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Rapporto Utilities 2026,

Rapporto Utilities 2026: nel 2025 investimenti elevati e strategie selettive per reti e resilienza

Il comparto italiano registra ricavi in rialzo del 5% e utili per 6,4 miliardi, ma affronta la sfida di un debito in aumento. L’integrazione delle rinnovabili e la capacità di esecuzione dei piani diventano i nuovi fattori chiave di crescita.

L’industria delle utility in Italia entra in una nuova fase di maturità, caratterizzata da volumi di spesa imponenti ma guidata da un approccio decisamente più mirato rispetto al passato. Nel corso del 2025, il settore ha confermato il proprio ruolo di pilastro per la transizione energetica, puntando con decisione su reti, sicurezza e resilienza, pur dovendo operare in un perimetro di maggiore selettività strategica per bilanciare obiettivi climatici e vincoli finanziari. È la fotografia scattata dal Rapporto Utilities 2026, presentato oggi a Milano durante la CFO Utilities Conference organizzata da AGICI, in collaborazione con Accenture e Intesa Sanpaolo (Divisione IMI Corporate & Investment Banking). Lo studio analizza le traiettorie dei principali operatori Gas&Power nazionali, evidenziando come l’attuale scenario imponga un delicato equilibrio tra gli obiettivi di decarbonizzazione e la tenuta economico-finanziaria dei bilanci.

LE MULTIUTILITY PUNTANO SULLA CRESCITA ORGANICA E IL PNRR

Nel corso del 2025, le multiutility italiane hanno mobilitato investimenti per circa 5 miliardi di euro. Sebbene il dato complessivo segni una flessione del 14% rispetto all’anno precedente, tale scostamento è dovuto principalmente all’assenza delle operazioni straordinarie che avevano caratterizzato il 2024. Osservando invece esclusivamente la componente organica, emerge una crescita solida del 10%. Secondo quanto evidenziato dal rapporto, queste risorse sono state canalizzate verso lo sviluppo delle energie rinnovabili e l’ammodernamento delle infrastrutture idriche e ambientali, beneficiando dell’effetto volano garantito dai fondi del PNRR. Guardando all’orizzonte 2030, il cluster prevede di investire 25 miliardi di euro, destinando quasi un terzo delle risorse (32%) esclusivamente alle reti.

GRUPPI ENERGETICI TRA RETI E NUOVA CAPACITÀ RINNOVABILE

Per i grandi gruppi energetici, il 2025 si è chiuso con investimenti per 7,8 miliardi di euro, segnando un incremento del 16% su base annua. Stando ai dati presentati, la spesa risulta fortemente concentrata tra pochi grandi player, che da soli hanno impegnato 6,3 miliardi di euro. La priorità assoluta rimane il potenziamento delle reti (67%), seguito dallo sviluppo delle fonti pulite (18%), che ha permesso di installare 2,3 GW di nuova capacità FER rispetto al 2024. Parallelamente, le strategie industriali stanno premiando i sistemi di accumulo e le soluzioni per la flessibilità del sistema. Per il periodo 2026-2028, i piani prevedono impegni per 25,1 miliardi di euro, con una proiezione che sfiora i 29 miliardi entro il 2030.

IL DINAMISMO DEGLI OPERATORI DI RETE INDIPENDENTI

Il segmento degli operatori di rete si conferma come il vero motore trainante degli investimenti nel comparto. È quanto emerge dalle stime per il 2025, che indicano una spesa di 7,9 miliardi di euro, con un balzo del 21% rispetto all’anno precedente. Tale dinamismo è stato alimentato non solo dal rafforzamento delle infrastrutture fisiche esistenti, ma anche da una vivace attività di fusioni e acquisizioni (M&A) che ha esteso i confini operativi di diversi player. La pianificazione a lungo termine è altrettanto ambiziosa: gli impegni programmati arrivano a 37 miliardi di euro se si estende l’orizzonte fino al 2031.

IL CONFRONTO CON IL MERCATO DELLE UTILITY IN EUROPA

Spostando lo sguardo oltre i confini nazionali, la fotografia scattata dal rapporto mostra investimenti europei sostanzialmente stabili. Per i principali gruppi integrati del Continente, la spesa stimata per il 2025 è di 94,9 miliardi di euro (+0,5%). Tuttavia, le proiezioni per il quinquennio 2026-2030 indicano una massa critica di quasi 189 miliardi di euro. Anche a livello europeo la gerarchia delle priorità è chiara: le reti assorbono il 61% dei capitali, seguite dalle rinnovabili (21%) e dalla generazione convenzionale (14%), a conferma di come l’infrastruttura di trasporto e distribuzione sia considerata il vero collo di bottiglia della transizione globale.

PERFORMANCE FINANZIARIE E SFIDA DEL DEBITO PER IL SETTORE

Sul fronte dei numeri, l’analisi curata dalla Divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo delinea un quadro di crescita per il campione italiano, con ricavi attesi a 74,7 miliardi di euro nel 2025 (+5%). Sebbene l’EBITDA sia stimato in crescita a 17,9 miliardi e l’utile netto a 6,4 miliardi, si registra una leggera contrazione della marginalità media. Il dato più rilevante sotto il profilo patrimoniale riguarda l’indebitamento finanziario, previsto in aumento del 15,4% fino a 66 miliardi di euro. Al contrario, in Europa si prevede una lieve flessione dei ricavi aggregati a 594,5 miliardi di euro, con utili netti che dovrebbero mantenersi stabili intorno ai 48,7 miliardi.

IL PUNTO DI VISTA DEI PROTAGONISTI: ESECUZIONE E CHIAREZZA NORMATIVA

Secondo Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI, il settore si muove oggi con scelte più legate alle specificità operative: “Il Rapporto Utilities 2026 restituisce l’immagine di un settore che, nell’anno appena concluso, si è mosso in modo meno uniforme e più selettivo. Questo potrebbe tradursi, nel corso del 2026, in una sempre crescente centralità della capacità di esecuzione: l’elemento discriminante potrebbe legarsi, dunque, non tanto alla quantità di investimenti annunciati, quanto alla loro effettiva realizzazione e messa a terra. In questo scenario, stabilità e chiarezza del quadro regolatorio saranno fattori determinanti”.

Anche Andrea Mayr, di Intesa Sanpaolo, ha evidenziato come le infrastrutture siano ormai abilitanti per trend tecnologici come l’intelligenza artificiale, sottolineando che “le operazioni M&A del 2025 confermano il dinamismo e la vivacità del mondo delle utility e mirano a consolidare piattaforme efficienti per una rapida espansione delle rinnovabili. In questo contesto, Intesa Sanpaolo è da sempre impegnata nel supportare gli operatori nei loro percorsi di investimento”. Infine, Riccardo Volpati di Accenture ha posto l’accento sulla gestione finanziaria: “La sfida per i CFO non è solo sostenere livelli di investimento elevati, ma investire meglio, selezionando le priorità e preservando nel tempo l’equilibrio economico-finanziario in un quadro che richiede disciplina e flessibilità”.

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