Scenari

Russia, la strategia di Putin per proteggere l’export petrolifero

Gnl

La Russia già dispone di strumenti – come un corposo fondo sovrano – per tutelare il proprio bilancio quando il valore del greggio scende al di sotto del breakeven

Il presidente russo Vladimir Putin sta valutando una strategia di hedging per proteggere i profitti delle esportazioni petrolifere della Russia in caso di nuovi crolli dei prezzi sul mercato.

Del piano, svelato a Bloomberg da diversi funzionari del governo russo rimasti anonimi, non si sa molto. Sembrerebbe però destinato ad essere scartato, vista l’opposizione dell’influente ministero delle Finanze.

GLI STRUMENTI GIÀ ATTIVI

La Russia già dispone di strumenti – come un corposo fondo sovrano – per tutelare il proprio bilancio quando il valore del greggio scende al di sotto del breakeven, ossia il prezzo minimo che permette di “far quadrare” il budget. Il breakeven russo è peraltro molto più basso di quello di tanti altri Paesi esportatori di petrolio: si aggira intorno ai 42 dollari al barile.

Per tutte queste ragioni, nei mesi scorsi la Russia era stata descritta come il produttore forse meglio preparato ad affrontare la fase di collasso dei prezzi e la “guerra” con l’Arabia Saudita. Ma le finanze russe hanno comunque sofferto molto quest’anno.

UN’OPZIONE GIÀ ESPLORATA

Quando il petrolio si scambia sui mercati ad un prezzo inferiore ai 42 dollari al barile, il ministero delle Finanze russo vende le riserve in valuta straniera del fondo sovrano per finanziare il bilancio statale e sostenere il rublo, la valuta nazionale.

Considerato il sistema vigente (e rodato), ricorrere anche all’hedging potrebbe risultare non tanto ridondante quanto soprattutto costoso. Mosca aveva già esplorato l’opzione nel 2009, avviando trattative con le banche d’affari Morgan Stanley e Goldman Sachs, preferendo però rinunciarvi.

IL MODELLO MESSICANO

Da oltre vent’anni – e in grande segretezza, per prevenire speculazioni – il Messico si affida all’hedging per assicurarsi di poter vendere il suo greggio ad un prezzo predefinito, a prescindere dallo stato del mercato. Le rendite petrolifere sono fondamentali per il bilancio statale, rappresentando circa un quinto delle entrate. Oggi tuttavia l’output della compagnia nazionale PEMEX, in grave crisi, è inferiore agli 1,6 milioni di barili al giorno.

L’“assicurazione” costa al Messico circa un miliardo di dollari l’anno. Quella per il 2021 sarà però più costosa e avrà una copertura più limitata a causa della volatilità del mercato, scriveva Reuters.