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Qatar Prezzi Gas Energia Israele

A che gioco gioca il Qatar: gasa l’Italia e l’Ue ma finanzia Hamas

Non solo Qatar, però. Ecco perché sono schizzati su i prezzi di gas e petrolio con la nuova crisi mediorientale 

Quando c’è una guerra, l’energia va sempre tenuta in considerazione. Condotte di gas e pozzi di petrolio non sono mai lontani da un conflitto, da almeno un secolo. E la cosa riguarda anche Gaza.

COME STANNO CAMBIANDO I PREZZI CON LA CRISI IN ISRAELE

Una decina di giorni dopo l’attacco (o “reazione”) di Hamas contro Israele, il prezzo del gas sul mercato olandese di riferimento (TTF) è aumentato di quasi il 50%. (Quello del petrolio non si è mosso). Perché?

Specifichiamolo subito: è un aumento importante, ma molto lontano da quello dell’agosto 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina e al tentativo della Russia di mettere in ginocchio economicamente l’Europa e risolvere così la guerra a suo vantaggio. Una crisi epocale sembrava in arrivo, anche se gli stati europei riuscirono a trovare in tempo, ma con difficoltà, nuovi fornitori.

IL SABOTAGGIO DEL BALTICONNECTOR

Il primo fattore da cui dipende l’aumento, di cui si è parlato pochissimo, è il sabotaggio al gasdotto Baltic Connector tra Estonia Lettonia Lituania e Finlandia. Piccolo, in confronto al Nord Stream tra Russia e Germania fatto esplodere qualche mese fa nello stesso mare dai servizi ucraini (secondo l’indagine più accreditata). L’operazione ha messo fuori uso anche i cavi di telecomunicazione. BalticConnector sarà chiuso per almeno cinque mesi, tutto l’inverno, anche se esistono altre fonti di approvvigionamento. E’ senz’altro un segnale, inviato molto probabilmente da Mosca, il grande vicino di tutti questi stati, per nulla contento del loro acceso sostegno all’Ucraina – la Finlandia è perfino entrata nella NATO. Ma molto contento di poter aumentare il prezzo del gas.

IL RUOLO DEL QATAR PER IL GAS A UE E ITALIA

L’attacco di Hamas ha poi spinto molti – discretamente – a osservare il Qatar. Come ormai si sa, il Qatar è uno dei maggiori finanziatori di Hamas (30 milioni di dollari al mese). Vari capi dell’organizzazione sono ospitati a Doha. Ma lo stato guidato da Al-Thani è anche quello che fornisce all’Europa (in particolare Germania e Italia) molto del gas che non viene più acquistato dalla Russia: buona parte dell’economia europea ora dipende dalle decisioni dello sceicco.

Inoltre, dopo l’attacco di Hamas, Israele ha deciso di sospendere l’estrazione di gas dal giacimento di Tamar, poco al largo di Gaza, uno di quelli scoperti di recente nel Mediterraneo Orientale. Ragioni di sicurezza, dice Israele. Quel gas andava in Egitto per essere liquefatto, e da lì esportato in Europa.

GLI SCIOPERI IN AUSTRALIA: L’EFFETTO SUI PREZZI

Ultimo fattore del rialzo del prezzo: la minaccia di sciopero (poi rientrata) dei lavoratori estrattori del gas di Chevron, in Australia, in un impianto che da solo pompa il 5% del GNL di tutto il mondo.

Un sabotaggio di un piccolo gasdotto nel Baltico, la chiusura di un giacimento nel Mediterraneo, uno sciopero in Australia: il mercato internazionale del gas è sensibile al minimo cambiamento, e l’Europa – che lo paga – non ha ancora superato pienamente gli effetti strutturali della rinuncia al gas russo.

 

Pubblicato da Riccardo Pennisi, Aspenia Online

 

– Leggi anche: L’Azerbaigian punta sempre più sul gas. Un segnal per l’Italia

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