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Programma Mangiaplastica: 1.620 istanze ammesse ma la Corte dei Conti segnala ritardi e risorse inutilizzate

La Corte sollecita inoltre l’adozione di meccanismi premianti per i cittadini, come buoni spesa o sconti TARI, per aumentare l’attrattività degli eco-compattatori, specialmente dove è già attivo un efficiente servizio “porta a porta”

L’Italia accelera sulla raccolta selettiva del PET, ma il percorso burocratico per trasformare le intenzioni in realtà operative si conferma tortuoso. Tra il 2021 e il 2024, il “Programma sperimentale Mangiaplastica” ha visto l’ammissione di ben 1.620 istanze presentate dai Comuni italiani per l’acquisto e l’installazione di eco-compattatori.

DIRETTIVA EUROPEA E FINANZIAMENTI: GLI OBIETTIVI AMBIZIOSI DEL “BOTTLE TO BOTTLE”

La misura, finanziata con un fondo complessivo di 41 milioni di euro istituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), punta a favorire il riciclo “bottle to bottle”, in linea con i dettami dell’economia circolare. Tuttavia, l’attuazione pratica evidenzia diverse ombre. È quanto rileva la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti nella Delibera n. 2/2026/G, che mette sotto la lente d’ingrandimento l’efficacia e la sostenibilità del fondo.

L’iniziativa nasce dall’esigenza di rispondere alla Direttiva Europea 2019/904 (SUP), che impone obiettivi ambiziosi: le bottiglie in PET dovranno contenere almeno il 25% di materiale riciclato entro il 2025 e il 30% dal 2030. Per centrare questi traguardi, il “Programma Mangiaplastica” ha stanziato contributi a fondo perduto per i Comuni — fino a 15.000 euro per macchinari a media capacità e 30.000 per quelli ad alta capacità — con l’obbligo di mantenerli attivi per almeno tre anni. Stando all’analisi dei magistrati contabili, il programma ha trovato un ottimo accoglimento, portando all’esaurimento dei fondi disponibili. Tuttavia, il supporto tecnico fornito da Invitalia Spa, pur fondamentale per la gestione dei bandi e l’istruttoria delle domande, ha reso difficile una determinazione analitica dei costi gestionali a causa di modalità di rendicontazione basate su categorie generali. L’indagine della Corte dei conti evidenzia come, nonostante la chiusura dell’ultimo sportello risalga al marzo 2024, lo stato di attuazione sia ancora parziale.

RITARDI E RISORSE INUTILIZZATE: LE CRITICITÀ SEGNALATE DALLA CORTE DEI CONTI

Al momento della relazione, solo il primo sportello (annualità 2021) risulta sostanzialmente definito, con un tasso di realizzazione del 77,5%. Si registra un elevato numero di rinunce e revoche che hanno liberato circa 2,8 milioni di euro, pari al 7% del valore totale del programma. Un rilievo critico mosso dalla magistratura riguarda proprio queste somme: le economie non sono state riallocate per finanziare altri progetti ammissibili rimasti esclusi per carenza di fondi, determinando una contrazione dell’efficacia complessiva della misura. I ritardi nell’erogazione dei saldi e la mancata previsione di termini decadenziali per la rendicontazione finale hanno ulteriormente dilatato i tempi, lasciando molte istanze in una fase di limbo amministrativo.

IL SUD ITALIA GUIDA LA RISPOSTA, MA MANCA UN MONITORAGGIO EFFICACE

Le zone del Paese che hanno risposto con maggiore vigore sono il Sud e le Isole, che rappresentano il 74,7% dei beneficiari del primo sportello. Si tratta di territori che, secondo i dati ISPRA, soffrono storicamente di un gap infrastrutturale nella raccolta differenziata. La Corte osserva che proprio in queste aree gli eco-compattatori possono fungere da volano incrementativo. Tuttavia, emerge una profonda difficoltà nel raccogliere dati certi sull’efficacia del sistema.

IL NODO DEI COSTI: INCERTEZZE SUI BENEFICI ECONOMICI PER I COMUNI

Solo il 38% dei Comuni tenuti all’adempimento ha compilato i questionari di monitoraggio per il 2024. Spesso i quantitativi di PET dichiarati sono stime indistinte rispetto ad altri imballaggi, rendendo complessa la valutazione del reale apporto al riciclo di alta qualità. Per ovviare a questo problema, il MASE sta valutando l’inserimento di una voce specifica nel MUD 2026 per distinguere la plastica raccolta tramite compattatori. Un altro punto di attenzione riguarda il bilancio economico per gli enti locali. Sebbene il Ministero stimi un beneficio medio di circa 2.100 euro annui derivante dalla vendita del PET raccolto, tale cifra è considerata una “mera stima” soggetta alla volatilità del mercato e alla concorrenza del PET vergine a basso costo. L’analisi tecnica avverte che questo guadagno potrebbe non bastare a coprire gli oneri di gestione e manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, o i costi derivanti da atti vandalici, già segnalati da diversi Comuni.

In termini di ammortamento, si stima che un macchinario di media capacità richieda 5 anni per ripagarsi, mentre per quelli ad alta capacità il tempo sale a 13,5 anni, suggerendo che molti enti abbiano sovrastimato le proprie necessità dimensionali.

LE RACCOMNDAZIONI: VERSO UNA MISURA STRUTTURALE PER IL RICICLO DEL PET

In conclusione, la magistratura contabile suggerisce una serie di correttivi per rendere strutturale quella che finora è stata una sperimentazione. È quanto emerge dalle raccomandazioni finali, che invitano il Governo a implementare una banca dati di monitoraggio più rigorosa e a coordinare meglio l’iniziativa con i sistemi gestiti dai consorzi di filiera come COREPLA e CORIPET, ora supportati anche dai fondi del PNRR per i “Progetti Faro”.

La Corte sollecita inoltre l’adozione di meccanismi premianti per i cittadini, come buoni spesa o sconti TARI, per aumentare l’attrattività degli eco-compattatori, specialmente dove è già attivo un efficiente servizio “porta a porta”. Infine, viene raccomandata l’accelerazione dei pagamenti e la definizione di procedure più snelle che consentano di utilizzare appieno le risorse residue, evitando che l’urgenza della transizione ecologica si scontri con l’inerzia della macchina amministrativa.

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