Tra costi del gas, incertezze sull’idrogeno e il voto del 6 settembre: la crisi di competitività nel distretto Leuna-Bitterfeld scuote l’industria tedesca.
Mai un piccolo Land tedesco è stato al centro dell’attenzione internazionale quanto la Sassonia-Anhalt in questa fine d’estate. Il voto del prossimo 6 settembre potrebbe portare per la prima volta al governo di una regione tedesca un partito di estrema destra: AfD (Alternative für Deutschland) veleggia infatti attorno al 42% dei consensi, sfiorando la maggioranza assoluta. A seconda del risultato complessivo, il partito potrebbe persino governare, paradossalmente, con l’appoggio diretto o indiretto di una formazione di sinistra, il Bsw (Bündnis Sahra Wagenknecht), qualora quest’ultimo superasse la soglia del 5%.
Se l’attenzione generale si concentra sulle ripercussioni politiche di un’eventuale vittoria di AfD, la Sassonia-Anhalt – regione del nord-est incassata tra Brandeburgo, Bassa Sassonia, Turingia e Sassonia – rappresenta anche un tassello cruciale del sistema energetico e produttivo tedesco. In questa serie in quattro puntate, Energia Oltre analizzerà le conseguenze che un simile terremoto politico potrebbe innescare sulla politica energetica locale e nazionale, accompagnando i lettori fino al giorno delle urne.
UN MODELLO INDUSTRIALE COSTRUITO SUL GAS
In Sassonia-Anhalt la transizione energetica non si misura soltanto con gli obiettivi climatici fissati da Berlino o da Bruxelles. La vera prova è un’altra: capire se uno dei maggiori poli chimici d’Europa possa continuare a produrre in condizioni economicamente sostenibili.
Tra Leuna, Bitterfeld-Wolfen e Schkopau si concentra un sistema industriale costruito nel corso di decenni, dove il prezzo dell’energia incide direttamente sulla competitività delle imprese, sull’occupazione e sull’equilibrio economico dell’intera regione. Qui ogni variazione del costo del megawattora finisce rapidamente nei bilanci aziendali e, poco dopo, nelle prospettive di chi lavora negli stabilimenti.
Per lungo tempo il vantaggio competitivo della chimica del Sassonia-Anhalt è stato legato alla disponibilità di gas naturale abbondante e a prezzi relativamente contenuti. Il metano non alimentava soltanto caldaie e impianti necessari alla produzione di vapore industriale, ma rappresentava anche una materia prima fondamentale per numerosi processi chimici. Su questa combinazione si è sviluppato uno dei più importanti distretti petrolchimici della Germania.
L’interruzione delle forniture russe via gasdotto ha però modificato in profondità questo equilibrio.
Le aziende hanno dovuto riorganizzare gli approvvigionamenti facendo affidamento sul gas naturale liquefatto importato attraverso i terminali costruiti in fretta e furia nei porti del Mare del Nord e del Baltico. La nuova catena logistica ha oggi un costo che difficilmente potrà essere eliminato: dopo la rigassificazione, il combustibile deve essere trasportato fino alla Germania centrale, con oneri di rete che si aggiungono al prezzo della materia prima. È un freno alla competitività che pesa soprattutto nei confronti dei produttori insediati lungo le coste o in paesi dove il costo dell’energia resta sensibilmente più basso.
UNA REDDITIVITÀ CHE CONTINUA A RIDURSI
Le difficoltà non sono più riconducibili a una fase congiunturale. I rappresentanti della Federazione dell’industria chimica (Vci) dell’area Nordest parlano di una situazione che dura ormai da oltre diciassette trimestri consecutivi, durante i quali il comparto è rimasto al di sotto della soglia considerata necessaria per garantire una redditività soddisfacente.
Anche i dati dei principali siti produttivi raccontano la stessa dinamica. Nel parco industriale gestito da InfraLeuna, come in altri impianti del distretto, i margini si sono progressivamente assottigliati. Il motivo è semplice: il rincaro dell’energia non può essere scaricato interamente sui clienti finali. Prodotti come ammoniaca, metanolo e derivati della plastica vengono infatti venduti su mercati globali dove i concorrenti operano con costi energetici decisamente inferiori. Aumentare i prezzi significherebbe perdere quote di mercato.
LA SCOMMESSA DELL’IDROGENO SI SCONTRA CON LA REALTÀ
Per il governo del Land, sostenuto da una coalizione inedita Cdu, Spd, Fdp, la prospettiva di lungo periodo passa attraverso l’idrogeno verde. L’obiettivo è trasformare la Sassonia-Anhalt in una “Hydrogen Valley”, facendo della nuova filiera il motore della riconversione industriale e della salvaguardia dell’occupazione. È una strategia sostenuta dal ministero dell’Economia regionale e dal presidente Sven Schulze (Cdu), ma la sua applicazione incontra limiti molto concreti.
Il primo riguarda la disponibilità di elettricità. Per rimpiazzare l’idrogeno grigio oggi utilizzato negli impianti di Leuna e Bitterfeld con idrogeno ottenuto mediante elettrolisi servirebbe una quantità di energia rinnovabile superiore all’intera produzione eolica onshore attualmente disponibile nel Land. Prima ancora che economica, la questione è quindi infrastrutturale.
Il secondo ostacolo riguarda i costi. Secondo le valutazioni dell’industria, la chimica di base potrebbe utilizzare idrogeno verde in modo competitivo soltanto se l’elettricità necessaria all’elettrolisi costasse stabilmente tra i 4 e i 5 centesimi per chilowattora. Oggi, invece, le tariffe di rete e i prezzi registrati sul mercato elettrico mantengono il costo finale della molecola ben al di sopra di quella soglia. Senza un sostegno pubblico permanente, molti prodotti perderebbero competitività rispetto alle alternative provenienti da altri mercati.
L’INCERTEZZA ARRIVA FINO AI CONSIGLI DI FABBRICA
Le ricadute si avvertono ormai anche dentro gli stabilimenti. Nei consigli di fabbrica delle grandi aziende presenti nell’area, da TotalEnergies a Dow Schkopau, il tema dominante è l’incertezza. I sindacati della Federazione sindacale mineraria, chimica ed energetica (Igbce) temono che le multinazionali possano rinviare gli investimenti destinati alla modernizzazione degli impianti o, nel tempo, dirottarli verso altri paesi considerati più competitivi e più prevedibili sotto il profilo energetico.
È questa prospettiva a rendere il dibattito particolarmente sensibile anche sul piano politico. Il rischio di un lento ridimensionamento della base industriale alimenta il malcontento di lavoratori e amministratori locali e offre spazio alla crescita di AfD, che fa della critica alle politiche energetiche uno dei principali argomenti di consenso.
Nel “triangolo della chimica” la retorica sull’appeasement verso la Russia per ripristinare il commercio del gas a basso costo e la discussione sulla transizione non riguarda più soltanto il futuro del sistema energetico tedesco: riguarda la possibilità stessa di conservare uno dei pilastri manifatturieri costruiti negli ultimi decenni. (1. continua)

