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Germania

Raffineria di Schwedt, il bivio di Berlino: tra la minaccia dei dazi russi e il futuro dei carburanti sintetici

Mentre si attende la decisione di Washington sulla sospensione delle misure restrittive, il gruppo polacco Unimot punta alle quote Shell e il sito scommette sull’e-cherosene per l’aviazione.

Il futuro energetico del nord-est della Germania passa per un nodo delicato. Mentre si avvicina la scadenza della sospensione delle misure restrittive statunitensi contro le società legate al settore petrolifero russo, il governo tedesco si muove per evitare ripercussioni sull’approvvigionamento regionale di carburanti. Come riporta il quotidiano Die Welt, al centro della questione c’è la raffineria PCK di Schwedt, impianto strategico per la distribuzione di benzina, diesel e altri prodotti petroliferi tra Berlino, Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania Anteriore e parte dell’Europa orientale, per il quale il governo di Friedrich Merz ha avviato contatti con Washington nel tentativo di scongiurare effetti destabilizzanti sul sistema energetico locale. Nel frattempo emerge un nuovo interesse per alcune quote della raffineria: in campo è sceso il gruppo polacco Unimot.

APPROVVIGIONAMENTO E DIPLOMAZIA ENERGETICA

La preoccupazione principale riguarda al momento la possibile riattivazione, dal 29 aprile, di provvedimenti che potrebbero limitare le attività economiche con le controllate tedesche del gruppo russo Rosneft, azionista di maggioranza della raffineria e attualmente sottoposto ad amministrazione fiduciaria statale. L’esecutivo federale ha assicurato di voler salvaguardare la continuità delle forniture e la stabilità operativa del sito, sottolineando di mantenere un dialogo costante con le autorità statunitensi competenti.

L’impianto rappresenta un perno logistico per il rifornimento di carburanti stradali, combustibili per il riscaldamento e cherosene per l’aviazione in un’area vasta che comprende anche parti della Polonia occidentale. Parallelamente, il governo ha avviato valutazioni su possibili scenari alternativi, pur riconoscendo che la perdita della capacità di raffinazione collegata a Rosneft non sarebbe compensabile nel breve periodo attraverso importazioni supplementari. Il timore di contraccolpi sulla disponibilità di prodotti raffinati è condiviso da esponenti parlamentari, che indicano possibili conseguenze significative per la sicurezza energetica nazionale.

SPUNTA L’INTERESSE DELLA POLONIA

Sul fronte societario, c’è nuovo movimento dalla confinante Polonia. Secondo indiscrezioni dell’emittente pubblica regionale tedesca rbb, il gruppo Unimot, operatore indipendente nel settore dei combustibili e dell’energia, è in trattative per rilevare le quote della raffineria detenute da Shell. L’emittente riporta le dichiarazioni della presidente del distretto dell’Uckermark (dove ha sede PCK), Karina Dörk, precisando che i colloqui con l’investitore sono ancora riservati e che sarà la società a fornire ulteriori dettagli. Unimot avrebbe inoltre confermato l’intenzione di aprire una sede a Schwedt.
L’eventuale ingresso del gruppo polacco, già attivo nell’importazione di diesel in Germania, rappresenterebbe un passo strategico per diversificare le forniture e ridurre la dipendenza dalle infrastrutture russe, consolidando al contempo la cooperazione energetica sull’asse Berlino-Varsavia.

L’assetto azionario della raffineria vede Shell al 37,5% ed Eni all’8,33%, mentre la quota di maggioranza del 54,17% fa capo a Rosneft attraverso le filiali Rosneft Deutschland (Rnd) e Rn Refining & Marketing. Tuttavia, dal settembre 2022, il governo tedesco ha posto queste partecipazioni sotto l’amministrazione fiduciaria del ministero dell’Economia.

TRANSIZIONE DELLA RAFFINERIA DOPO IL PETROLIO RUSSO

La struttura di Schwedt ha già attraversato una profonda trasformazione negli ultimi anni. In passato dipendente quasi esclusivamente dal greggio proveniente dalla Russia tramite l’oleodotto Druzhba, l’impianto ha dovuto diversificare le fonti a seguito della decisione tedesca di interrompere tali forniture dopo l’invasione dell’Ucraina. Nuovi flussi, tra cui quelli dal Kazakistan, hanno consentito la prosecuzione delle attività, mentre la quota del 54% detenuta da società tedesche legate alla compagnia statale russa veniva posta sotto controllo fiduciario governativo.

Le sanzioni statunitensi rimangono al momento sospese, grazie a un impegno temporaneo formalizzato attraverso una dichiarazione di garanzia, ma tale soluzione non è definitiva. La direzione della raffineria ha già segnalato “difficoltà operative derivanti dall’incertezza normativa e finanziaria”, chiedendo sostegno istituzionale e avvertendo che “le restrizioni incidono non solo sulla gestione corrente ma anche sulla pianificazione industriale a lungo termine”.

SANZIONI GLOBALI E “SCAPPATOIE” DEL BUNDESTAG

Le misure adottate da Washington, che in linea generale limitano le relazioni economiche con aziende del comparto energetico russo e le loro affiliate, possono coinvolgere non soltanto operatori statunitensi ma anche intermediari finanziari e partner internazionali. Analoghe restrizioni sono state introdotte dal Regno Unito, sebbene le autorità tedesche ritengano che non colpiscano direttamente le entità operative sul territorio federale.

Sul piano giuridico interno, il Bundestag ha modificato la normativa sul commercio estero per garantire una base alternativa alla gestione fiduciaria e per sfruttare margini di deroga previsti dalle regole europee sulle sanzioni, così da proteggere le società con sede nell’Unione.

UN FUTURO OLTRE I CARBURANTI TRADIZIONALI

Nel frattempo, la prospettiva industriale del sito guarda oltre i carburanti tradizionali: è in fase di sviluppo un investimento destinato alla produzione di combustibili sintetici per l’aviazione, sostenuto con finanziamenti pubblici significativi e considerato un progetto strategico per la transizione energetica. L’iniziativa, che punta a creare il maggiore impianto nazionale per l’e-cherosene, testimonia come la raffineria stia assumendo un ruolo sempre più rilevante nel collegare sicurezza degli approvvigionamenti, politiche climatiche e innovazione tecnologica nel settore dei trasporti aerei.

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