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Rigassificatore di Piombino verso la proroga: “Trenta mesi il tempo tecnico minimo per la ricollocazione”

L’amministratore delegato Scornajenchi ha annunciato l’istanza di proroga dopo lo stop alla ricollocazione a Vado Ligure. “Gas e Gnl pilastri per l’indipendenza e i costi energetici dell’Italia”

La nave rigassificatrice Italis LNG è destinata a rimanere nel porto di Piombino per almeno altri trenta mesi oltre la scadenza prevista. Lo ha detto Agostino Scornajenchi, amministratore delegato di Snam, a margine dell’Annual Meeting di Baker Hughes in corso a Firenze. Il vertice della società ha confermato la presentazione di una richiesta di proroga minima di due anni e mezzo, definendo tale arco temporale come il “tempo minimo necessario per l’eventuale spostamento di una nave in una diversa location”.

LE RAGIONI TECNICHE DELLA PERMANENZA IN TOSCANA

La decisione di Snam di procedere con la richiesta di proroga è maturata all’inizio del 2026, dopo che il mancato via libera della Regione Liguria al trasferimento dell’impianto a Vado Ligure aveva di fatto azzerato le alternative per la ricollocazione immediata della Italis LNG. La richiesta formale è stata inoltrata già nel mese di dicembre 2025, per rispettare l’obbligo di legge che impone di notificare al Ministero competente le proprie intenzioni almeno sei mesi prima della scadenza delle autorizzazioni attuali, fissata per giugno 2026. Secondo Scornajenchi, l’estensione del mandato è l’unico percorso percorribile per garantire la continuità operativa di un’infrastruttura che, nel solo 2025, ha registrato un tasso di utilizzo del 100%.

LA REPLICA DEL COMMISSARIO GIANI

Malgrado l’istanza di Snam si scontri con la posizione di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana e commissario per l’opera, contrario a qualsiasi prolungamento, i dati del successo dell’impianto di questi anni sono innegabili: il terminal di Piombino copre circa l’8% della domanda nazionale di gas, avendo accolto 43 carichi dei 221 totali arrivati in Italia nell’ultimo anno.

I NUMERI DEL GNL E LA COMPETITIVITÀ DEL SISTEMA ITALIA

L’importanza del gas naturale liquefatto per l’Italia è cresciuta esponenzialmente: nell’ultimo anno il Gnl ha coperto il 32% della domanda complessiva di gas, contro il 19% del 2022. Una crescita necessaria perché, come osservato dall’amministratore delegato di Snam, in Italia “abbiamo un costo dell’energia che non è competitivo rispetto agli altri Paesi”. Scornajenchi ha sottolineato che il ruolo della società è garantire che l’energia arrivi ai cittadini nel modo più sicuro ed efficiente possibile, riducendo i costi attraverso una gestione industriale di alto livello. È quanto emerge da un’analisi della produzione interna, definita “molto limitata” e affidata prevalentemente all’idroelettrico e a una piccola parte di rinnovabili, fattore che rende l’Italia un “paese strutturalmente consumatore” obbligato a diversificare i propri fornitori.

LA REALTÀ DELLE FONTI FOSSILI E L’IMPATTO DEI DATA CENTER

L’amministratore delegato ha poi allargato lo sguardo al panorama globale, ricordando che “l’80% dell’energia del mondo è fatta con il fossile, e lo stesso vale per l’Italia”. Esistono settori industriali dove la decarbonizzazione immediata è ostacolata da necessità tecnologiche insuperabili, rendendo il gas un vettore di transizione indispensabile. A questo si aggiunge la pressione generata dall’innovazione digitale: “Si parla molto di data center, ma si parla meno dell’impatto che avranno sui consumi e del tipo di domanda energetica che richiederanno”, ha ammonito Scornajenchi. Il mix energetico italiano dovrà quindi necessariamente integrare diversi vettori per far fronte a una domanda crescente alimentata dai nuovi dispositivi tecnologici.

IL RISCHIO NUCLEARE EUROPEO E L’INDIPENDENZA ENERGETICA

Infine, l’attenzione si è spostata sulla sicurezza del sistema europeo. Secondo il CEO di Snam, l’attuale assetto continentale manca di affidabilità, come evidenziato dalle recenti instabilità in Spagna e nel centro Europa. Un punto critico è rappresentato dalla dipendenza dalle importazioni dalla Francia: “Noi non potremo continuare a fare conto su importanti volumi di nucleare francese, sapendo che quella grande eredità industriale comincia ad avere i suoi anni e non sarà disponibile in eterno”. La crisi ucraina ha insegnato che l’energia è un fattore di garanzia per le libertà democratiche: per Scornajenchi, “chi non ce l’ha deve fare i conti con chi ce l’ha”, e l’unica via per l’Italia per non dipendere da un solo lato dello scacchiere geopolitico è integrare e combinare diverse fonti, dove il Gnl resterà una necessità strutturale per molti anni a venire.

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