentare le richieste di pagamento finali alla Commissione europea. Non farcela significherebbe perdere miliardi di euro già allocati.

In primavera si saprà se l’Italia uscirà dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. Da aprile in poi, Eurostat certificherà i dati definitivi del Pil e del deficit 2025. Il nostro Paese confida nel mantenere i valori del PIL sotto il 3%, e uscire dalla procedura ci permetterebbe di aumentare i margini di manovra finanziari.

I DAZI

Il 2026 sarà poi il secondo anno di dazi, e bisognerà vedere quindi come reagirà il mercato interno. Fino ad oggi le tariffe hanno provocato delle tensioni commerciali, soprattutto tra Europa e Stati Uniti.

Alcuni settori chiave dell’export italiano, come auto e agroalimentare, sono in difficoltà, e i ministri Urso e Lollobrigida sperano di ammorbidire le posizioni americane. Intanto c’è una buona notizia: gli Stati Uniti hanno rivisto al ribasso i dazi antidumping proposti sulla pasta italiana, in anticipo rispetto alle conclusioni definitive dell’indagine, che arriveranno l’11 marzo.

LA QUESTIONE DELL’EX ILVA

Il governo punterà poi a chiudere la storica questione dell’ex Ilva. L’esecutivo al momento sta cercando un acquirente per lo stabilimento di Taranto e valuta offerte dai gruppi Flacks Group e Bedrock Industries. Il ministro Urso deve trovare una soluzione valutando allo stesso tempo la crisi produttiva, la tutela dell’occupazione, la necessità di decarbonizzare e l’impatto ambientale.

Per il momento l’Ex Ilva è in amministrazione straordinaria, con l’obiettivo di andare verso un nuovo assetto che bilanci necessità produttive, occupazionali ed ambientali. Vi sono però 6.000 lavoratori che a breve entreranno in cassa integrazione e secondo i sindacati, senza interventi governativi, si rischia il blocco totale delle attività e di mandare a casa 18.000 lavoratori.

IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Infine, il Ponte sullo Stretto, la grande e lunga battaglia del ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Nonostante i continui rinvii per l’avvio dei lavori, Salvini è intenzionato a superare i rilievi della Corte dei Conti, che negli ultimi mesi ha bloccato l’opera per motivi burocratici e di incompatibilità con le norme europee. Il Ministero dei Trasporti cercherà allora di trovare delle soluzioni in grado di risolvere le questioni amministrative, economiche e ambientali.

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