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I piani di Standard Industries sui tetti solari

Standard Industries

Standard Industries realizzerà una grande fabbrica di pannelli solari negli Stati Uniti: strizza l’occhio a Biden e punta al mercato residenziale

L’azienda americana Standard Industries, uno dei più grandi costruttori di tetti al mondo, ha deciso di puntare di più sull’energia solare realizzando una grande fabbrica di pannelli negli Stati Uniti: più precisamente nella Silicon Valley, in California.

IL NODO DELLA MANIFATTURA DOMESTICA

GAF Energy, sussidiaria di Standard Industries, investirà oltre 50 milioni di dollari in uno stabilimento per la ricerca, lo sviluppo e la manifattura di pannelli solari a San Jose, in California, creando 150 posti di lavoro.

Martin DeBono, presidente di GAF Energy, ha dichiarato che “stiamo riportando la manifattura solare negli Stati Uniti. C’è molto talento solare nella Silicon Valley e in California”.

L’amministrazione del presidente Joe Biden non vuole soltanto portare il paese alla neutralità carbonica entro il 2050, con un obiettivo intermedio (al 2030) di dimezzamento delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 2005: vuole anche rivitalizzare la produzione domestica di tecnologie per le energie pulite. Per quanto riguarda l’energia solare, gli Stati Uniti dipendono dalle importazioni di pannelli solari dall’estero. Il paese che domina la produzione di questi dispositivi è la Cina, che vale da sola circa i tre quarti del totale globale.

Durante il suo primo discorso al Congresso americano, a fine aprile, Biden ha affermato che “non c’è motivo per cui le pale per le turbine eoliche non possano essere costruite a Pittsburgh invece che a Pechino”. L’intenzione di portare in patria la manifattura delle tecnologie per l’energia pulita risponde a due obiettivi strettamente connessi. Uno è di tipo economico: non far arricchire la Cina e permettere all’America di dominare le filiere della sostenibilità, dato che tutti i paesi dovranno aumentare le installazioni di capacità rinnovabile se vorranno raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni. L’altro obiettivo ha un carattere più strategico: evitare che gli Stati Uniti dipendano sull’energia dal loro concorrente numero uno.

SANZIONI SUI PANNELLI CINESI?

Nei giorni scorsi l’inviato speciale per il clima, John Kerry, ha detto che gli Stati Uniti potrebbero imporre delle sanzioni sui pannelli solari e su altri componenti ottenuti attraverso il lavoro forzato in Cina, riferendosi alla situazione nello Xinjiang.

IL PROBLEMA OCCUPAZIONALE

La questione occupazionale è particolarmente importante per l’amministrazione Biden, che sta presentando il suo piano per l’energia e il clima come uno strumento per la creazione di posti di lavoro. Non è scontato, tuttavia, che il settore delle rinnovabili riesca ad assorbire gli impiegati dell’industria degli idrocarburi. Oltre alle difficoltà di riconversione, c’è anche un tema di intensità di manodopera: gli impianti rinnovabili non richiedono generalmente lo stesso numero di personale delle centrali a gas, per esempio, e la digitalizzazione può ridurre ulteriormente la necessità di avere operai direttamente sul sito.

Ad esempio, di recente gli Stati Uniti hanno autorizzato il progetto solare Crimson Solar, in California: sorgerà su un’area desertica di circa 8 chilometri quadrati; una volta realizzato, i posti di lavoro permanenti necessari alla gestione della struttura saranno dieci.

I TETTI SOLARI

GAF Energy si sta concentrando su un diverso segmento del solare: sul mercato residenziale, e nello specifico su tetti delle abitazioni interamente ricoperti di pannelli. Finora l’azienda ne ha installati circa duemila in una dozzina di stati americani. DeBono prevede che ne verranno montati duemila solo nel 2021.

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Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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