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Rinnovabili, petrolio, gas e carbone: ecco come vanno gli investimenti mondiali

transizione energetica

Il rapporto dell’Aie e quello del Fondo Monetario internazionale dipingono una realtà in cui sicurezza e sostenibilità diventano sempre più complicate

Gli investimenti energetici globali si sono stabilizzati al di sopra di 1,8 trilioni di dollari nel 2018 ma secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) le preoccupazioni in materia di sicurezza e sostenibilità sono in crescita. Al tempo stesso, secondo un nuovo rapporto del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), il mondo ha speso 4,7 e 5,2 trilioni di dollari rispettivamente nel 2015 e nel 2017, per sovvenzionare i combustibili fossili, quasi il 6,5% del pil globale.

IL RAPPORTO AIE: SI ALLARGA DIVARIO TRA TENDENZE ATTUALI E SVILUPPO SOSTENIBILE

Gli investimenti energetici globali si sono stabilizzati nel 2018, ponendo fine a tre anni consecutivi di declino: se da un lato la spesa in conto capitale per forniture di petrolio, gas e carbone è rimbalzata, gli investimenti si sono invece fermati per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili, secondo l’ultimo report annuale dell’Aie, il World Energy Investment 2019 che segnala, comunque, una crescente discrepanza tra le tendenze attuali e i percorsi per raggiungere l’accordo di Parigi e altri obiettivi di sviluppo sostenibile.

IL SETTORE ENERGETICO HA ATTIRATO PIÙ INVESTIMENTI NELL’INDUSTRIA PETROLIFERA E DEL GAS

Come detto, nel 2018 gli investimenti energetici globali hanno superato 1,8 trilioni di dollari, un livello simile a quello del 2017. Per il terzo anno consecutivo, il settore energetico ha attirato più investimenti nell’industria petrolifera e del gas. Il maggiore incremento è stato registrato negli Stati Uniti, dove è stato favorito dall’aumento della spesa per l’approvvigionamento upstream, in particolare shale, ma anche dalle reti elettriche. L’aumento ha ridotto il divario tra Stati Uniti e Cina, che rimane comunque la più grande destinazione di investimenti al mondo.

NUOVI PROGETTI INFERIORI ALLA RICHIESTA GLOBALE

Tuttavia, anche se gli investimenti si sono stabilizzati, il via libera a nuovi progetti convenzionali nel settore oil&gas sono state inferiori a quanto sarebbe stato necessario per soddisfare la continua e robusta crescita della domanda globale di energia. Allo stesso tempo, vi sono pochi segnali di una sostanziale riallocazione del capitale verso l’efficienza energetica e fonti di approvvigionamento più pulite, necessaria per allineare gli investimenti all’accordo di Parigi e ad altri obiettivi di sviluppo sostenibile.

BIROL: IL MONDO NON STA INVESTENDO NÉ PER MANTENERE GLI ATTUALI MODELLI DI CONSUMO NÉ PER CAMBIARE ROTTA

“Gli investimenti energetici si trovano di fronte a incertezze senza precedenti, con cambiamenti nei mercati, nelle politiche e nelle tecnologie – ha affermato il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol -. Ma il punto fondamentale è che il mondo non sta investendo abbastanza in elementi tradizionali dell’offerta per mantenere gli attuali modelli di consumo, né sta investendo abbastanza in tecnologie energetiche pulite per cambiare rotta. Da qualunque angolazione si guardi, stiamo immagazzinando rischi per il futuro”.

INVESTIMENTI SI SPOSTANO VERSO ASSET A CICLO PIÙ BREVE

Il pianeta sta, insomma, assistendo secondo Aie, a uno spostamento degli investimenti verso progetti di approvvigionamento energetico che hanno tempi di realizzazione più brevi. Nella produzione di energia elettrica e nel settore petrolifero e del gas upstream, l’industria sta portando la capacità di commercializzazione ad oltre il 20% più rapidamente rispetto all’inizio del decennio. Ciò riflette il modo in cui l’industria e gli investitori cercano di gestire al meglio i rischi in un sistema energetico in evoluzione, ma anche una migliore gestione dei progetti a costi inferiori per le attività a ciclo più breve come il fotovoltaico, l’eolico onshore e lo shale americano.

CENTRALI A CARBONE SOSTENUTE DAI PAESI ASIATICI IN VIA DI SVILUPPO carbonio

Anche se le decisioni di investire in centrali elettriche a carbone sono scese al livello più basso di questo secolo e i decommissioning sono aumentati, la flotta mondiale di centrali a carbone ha continuato ad espandersi, in particolare nei paesi asiatici in via di sviluppo. I continui investimenti in impianti di questo tipo, che hanno un lungo ciclo di vita, sembrano essere finalizzati a colmare il crescente divario tra l’aumento della domanda di energia elettrica e l’appiattimento della produzione prevista dagli investimenti a basse emissioni di carbonio (energie rinnovabili e nucleare). Senza l’utilizzo di tecnologia di cattura del carbonio o incentivi per i decommissioning anticipati, l’energia prodotta dal carbone con l’immissione di elevate emissioni di CO2 rimarrà parte del sistema energetico globale per molti anni a venire. Allo stesso tempo, per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, gli investimenti in efficienza energetica dovrebbero invece accelerare e la spesa per le rinnovabili raddoppiare entro il 2030.

INDIA CON IL “SALTO” IN AVANTI PIÙ GRANDE NEGLI INVESTIMENTI ENERGETICI NEL 2018

Tra i principali paesi e regioni, l’India ha avuto il secondo più grande salto in investimenti energetici nel 2018 dopo gli Stati Uniti. Tuttavia, le regioni più povere del mondo, come l’Africa subsahariana, sono esposte a persistenti rischi di finanziamento. Nel 2018 hanno ricevuto solo il 15% circa degli investimenti, anche se rappresentano il 40% della popolazione mondiale. Per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile è necessario un flusso di capitali molto più consistente verso i paesi meno sviluppati. La relazione dell’Aie ha inoltre rilevato che la spesa pubblica per la ricerca, lo sviluppo in campo energetico (RSD&D) è di gran lunga inferiore a quanto necessario.

CINA IL PAESE CON LE MAGGIORI SOVVENZIONI ENERGETICHE AL MONDO

Per quanto riguarda gli incentivi alle fonti energetiche, la Cina è stata “di gran lunga il maggior finanziatore” nel 2015 con 1.4 trilioni di dollari, ha evidenziato il Fmi nel suo rapporto “Global Fossil Fuel Subsidies Remain Large: An Update Based on Country-Level Estimates”. Gli Stati Uniti si sono piazzati secondi, invece, con 649 miliardi di dollari. In altre parole, gli Usa hanno speso di più per sovvenzionare i combustibili fossili nel 2015 di quanto non abbiano fatto per il bilancio del Pentagono (599 miliardi di dollari). La Russia ha speso 551 miliardi di dollari, l’Ue 289 e l’India 209. I mercati emergenti in Asia rappresentano, infine, il 40 per cento del totale, mentre il mondo industrializzato rappresenta nel complesso il 27 per cento.

energia elettricaIL CARBONE IL PIÙ INCENTIVATO, IL GAS E L’ELETTRICITÀ I MENO SOVVENZIONATI

Per quanto riguarda i combustibili, il carbone è quello che riceve la maggior parte degli incentivi che rappresentano il 44 per cento del totale globale. Il petrolio è al 41 per cento, mentre il gas naturale e la produzione di elettricità hanno ricevuto rispettivamente il 10 e il 4 per cento. Secondo il Fondo monetario internazionale c’è una lunga lista di ragioni per cui ridurre i sussidi ai combustibili fossili non solo è una buona idea, ma è necessario. “La crisi climatica sta peggiorando. L’inquinamento atmosferico locale ha un impatto negativo sulla salute umana e, in alcuni casi, a livelli molto estremi” senza scordare la possibilità di “impiegare le risorse in altre attività”. Il Fmi stima addirittura che se i prezzi dei carburanti fossero stati fissati a un livello “di piena efficienza” nel 2015, le emissioni globali di CO2 sarebbero state inferiori del 28 per cento, le morti per inquinamento atmosferico sarebbero state inferiori del 46 per cento e il gettito fiscale sarebbe stato superiore del 3,8 per cento a livello di pil globale.

FMI AI GOVERNI: RIDURRE LE SOVVENZIONI ANCHE SE DIFFICILE

Il Fmi ha invitato i governi di tutto il mondo a ridurre le sovvenzioni ai combustibili fossili, anche se ha anche ammesso che eliminare il sostegno dei prezzi è incredibilmente difficile e, quindi, probabilmente continuerà.