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Procaccini (FdI): “Se non ci saranno alternative, rigassificatore a Piombino per 3 anni”

Nicola Procaccini

“Il sindaco giustamente fa il sindaco e si preoccupa della comunità che lo ha eletto, così come fa il Presidente del Consiglio. Possono esserci divergenze, ma è giusto che ognuno svolga il suo ruolo”

“L’Italia ha tutte le possibilità per diventare energeticamente autonoma”, una condizione che le garantirebbe “una forza in termini economici ed ambientali straordinaria, a cui purtroppo abbiamo abdicato perché nel corso degli anni passati la nostra politica energetica è stata fallimentare”. A tracciare il quadro è il responsabile Energia di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini, che, rispondendo alle domande di Energia Oltre, ha parlato anche di rigassificatori, nucleare di nuova generazione e fonti rinnovabili.

D. Qual è la posizione di Fratelli d’Italia sui rigassificatori di Piombino e Ravenna?

R. “I rigassificatori sono necessari, anche se preferiamo di gran lunga estrarre gas dai nostri giacimenti – soprattutto da quelli non sfruttati o sfruttati solo parzialmente – piuttosto che acquistare GNL dal resto del mondo a costi economici ed ambientali molto maggiori. Quella dei rigassificatori è una strada che può essere dettata solo dall’emergenza, perché secondo noi non è la soluzione ottimale né dal punto di vista ambientale né da quello economico.

Nello specifico del rigassificatore di Piombino, il sindaco giustamente fa il sindaco e quindi si preoccupa della comunità che lo ha eletto, così come chi fa il presidente del Consiglio deve preoccuparsi della comunità nazionale che lo ha eletto. Quindi possono esserci divergenze in questo senso, ma è giusto che ognuno svolga il suo ruolo. Se non ci saranno alternative a Piombino, e soprattutto se non si possono correggere alcuni aspetti – come la distanza dal porto – anche se limitatamente ad un periodo di 3 anni, bisognerà installare questa nave e farla funzionare nel più breve tempo possibile”.

D. State pensando di introdurre delle agevolazioni per i territori su cui incideranno questi impianti?

R. “Sì certo, è il minimo. Si tratta di indennizzi che è giusto che le comunità che ospitano delle infrastrutture strategiche abbiano. Questo però non riguarda solo il rigassificatore di Piombino, secondo noi deve valere per tutte le infrastrutture strategiche, siano esse energetiche, impianti di rifiuti, telecomunicazioni etc. Dove insiste un’infrastruttura strategica e c’è una comunità che in qualche modo ne subisce un danno, è giusto che venga indennizzata dal resto della comunità nazionale. Nel caso di chi ospita i rigassificatori, l’indennizzo può consistere nel non pagare l’elettricità”.

D. Qual è la vostra opinione sul nucleare di nuova generazione?

R. “Intanto bisogna capirsi su cosa si intende con ‘nucleare di nuova generazione’, se quello di terza o quarta generazione o il nucleare da fusione. Se è il nucleare di terza generazione è una tecnologia già vecchia; se intendiamo quello di quarta generazione, prima di una ventina di anni non sarà disponibile sul mercato energetico. Se invece parliamo del nucleare da fusione, quello sarebbe il massimo, perché si tratta probabilmente della regina delle fonti rinnovabili. Anche per quest’ultima tipologia di nucleare, però, serviranno anni.

Se c’è un’emergenza, il nucleare non è in grado di rispondere, anche perché ci sono dei referendum che lo impediscono. Il nucleare potrebbe servire per il futuro, ma al momento non sappiamo quantificare tra quanti anni potremo usufruirne.

Ci sono delle soluzione energetiche che secondo noi soddisfano la domanda energetica nel breve periodo, altre nel medio e altre ancora nel lungo, e il nucleare resta di sfondo. Bisogna insistere nella ricerca, ma non possiamo forzare la realtà”.

D. Qual è la posizione del partito sul prolungamento della vita delle centrali a carbone, come stanno facendo la Germania e altri Paesi europei?

R. “Nel breve periodo dobbiamo far fronte utilizzando qualunque tipo di energia, ma il carbone dovrebbe essere quella da abbandonare per prima, in un percorso di transizione energetica, perché è la fonte fossile più inquinante che esista”.

D. Capitolo rinnovabili, l’Italia è in ritardo: Fratelli d’Italia cosa propone per incentivarne l’utilizzo?

R. “Le rinnovabili sono delle energie molto validi. Intanto va fatto un lavoro sulle autorizzazioni necessarie all’installazione degli impianti, e lì noi scontiamo un ritardo. Vanno considerate strategiche, non possono essere paralizzate dai comitati di quartiere, da associazioni ambientaliste estremistiche o dalla giungla dei tribunali amministrativi. Serve meno burocrazia in generale. Poi bisogna puntare sull’innovazione tecnologia e sulla capacità di far coincidere la doverosa attenzione a non devastare il paesaggio con l’esigenza energetica che ha l’Italia.

Ad esempio i pannelli fotovoltaici possono essere messi sui tetti di molte strutture ma non a terra, poiché mangiano territorio e rovinano l’agricoltura. I pannelli flottanti invece può essere messa nei bacini idrici, dove non deturpa il paesaggio, e lo stesso vale per le pale eoliche, che possono essere posizionate a distanza dalla costa, non attaccate alla costa. Il geotermico o l’idroelettrico sono due fonti rinnovabili che l’Italia forse ha utilizzato per prima al mondo e hanno un potenziale enorme, ma purtroppo una certa ideologia massimalista fino ad oggi le ha frenate. Anche le biomasse sono una peculiarità energetica italiana, e all’Europarlamento la scorsa settimana abbiamo votato su una serie di risoluzioni che demonizzavano l’energia da biomassa, e questo è un problema”.

D. Tetto al prezzo del gas: nel caso in cui non ci si accordasse su un price cap europeo, voi che cosa proponete?

R. “Sul price cap nazionale c’è dibattito. Si dice – probabilmente a ragione – che l’Italia è troppo interconnessa per avere gli stessi benefici che hanno avuto ad esempio Spagna e Portogallo. Io su questo sospendo un po’ il giudizio. Probabilmente è così, ma Spagna e Portogallo forse hanno fatto la scelta più giusta, nelle loro condizioni.

Il disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’energia, invece, è una cosa da fare a livello europeo ma, ove non fosse possibile, può essere fatto sicuramente a livello nazionale”.

D. Sugli extraprofitti molte aziende energetiche hanno fatto ricorso: cosa ne pensa? Forse la norma andrebbe modificata?

R. “Evidentemente la normativa non è perfetta, anche perché rispetto alle prospettive di introito siamo molto sotto. Credo però che fosse necessaria una tassa sugli extraprofitti. Anche l’extragettito fiscale andrebbe utilizzato per calmierare le bollette che stanno devastando imprese e famiglie, perché l’inflazione che si è generata in questi mesi ha prodotto un’entrata talmente enorme per lo Stato italiano – basti pensare all’Iva – che il minimo che si possa fare è che questo extra introito venga spalmato su imprese e famiglie per aiutarle a sostenere i costi”.

D. In definitiva, cosa si dovrebbe fare per uscire da questa crisi energetica?

R. “Per noi la priorità è l’autonomia energetica. L’Italia ha delle caratteristiche tali che la rendono potenzialmente autonoma dal punto di vista energetico, mentre oggi sappiamo che il nostro Paese acquista oltre l’80% della sua energia dall’estero. L’Italia, attraverso le sue interconnessioni, potrebbe sfruttare la sua posizione al centro del Mediterraneo, così come il sole, il vento, la geotermia, i bacini idroelettrici e anche i giacimenti di gas naturale che sono ancora improduttivi o parzialmente produttivi.

L’Italia ha tutte le possibilità per diventare energeticamente autonoma, e questo vorrebbe dire avere una forza in termini economici ed ambientali straordinaria a cui purtroppo abbiamo abdicato perché nel corso degli anni passati la politica energetica italiana è stata fallimentare. Questo è un errore che non va ripetuto. La politica energetica dovrebbe essere ‘zona franca’ rispetto alle appartenenze politiche, non può succedere che ad ogni cambio di governo, cambi la politica energetica, perché è una cosa che richiede tempi lunghi per sviluppare utilità”.

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