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Sad, Lega presenta interrogazione sul rincaro del gasolio

Legambiente
ansa - pompa di benzina - Un benzinaio alla pompa di benzina, riceve un biglietto da 100 euro per il pagamento del carburante da un cliente, 12 marzo 2012 a Pisa. ANSA/FRANCO SILVI

Secondo il senatore Arrigoni, eliminare le differenze di accisa tra gasolio e benzina è fuorviante e demagogico, in alcun modo legato a motivazioni ambientali ma piuttosto all’inasprimento delle tasse, per una stima di circa 5 miliardi

Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha annunciato di voler rincarare l’accisa del gasolio per modificarne il prezzo e rendere il diesel più costoso della benzina, con una spesa per i consumatori stimata in circa 5 miliardi di euro. La ragione? È ritenuto un sussidio dannoso per l’ambiente il suo divario con l’accisa della benzina. La proposta non piace però alla Lega che ha presentato un’interrogazione attraverso il senatore Paolo Arrigoni, responsabile del Dipartimento Energia della Lega, e primo firmatario del testo rivolto ai ministri dell’Ambiente e dell’Economia e Finanze.

PROPOSTA DEMAGOGICA

“La proposta del ministro dell’Ambiente di eliminare dal 1 gennaio 2021, con la prossima Legge di Bilancio, il sussidio En.Si.24 e quindi il trattamento differenziale ai fini dell’accisa tra il gasolio e la benzina è fuorviante e demagogica, in alcun modo legata a motivazioni ambientali ma piuttosto all’inasprimento delle tasse, per una stima di circa 5 miliardi, che il Governo cerca di mascherare. In gioco però c’è il futuro di interi settori dell’economia nazionale e la Lega, anche tramite un’interrogazione depositata oggi in Senato, chiede con forza di rivedere questa assurda decisione – ha affermato Arrigoni -. Come fanno notare le associazioni dell’autotrasporto, rispetto alla benzina, il gasolio, grazie anche alla crescente efficienza dei motori, consente di fare più chilometri con un litro e produce minori emissioni di CO2, gli attuali livelli delle accise generano poi, già oggi, un gettito ampiamente sufficiente a controbilanciare gli effetti negativi derivanti dall’utilizzo di questo carburante”.

ACCISA SUL DIESEL SECONDA PIU’ ALTA IN EUROPA

Come si legge nell’interrogazione, l’accisa italiana sul gasolio è già oggi la seconda più alta dell’intera Unione europea dopo il Regno Unito, e numerosi studi (dal rapporto ‘Chi inquina paga?’ dell’Ufficio studi del Senato, all’analisi costi benefici sulla Tav, sino al recente studio della Commissione europea) mostrano come le esternalità negative associabili al gasolio siano già coperte dagli attuali livelli di imposizione.

PIU’ LOGICA UNA RIDUZIONE

“Mentre i biocarburanti, prodotti da fonti rinnovabili, sono tassati esattamente come i combustibili fossili e la loro crescente miscelazione nei carburanti ‘tradizionali’ – che oggi incide per il 7% e dovrebbe arrivare al 14% nel 2030 – dovrebbe a rigor di logica comportare una proporzionale riduzione delle accise e non un aumento. È bene inoltre ricordare- continua il senatore della Lega- che oltre il 95% del parco circolante dei veicoli adibiti al trasporto di merci sono alimentati a gasolio”.

Infatti, si legge nell’interrogazione, “i dati forniti dal ministero dell’Ambiente sembrano configurare una previsione dei consumi non dissimile rispetto al calo già in atto e già preventivato nell’arco dei prossimi anni, per effetto della maggiore efficienza dei motori diesel e della maggiore attrattività delle alternative, e pari all’incirca a un declino dei consumi del prossimo decennio, con un’incidenza tra l’1 e il 2 per cento annuo”.

PER LA LEGA “PERPLESSITA’” SULLE STIME DEI MAGGIOR INTROITI DELLA MISURA

Per questo, si legge ancora nell’interrogazione “desta perplessità la metodologia impiegata dal ministero dell’Ambiente per la realizzazione delle previsioni relative ai maggiori introiti”, senza dimenticare, si prosegue, che “con la congiuntura economica che stiamo attraversando” l’extragettito delle accise “sarebbe verosimilmente nullo: basti considerare che nel periodo gennaio-agosto 2020 la domanda di benzina e gasolio è calata rispettivamente del 24 e del 20,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. (…) Ancora una volta il rallentamento colpirà soprattutto chi già si trova in condizioni di disagio economico: non importa quanto generosi saranno gli incentivi al ricambio del proprio mezzo. Chi ha perso (o teme di perdere) il lavoro non può certo permettersi di cambiare auto, tanto meno di comprare una più costosa vettura elettrica”.