Sotto la gestione di Gian Luca Artizzu la società ha accelerato lo smantellamento degli impianti nucleari. L’azienda punta anche alla valorizzazione industriale dei siti. Il punto di Giuseppe Bono, direttore regolatorio, istituzionale e comunicazione di Sogin con MF
Il triennio iniziato nell’agosto 2023 sotto la guida dell’Amministratore Delegato Gian Luca Artizzu ha portato stabilità gestionale e una decisa spinta operativa per Sogin, la società incaricata della messa in sicurezza e dello smantellamento degli impianti nucleari italiani. I numeri parlano di tre bilanci consolidati consecutivi chiusi in utile e di una mole di appalti che ha raggiunto il miliardo di euro negli ultimi tre anni.
BONO: IN TRE ANNI RIPORTATA STABILITÀ GESTIONALE E ALLARGATO IL PERIMETRO OPERATIVO
Giuseppe Bono, direttore regolatorio, istituzionale e comunicazione di Sogin, ha spiegato in un’intervista a Milano Finanza, che tre anni fa “quando questo Consiglio ha assunto la guida di Sogin attraversavamo una fase complessa sotto il profilo economico, organizzativo e regolatorio. In tre anni è stato avviato un percorso di risanamento che ha riportato stabilità gestionale e accelerato le attività operative, ponendo basi più solide per le prossime sfide”.
Uno dei risultati più rilevanti è la solidità economico-finanziaria raggiunta. “Il primo successo riguarda i tre bilanci consolidati consecutivi in utile”. Parallelamente, il perimetro operativo si è allargato. abbiamo ottenuto l’affidamento della gestione dei rifiuti radioattivi del reattore RTS-1 della Marina Militare del CISAM di Pisa e con il completamento della procedura di acquisizione a breve della “Deposito Avogadro SpA”, di Saluggia, in provincia di Vercelli. Tutte novità industriali che consolidano Sogin come riferimento nazionale nel settore nucleare.
ACCELERAZIONE INDUSTRIALE E INVESTIMENTI RECORD
Al 31 dicembre 2025, l’avanzamento complessivo delle attività di decommissioning ha toccato quota 47,7%. Questo dato è sostenuto da una ripartenza massiccia degli investimenti che non ha precedenti nella storia della società. “L’aspetto più evidente è la ripartenza degli investimenti: abbiamo bandito appalti per circa un miliardo di euro in tre anni”, afferma Bono.
Il cambio di paradigma non riguarda solo la velocità, ma anche la destinazione finale dei siti. La vecchia logica del “prato verde” è stata superata in favore di una valorizzazione industriale. Gli impianti in dismissione sono oggi considerati infrastrutture di pregio, dotate di reti elettriche e opere idrauliche già autorizzate. “Gli impianti non sono solo aree da bonificare, ma asset riutilizzabili per Data Center, sistemi di accumulo energetico (BESS) o futuri impianti SMR (Small Modular Reactors)”.
Il PROGETTO DEL DEPOSITO NAZIONALE
Sul Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, Bono ha ricordato che sul fronte della localizzazione, dopo la trasmissione della Carta Nazionale delle Aree Idonee a dicembre 2024, la società è ora in attesa della conclusione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) da parte del Ministero dell’Ambiente.
CAPITALE UMANO E PRESTIGIO INTERNAZIONALE
La gestione Artizzu ha segnato una rottura anche con le politiche del personale del passato. “Abbiamo ereditato un piano che prevedeva un taglio di oltre il 35% dei dipendenti e un blocco delle assunzioni durato quattro anni. Abbiamo invertito questa tendenza con un piano da 102 nuovi ingressi, di cui 65 già operativi”, ha spiegato Bono. Anche la formazione ha subito un incremento notevole, passando dalle 16.000 ore del 2022 alle quasi 23.000 ORE del 2025, coinvolgendo anche le nuove generazioni attraverso progetti STEM nelle scuole.
A livello mondiale, invece, Sogin ha accresciuto il suo prestigio: fra i tanti progetti Bono ha ricordato, fra gli altri, gli accordi con la giapponese JAPC e la britannica NDA: “La nostra centrale di Latina è oggi candidata a diventare un modello internazionale per lo smantellamento dei reattori a grafite”.
TRASPARENZA E LEGACY PER IL FUTURO
Infine, anche il rapporto con i territori è stato valorizzato poggiando sulla trasparenza comunicativa. Il programma “Open Gate” ha portato migliaia a visitare gli impianti. In un momento in cui il dibattito sul ritorno dell’energia atomica in Italia si fa sempre più acceso, Sogin rivendica il valore delle proprie competenze. “La società non partecipa alle scelte politiche, che spettano a Governo e Parlamento. Ma abbiamo preservato competenze tecniche, ingegneristiche e regolatorie uniche. Grazie a Sogin, se l’Italia decidesse di ripartire con il nucleare civile, non dovrebbe ricominciare da zero”.
Secondo Bono, la principale esigenza attuale è la “continuità di governance”, fattore indispensabile per gestire trasformazioni industriali che, per loro natura, richiedono tempi lunghi e una visione di ampio respiro al servizio della sicurezza nazionale.

