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Reti elettriche sature, record auto cinesi e Meta sceglie il nucleare per alimentare la sua nuova AI. I fatti della settimana

I gestori delle reti europee chiedono regole contro la speculazione negli allacciamenti, mentre l’industria auto cinese invade i mercati esteri per sopravvivere alla crisi interna. Nel frattempo, Meta scommette massicciamente sul nucleare USA per alimentare l’insaziabile fame energetica dei nuovi data center per l’intelligenza artificiale. I fatti della settimana di Marco Orioles.

L’ingolfamento delle reti elettriche europee mette a rischio la transizione energetica a causa di migliaia di progetti speculativi che bloccano le connessioni. Bruxelles stima investimenti per 1.200 miliardi entro il 2040 per ammodernare l’infrastruttura ed evitare sprechi miliardari di energia pulita. Contemporaneamente, i produttori cinesi di auto prevedono di esportare oltre 7 milioni di veicoli nel 2026, usando i mercati globali come valvola di sfogo. Messico, Europa e Medio Oriente diventano i nuovi campi di battaglia commerciali dove big come BYD espandono la produzione per aggirare i dazi. Negli Stati Uniti, la Big Tech corre ai ripari: Meta ha concluso accordi per 6,6 gigawatt di potenza nucleare con TerraPower e Vistra. L’obiettivo è alimentare il cluster “Prometheus” in Ohio, garantendo stabilità alla rete ed evitando un’impennata delle bollette per i cittadini.
Queste intese sosterranno la costruzione di nuovi reattori avanzati Natrium e il rinnovo delle licenze per le centrali atomiche esistenti. In tutto il mondo, la sicurezza energetica e la velocità di connessione diventano i nuovi parametri fondamentali della competitività industriale. Il passaggio al modello “primo che è pronto, primo che va avanti” promette di sbloccare i cantieri energetici più concreti globalmente. La sfida tecnologica si sposta ora sulla capacità di scalare batterie, software e produzione elettrica costante per l’onda dell’intelligenza artificiale.

CODE DI CONNESSIONE ALLA RETE: TROPPI PROGETTI SPECULATIVI BLOCCANO L’ENERGIA PULITA

Il numero uno di Elia Group, uno dei colossi delle reti elettriche in Europa, mette in guardia: troppi progetti buttati lì per speculare stanno ingolfando le code per collegarsi alla rete, tenendo fermi quelli seri e facendo perdere anni su anni. Lo dice al Financial Times Bernard Gustin, ceo della società che gestisce la rete belga e una fetta di quella tedesca, secondo il quale occorre un cambio di paradigma: basta con il “primo che arriva, primo che si collega”. Serve passare a “primo che è pronto, primo che va avanti”. Così si dà priorità a chi ha già tutto in tasca – permessi, soldi, progetti definiti – invece di favorire chi ha solo cliccato “invia” per primo. In Belgio, racconta, i progetti di batterie sono già dieci volte quelli che serviranno fino al 2030. Con il nuovo criterio resterebbero in pista solo i più concreti. Il caos è diffuso in tutta Europa, sottolinea il ceo al Ft. La rete è sotto assedio: esplodono le richieste da eolico, solare, batterie, data center, industrie. In Olanda si aspetta anche oltre sette anni, in Slovacchia metà della capacità prenotata resta vuota, in Germania le domande per lo storage sono il doppio di quanto previsto nei piani ufficiali. Le rinnovabili corrono, l’infrastruttura arranca. Bruxelles calcola 1.200 miliardi da investire entro il 2040 solo per le reti. Dopo anni di cantieri fermi, ora tutti tirano fuori piani mastodontici, ma raccoglierne i fondi è un’impresa. La congestione pesa sul portafoglio di tutti: nel 2022 ha bruciato 5,2 miliardi, e si rischia di schizzare a 26 miliardi entro il 2030. L’energia pulita ed economica resta bloccata, si butta via e si ripiega su fonti più care. A dicembre la Commissione ha dato regole chiare per dare precedenza alle connessioni e ha promesso un coordinamento più forte dall’alto, per accelerare e spalmare meglio i costi tra i Paesi. “Perdiamo miliardi ogni anno tra colli di bottiglia e sprechi”, avverte il commissario Dan Jørgensen. Elia calcola che i primi 100 GW di batterie in Europa taglierebbero del 13% lo spreco di rinnovabili. L’azienda ha in programma 31,6 miliardi, di cui un terzo in Belgio e due terzi in Germania, fino al 2028 per rimettere a nuovo le reti, più altri 10 miliardi stimati per reggere l’onda di batterie, data center e nuovi impianti. Gustin, che in passato ha raccolto 2,2 miliardi per Brussels Airlines con BlackRock e fondi pensione, sa che i permessi – fino a otto anni in Belgio – fanno scappare gli investitori: costi che volano, inflazione, regole cambiate e progetti che muoiono sul nascere. La nuova normativa europea vuole accorciare i tempi e mettere i progetti energetici in pole position.

 

CINA, BOOM EXPORT AUTO: +25% NEL 2026 PER COMPENSARE IL CROLLO INTERNO

I costruttori cinesi di auto stanno spingendo l’acceleratore sulle esportazioni per compensare il crollo delle vendite interne di benzina e il rallentamento degli EV. Lo riporta il Financial Times, che cita stime di analisti e associazioni di settore secondo cui quest’anno le esportazioni totali schizzeranno fino a un record di oltre 7 milioni di veicoli, con un balzo del 20-25% rispetto al 2024. Dati CAAM e UBS aggiornati a fine 2025 mostrano già 6,3 milioni nei primi 11 mesi, con proiezioni oltre i 7 milioni. Volkswagen, Hyundai e i big locali stanno riconvertendo fabbriche verso mercati esteri più redditizi. Gli analisti UBS prevedono +4% per le auto a combustione interna (fino a 3,4 milioni) e un boom del +50% per gli elettrici (3,7 milioni). Entro il 2030, le esportazioni potrebbero raddoppiare a 9,4 milioni. Per Chris Liu di Omdia, l’estero è diventato la “valvola di sfogo” per l’eccesso di produzione: invece di chiudere impianti, si esporta per assorbire la capacità inutilizzata in patria. Il mercato domestico è sotto pressione: Pechino sta tagliando sussidi e sgravi fiscali per gli EV, con oltre 100 aziende che lottano su margini risicati, sconti aggressivi sotto torchio normativo e 119 nuovi modelli lanciati nel 2025, pari a uno ogni tre giorni. Le vendite di auto a benzina sono precipitate da un picco di 23,9 milioni nel 2017 a circa 14,5 milioni nel 2025, e UBS vede un calo sotto i 5 milioni entro il 2030. Per chi non ha un’offerta EV competitiva, è una minaccia esistenziale. I mercati top? Messico, Medio Oriente, Russia e parti d’Europa. I cinesi stanno aprendo fabbriche e reti vendita ovunque per aggirare dazi crescenti tranne che negli Usa, dove sono blindati da tariffe e controlli di sicurezza. Sette grandi gruppi – BYD, Great Wall, Chery, SAIC, Changan, GAC e Geely – hanno già 31 impianti all’estero. BYD è il più aggressivo: punta a raddoppiare i negozi in Europa da circa 1.000 a 2.000 entro fine 2026. Le vendite estere, inclusi veicoli prodotti localmente, valgono circa il 20% dei ricavi del settore e quasi la metà degli utili, secondo UBS. In Cina il futuro resta difficile: economia in rallentamento, concorrenza feroce e margini sottili. Bill Russo, ex Chrysler e fondatore di Automobility, la mette così: la vera sfida è chi riuscirà a scalare tecnologie chiave – batterie migliori, elettronica, software – rendendole accessibili e differenzianti per il consumatore.

 

META SCOMMETTE SUL NUCLEARE: ACCORDI DA 6,6 GW PER I DATA CENTER AI

Meta ha appena chiuso tre maxi-accordi per alimentare i suoi data center di intelligenza artificiale. In pratica, si è garantita energia pulita sufficiente per far funzionare l’equivalente di circa 5 milioni di case. Lo riferisce l’Associated Press, che spiega come venerdì scorso la società di Zuckerberg ha annunciato le intese con TerraPower, Oklo e Vistra per dare corrente a Prometheus, il colosso da 1 gigawatt che è attualmente in costruzione a New Albany, in Ohio. Il complesso era stato già presentato a luglio: si tratta di un mega-cluster sparso su più edifici, che dovrebbe accendersi già entro fine anno. I dettagli economici sono top secret. Però Meta ha fatto i conti: questi tre accordi porteranno in rete fino a 6,6 gigawatt di energia pulita nuova o già esistente entro il 2035. “Sono progetti che aggiungono potenza stabile alla rete, danno una mano alla filiera nucleare americana e creano posti di lavoro per costruire e gestire centrali made in USA”, spiegano dall’azienda. Con TerraPower vengono finanziati due nuovi reattori Natrium da 690 megawatt complessivi, che potrebbero partire già dal 2032. In più Meta si è riservata l’energia di altri sei reattori simili, per un totale di 2,1 gigawatt entro il 2035. Poi c’è l’accordo con Vistra: saranno acquistati più di 2,1 gigawatt da due centrali nucleari già in funzione in Ohio. Vistra sottolinea che la corrente continuerà a fluire sulla rete del medio Atlantico per tutti i clienti normali, ma questi contratti danno la sicurezza necessaria per chiedere il rinnovo delle licenze federali per altri vent’anni. Le grandi tech sono sotto pressione proprio in quella zona, che corrisponde agli Stati di Ohio e Pennsylvania, dove la rete elettrica è al limite e servono nuove fonti per coprire i consumi folli dei data center .Jesse Jenkins, professore di sistemi energetici a Princeton, spiega all’AP che se sarà acceso Prometheus senza una fonte dedicata nuova, le bollette elettriche schizzeranno per tutti nella regione. E in effetti i consumatori del medio Atlantico stanno già pagando di più proprio per reggere il peso dei data center vecchi e nuovi.

 

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