La Commissione esenterà l’80% delle aziende dagli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità e taglierà del 30% i regolamenti tecnici per favorire gli investimenti verdi e industriali.
L’economia del Vecchio Continente si prepara a una drastica cura dimagrante per liberarsi dalle zavorre burocratiche che frenano la competitività, specialmente nei settori nevralgici della transizione energetica e dell’automotive. La Commissione Europea ha messo in campo un programma di semplificazione normativa senza precedenti, con dieci proposte già operative destinate a generare risparmi immediati per almeno 15 miliardi di euro ogni anno a beneficio delle imprese dell’Unione. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’Europa in un terreno fertile per gli investimenti, passando da una cultura della “conformità a ogni costo” a una che privilegi la ricerca, l’innovazione e la sovranità economica. È quanto emerge dall’editoriale del Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis, che traccia un bilancio dell’attività svolta nell’ultimo anno e delinea la strategia per il prossimo triennio. La fotografia scattata da Bruxelles mostra un esecutivo deciso a procedere con rapidità chirurgica per eliminare tutto ciò che agisce come un “freno a mano” sulla crescita produttiva.
IL PIANO DI PULIZIA PROFONDA FINO AL 2029
La Commissione ha deciso di portare la sfida della semplificazione a un livello superiore. Entro la fine del 2029, l’intero corpus legislativo dell’Unione Europea sarà sottoposto a un esame minuzioso. Lo scopo è identificare ed eradicare requisiti obsoleti, sovrapposizioni normative e passaggi superflui che appesantiscono l’attività quotidiana delle aziende. È quella che la Presidente von der Leyen ha definito una “pulizia profonda”, dove ogni singolo settore sarà setacciato e nulla sarà lasciato al caso. Dombrovskis sottolinea che, sebbene nell’ultimo anno si sia fatto più che nell’intero decennio precedente, questo rappresenta solo l’inizio di una trasformazione radicale che deve coinvolgere non solo le istituzioni di Bruxelles, ma anche le amministrazioni nazionali.
MENO REGOLAMENTI TECNICI E PIÙ LIBERTÀ DI INVESTIRE
Per il 2026, la Commissione ha già pianificato un cambio di rotta tangibile: la stragrande maggioranza delle nuove proposte legislative integrerà una forte dimensione di semplificazione. In termini numerici, questo si tradurrà in una riduzione del 30% degli atti di esecuzione e delegati rispetto a quanto inizialmente previsto. Dombrovskis chiarisce però che il vero dibattito non deve ridursi a un mero conteggio delle leggi. La vera posta in gioco è capire se l’Europa stia diventando un luogo più semplice o più difficile in cui investire risorse. Molti degli atti adottati sono tecnici e servono a spiegare come applicare norme esistenti, ma l’accumulo di questi obblighi finisce per scoraggiare l’innovazione, penalizzando soprattutto le piccole imprese che non dispongono di uffici legali ipertrofici.
SOSTENIBILITÀ E DUE DILIGENCE: ESENZIONI PER L’80% DELLE AZIENDE
Un punto di svolta fondamentale per i settori dell’energia, del clima e delle rinnovabili riguarda le nuove regole sulla rendicontazione e sulla cosiddetta “due diligence” aziendale. Questa iniziativa di semplificazione, che diventerà presto legge, rappresenta un caso scuola di “normazione intelligente”. Il nuovo assetto esenterà oltre l’80% delle aziende europee da obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità ritenuti eccessivi o troppo complessi. L’idea di fondo è tutelare le realtà medio-piccole e riorientare gli sforzi di monitoraggio ESG (ambiente, sociale e governance) esclusivamente laddove possono generare un impatto reale, evitando che le imprese verdi perdano tempo prezioso in adempimenti formali anziché nello sviluppo di tecnologie pulite.
PIÙ RICERCATORI NEI LABORATORI E MENO COMPILATORI DI MODULI
Dombrovskis definisce l’esigenza di semplificare non come una pretesa ideologica, ma come una necessità pratica ed esistenziale per la sopravvivenza dell’industria europea. Un recente rapporto dell’OCSE mette a nudo il paradosso essenziale: oggi, il 3,9% dei dipendenti nell’Unione Europea è impegnato esclusivamente in funzioni di conformità normativa, mentre solo l’1,7% ricopre ruoli legati alla ricerca e allo sviluppo. “L’Europa ha bisogno di un numero significativamente maggiore di personale nei laboratori e di un numero significativamente inferiore di persone che compilino moduli”, scrive il Commissario, rimarcando come la produttività generale sia vittima di questo sbilanciamento.
IL DIALOGO CON IL SETTORE PRODUTTIVO E LE VERIFICHE DI REALTÀ
Per garantire che i cambiamenti non siano solo superficiali ma abbiano un impatto tangibile, la Commissione ha avviato una serie di “verifiche di realtà” e “dialoghi di attuazione”. Solo nel corso del 2025 sono stati tenuti oltre 50 incontri di questo tipo, coinvolgendo direttamente più di mille stakeholder tra aziende, associazioni di categoria, organizzazioni non governative e amministrazioni nazionali. Questo metodo sistematico serve a identificare cosa funzioni davvero sul campo e cosa debba essere corretto. Secondo la visione della Commissione, quando le aziende iniziano a percepire i benefici della sburocratizzazione, l’intero sistema economico ne risente positivamente, creando un effetto moltiplicatore che si traduce in nuovi posti di lavoro e in una posizione competitiva più solida nello scacchiere globale.
LA SOVRANITÀ EUROPEA PASSA PER IL POTENZIALE PRODUTTIVO
In conclusione, l’editoriale di Dombrovskis lancia un monito sulla velocità di crescita dell’Europa, da troppo tempo inferiore a quella dei principali partner internazionali. Ridurre il peso economico dell’Unione significa indebolire la sua capacità di difendere i propri valori e interessi nel mondo, compromettendo la sovranità stessa del continente. La semplificazione viene quindi presentata come l’ultima grande occasione per correggere la rotta. Allentando quello che Dombrovskis chiama il “freno a mano” della crescita, l’Europa potrà finalmente sprigionare tutto il suo potenziale produttivo e tornare a essere un gigante economico capace di guidare la sfida climatica globale senza sacrificare il proprio benessere.

