Il presidente Busìa denuncia l’esplosione degli affidamenti diretti arrivati al 95% del totale e chiede acquisti energetici aggregati europei, mentre le procedure analogiche crollano al minimo storico.
Tutele ambientali più forti e stringenti per il Pnrr e acquisti energetici europei aggregati, a fronte di un mercato dei contratti pubblici che ha raggiunto i 309,7 miliardi di euro, ma che mostra ancora gravi criticità sulla trasparenza e sull’inclusione sociale. È il messaggio lanciato dal presidente dell’Anac Giuseppe Busìa ha presentato la Relazione annuale al Parlamento sull’attività svolta dall’Autorità Nazionale Anticorruzione nel 2025
PNRR E AMBIENTE AL CENTRO DELLA TRANSIZIONE MA MANCANO LE TUTELE SOCIALI
Sul fronte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’Anac evidenzia come l’ingente afflusso di risorse richieda tutele stringenti visto il rischio di attirare appetiti illeciti. Nel 2025, i fondi PNRR hanno finanziato appalti per 20,8 miliardi di euro su un mercato globale di 309,7 miliardi.
Tuttavia, Busìa ha lanciato l’allarme sull’inclusione sociale: meno dell’8% delle procedure PNRR sopra i 40.000 euro (appena 7.000 su 96.000) ha previsto clausole volte a incentivare la parità di genere e l’assunzione di giovani.
Sul versante ambientale, il presidente ha ricordato che tutelare l’ambiente significa proteggere le generazioni future. L’Autorità collabora strettamente con il Ministero dell’Ambiente per definire e far rispettare i Criteri Ambientali Minimi (CAM). L’obiettivo è spingere le stazioni appaltanti ad assegnare punteggi realmente significativi nei bandi a chi investe e innova nel settore, ponendo così le basi per una futura competitività.
L’URGENZA DI ACQUISTI ENERGETICI AGGREGATI PER TUTELARE GLI STATI MEMBRI
Passando alle nuove Direttive europee in materia di contratti pubblici, il presidente dell’Anac ha posto l’accento sulla dimensione geopolitica dell’energia e della sostenibilità. Busìa ha affermato senza mezzi termini che “urge incentivare gli acquisti di prodotti europei (Buy Europe).
Bisognerà operare in modo da non comprimere, ma potenziare la forza negoziale dell’Unione, gli acquisti aggregati a livello europeo, a partire da quelli energetici, quanto mai essenziali in questo difficile frangente internazionale. Ciò, al fine di rafforzare il potere negoziale degli Stati, altrimenti troppo deboli di fronte agli interessi di alcune potenze extraeuropee”.
MERCATO IN CRESCITA MA ESPLODONO GLI AFFIDAMENTI DIRETTI SENZA GARA
Nel 2025 il valore totale degli appalti pubblici è stato di 309,7 miliardi di euro (287.421 procedure), in crescita del 13,9% rispetto al 2024 per importo e del +7,6% per numero di procedure. I settori in forte espansione sono le forniture (+25,2%) e i servizi (+15,9%), mentre arretrano i lavori (-10,6%).
Le forniture più acquistate riguardano i prodotti farmaceutici, in aumento del 65,4%, e le apparecchiature mediche (+10,1% rispetto al 2024). Sul fronte delle procedure, Busìa ha denunciato l’esplosione degli affidamenti diretti per servizi e forniture (comprese le consulenze), che hanno ormai interessato quasi il 95% delle acquisizioni totali.
Si nota un anomalo addensamento proprio a ridosso delle soglie di legge, tra i 135.000 e i 140.000 euro, con un passaggio dai 1.549 affidamenti del 2021 ai 13.879 del 2025. Per le imprese che partecipano agli appalti, inoltre, manca ancora l’obbligo di dichiarare il titolare effettivo.
CANTIERI DIGITALI E TUTELE CONTRO I RISCHI DEI SUBAPPALTI A CASCATA
La sicurezza sul lavoro e la regolarità dei cantieri rimangono temi caldi, visti gli oltre mille morti registrati nel 2025. Busìa ha dichiarato che “negli appalti pubblici – anche più che altrove – servono tutele stringenti: controlli rafforzati, responsabilità di filiera, cantieri digitali, tracciabilità dei flussi di manodopera, formazione obbligatoria. I rischi maggiori si annidano nei subappalti, soprattutto quando si moltiplicano a cascata, erodendo trasparenza e responsabilità”.
Al contempo, la digitalizzazione ha compiuto passi da gigante: “In appena due anni, l’Italia ha compiuto un salto che sembrava impossibile. Le procedure analogiche sono crollate dal 21% all’1%, le stazioni appaltanti che le hanno usate almeno una volta l’anno dal 45% all’1%, mentre con il nostro Fascicolo virtuale dell’operatore economico (Fvoe) sono stati verificati circa 175.000 operatori nel 2025, con oltre 4 milioni di certificazioni rilasciate”.
LA LOTTA ALLA CORRUZIONE E LA RIQUALIFICAZIONE DELLE STAZIONI APPALTANTI
Per quanto riguarda il contrasto alla criminalità e all’illegalità, l’Anac segnala che la distrazione dei fondi dell’Unione europea è cresciuta del 35% lo scorso anno. Sui temi di conflitto di interessi, inconferibilità e pantouflage, Busìa ha evidenziato “i vuoti di tutela lasciati dall’abrogazione del reato di abuso d’ufficio ed il parallelo ridimensionamento del traffico di influenze illecite. Per compensare l’arretramento del diritto penale, si sarebbero dovute rafforzare almeno le garanzie amministrative. Purtroppo, è avvenuto il contrario”. L’Autorità auspica che “il recepimento della Direttiva europea anticorruzione sia l’occasione per ripensare almeno alcune delle scelte normative effettuate”.
Permane inoltre l’assenza di una disciplina organica sulle lobby. Infine, sul fronte organizzativo, le stazioni appaltanti qualificate sono passate in due anni da oltre 20.000 a circa 4.000. Busìa ha spiegato che l’obiettivo non è solo ridurne il numero, ma renderle più forti ed efficienti e capaci di offrire servizi migliori anche ai soggetti meno strutturati, monitorando attivamente il rispetto del termine di 160 giorni per la conclusione delle procedure.
Il mercato dei contratti pubblici nel 2025
Anac – Presentazione della Relazione annuale 2026 su attività 2025


