Skip to content
lockdown

Ritorno del GNL russo, più trivelle, niente tasse su extraprofitti. Le strategie scaccia lockdown di Eni, EF, Shell e Unem

La nuova chiusura dello Stretto di Hormuz rischia di trascinare l’Ue nella maggiore crisi energetica della storia. Le soluzioni scaccia lockdown di Claudio Descalzi (Eni), João Santos Rosa (Shell Italia), Gianni Murano (Unem) e Giuseppe Argirò (Elettricità Futura)

La guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz hanno innescato una crisi energetica senza precedenti. Per questa ragione, servono misure straordinarie per evitare il lockdown energetico. La più “drastica” è rimandare il ban alle importazioni di GNL russo. A dirlo è Claudio Descalzi, ceo di Eni, nel corso di un intervento alla scuola di formazione politica della Lega. “Penso che sia necessario sospendere il bando che scatterà il 1° gennaio 2027 sui 20 miliardi di metri cubi di Gnl (gas naturale liquefatto, ndr) che vengono dalla Russia”, ha detto il manager, secondo quanto riporta il Corriere della Sera. Il regolamento approvato a gennaio dai 27 Stati Ue prevede infatti il divieto totale per le importazioni di gnl russo a partire dall’inizio del prossimo anno e per quelle via gasdotto a partire dall’autunno. Il ritorno del gas russo potrebbe riequilibrare lo squilibrio tra domanda e offerta causata dalla chiusura dei rubinetti di metano dal Medio Oriente, secondo Descalzi.

Il ceo di Eni ha acceso un faro sul rischio di rimanere a secco di cherosene e diesel-gasolio, perché c’è maggiore competizione con altre aree del mondo rispetto alle benzine. “L’Europa consuma circa 60 milioni di tonnellate di jet fuel e ne importa il 35%”, ha spiegato il manager.

LOCKDOWN, ROSA (SHELL): NESSUNO SA QUANTO DURERA’ CHOC ENERGETICO, PUNTARE SU PRODUZIONE NAZIONALE DI GAS

L’impatto reale della crisi del Golfo è difficile da stimare, perché non sappiamo che cosa succederà e quanto durerà lo shock energetico, fa eco João Santos Rosa, ceo di Shell Italia E&P e country chair di Shell in Italia, nel corso dell’intervista rilasciata a La Repubblica Affari & Finanza. Il nostro Paese, secondo Rosa, ha un margine di assorbimento costruito grazie a stoccaggi, capacità inutilizzata e riserve strategiche. Il problema è che “nessuno sa per quanto questo buffer sarà in grado di assorbire lo shock”.

L’Italia è particolarmente esposta poiché importa oltre il 90% del petrolio e del gas che consuma. I veri nemici della sicurezza energetica e della competitività dell’industria italiana sono la burocrazia e i tempi, secondo Rosa. La strategia nazionale, secondo il ceo di Shell Italia E&P, dovrebbe basarsi su diversificazione delle fonti e produzione nazionale di idrocarburi. Rosa sottolinea che l’Italia potrebbe beneficiare di risorse pari a milioni di barili equivalenti tra petrolio e gas, distribuiti tra Basilicata, Adriatico e Sicilia. Tuttavia, diverse infrastrutture estrattive lavorano a mezzo servizio, come succede in Val d’Agri e Tempa Rossa. “Val d’Agri per circa 120 mila barili al giorno, Tempa Rossa per circa 50 mila. Oggi produciamo meno della metà”, ha spiegato Rosa, mettendo in luce il fatto che “se non continui a investire e a sbloccare nuove risorse, la produzione cala in modo naturale del 15% l’anno”.

“È difficile pianificare investimenti capital intensive di lungo periodo in un sistema in cui le decisioni arrivano anche dopo dieci anni, o non arrivano affatto. In altri Paesi, come Norvegia o Stati Uniti, ottieni un’autorizzazione in sei mesi e produci in diciotto”, spiega Rosa, sottolineando che un “segnale positivo” arriva dal DL Energia, ma rischia di essere inefficace “senza una concreta attuazione ed effettiva accelerazione degli stessi”.

MURANO (UNEM): RISCHIO AUMENTO PREZZI PETROLIO, TASSA SU EXTRAPROFITTI MIOPE

La nuova chiusura dello Stretto di Hormuz minaccia di far aumentare ancora di più il prezzo del petrolio e dei prodotti raffinati, secondo Gianni Murano. “Per tutto aprile e maggio problemi sui prodotti non ne vediamo, siamo coperti sia per quel che riguarda il cherosene sia per il petrolio. L’Italia è ancora uno dei pochi Paesi che ha un eccesso di produzione rispetto alla domanda”, spiega il presidente di Unem nell’intervista rilasciata a La Stampa. Al tempo stesso, Murano punta il dito contro la “miope” tassa sugli extraprofitti sbandierata da Urso e Meloni nel corso dell’incontro di pochi giorni fa con le associazioni di categoria del settore. “L’area che fa profitto è quella dell’estrazione. Mentre l’area che è in sofferenza è quella maggiormente presente in Italia, ovvero l’area che va dalle raffinerie alle stazioni di servizio. Questo settore è compresso, da un lato, dai costi esagerati della materia prima e, dall’altro, dal prezzo delle stazioni di servizio in cui, grazie alla moral suasion del governo, vediamo margini praticamente negativi. Questo settore, che è il nostro, non sta facendo profitti”, spiega Murano, sottolineando che nell’estrazione c’è un margine, ma anche un rischio legato all’impatto del conflitto nel Golfo.

ARGIRO’: ACCELERARE SU RINNOVABILI PER EVITARE LOCKDOWN

L’unica via per assicurare competitività del sistema industriale e sicurezza energetica è accelerare sulle rinnovabili, secondo Giuseppe Argirò, amministratore delegato del Gruppo Cva e vice presidente di Elettricità Futura.

Il primo passo è semplificare e programmare con regolarità le aste del FerX, “altrimenti avremmo fatto un intervento parziale che – da solo – rischia di incidere negativamente sul mix energetico”, spiega Argirò nell’intervista rilasciata a La Repubblica Affari & Finanza.

L’eventuale eliminazione dell’Ets non danneggerebbe lo sviluppo dell’energia green, secondo il vice presidente di Elettricità Futura, poiché resterebbero competitive rispetto ai prezzi del metano.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su