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Stop al condono edilizio del 2003. Il piano casa di Meloni

Rispunta il condono edilizio 2003 ma dalla Camera arriva l’ennesimo stop. Il piano casa si sdoppia: uno più privato di Meloni e l’altro più sociale di Salvini

Il condono edilizio voluto dalla maggioranza è stato dichiarato ieri «inammissibile» dall’ufficio di presidenza delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera. Sul piano casa la premier Meloni sta puntando su un gruppo di investitori privati chiamati a raccolta da Mario Abbadessa, ex numero uno del colosso americano Hines in Italia.

IL CONDONO NEL DECRETO MILLEPROROGHE

Condono bocciato per la seconda volta. Secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, l’ufficio di presidenza delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera ha dichiarato inammissibili i tre emendamenti identici di FdI, Lega e Forza Italia al decreto Milleproroghe che riaprivano quello del 2003. Respinti per «estraneità di materia». La sanatoria era stata inserita dalla maggioranza nell’ultima legge di Bilancio ma le forti polemiche e il muro delle opposizioni l’avevano costretta al passo indietro, trasformando la norma in un semplice ordine del giorno.

GLI INTERVENTI PREVISTI DAL CONDONO

La riapertura dei termini del condono del 2003 per tutta Italia – inclusa la  Campania allora esclusa – riguardava le «opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche», «purché non rientrino nei casi d’insuscettibilità assoluta di sanatoria». Le opposizioni avevano accusato la maggioranza di mossa «criminogena», alla luce dei gravi danni del maltempo in Calabria, Sicilia e Sardegna. E Legambiente forniva dei dati: «Si incentiva il mattone illegale: oltre il 60% delle 70 mila ordinanze di demolizione dal 2004 al 2022 in Campania, Puglia, Lazio e Sicilia (eseguito solo il 15,3%), hanno riguardato Comuni costieri». Secondo Angelo Bonelli di Avs, è una questione che la maggioranza riproporrà in futuro: «È la seconda volta che ci provano, lo rifaranno: questo indica la caparbietà con cui la maggioranza vuole perseguire questo obiettivo per fini elettorali».

ROTTAMAZIONE QUINQUES

Tra gli altri 1.133 emendamenti è stato giudicato inammissibile anche quello di Fratelli d’Italia che riapriva i termini della rottamazione quinquies a chi aveva aderito alla quater. La “rottamazione quinquies” consente di regolarizzare i debiti affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Si pagano solo capitale e spese, con cancellazione di sanzioni e interessi. Tra gli ammessi, gli altri interventi sulle rottamazioni di Lega e Forza Italia: dalla riapertura dei termini per la quater (dal 30 novembre 2025 al 28 febbraio ‘26), all’estensione al 2023 del ravvedimento speciale degli anni 2018-22.

I 2 PIANI CASA IN BALLO

Il piano casa si sdoppia. Meloni con i privati e Salvini più sociale. Come riporta Il Foglio la premier Giorgia Meloni vuole tenere fede all’annuncio in conferenza stampa “centomila case a prezzi calmierati in 10 anni”. Per questo sta puntando su un gruppo di investitori privati chiamati a raccolta da Mario Abbadessa, ex numero uno del colosso americano Hines in Italia, per trovare i capitali necessari. Nella conferenza di inizio anno Meloni ha però ringraziato i ministri Tommaso Foti e Matteo Salvini, “che ci stanno lavorando” facendo così apparire il piano casa un’unica iniziativa. In realtà, secondo quanto risulta al Foglio il commitment ricevuto da Abbadessa dalla presidenza del Consiglio è tutt’altra cosa rispetto all’intervento al quale sta pensando il Mit.

IL PIANO DI MELONI

Il piano meloniano si basa su uno schema che prevede sì il coinvolgimento di un soggetto pubblico come Cdp, ma attinge gran parte delle risorse da operatori internazionali che Abbadessa sta cercando di raggruppare. Il fundraising sarebbe già in fase avanzata e coprirebbe la spesa necessaria che ammonterebbe a 20 miliardi. Assente completamente la presenza di finanziamenti statali ed europei ai quali potrebbe attingere il Mit che ha una connotazione più  “sociale”.

LA FIGURA DI MARIO ABBADESSA

Il manager Mario Abbadessa, ex Senior Managing Director & Country Head Hines Italy starebbe cercando di costruire per l’Italia un modello, già sperimentato da Hines a Milano, che prevede una sorta di compensazione tra prezzi di mercato e prezzi calmierati. I 100 mila alloggi non potranno essere tutti “abbordabili”, ma lo sarà una parte, forse il 50-60% del totale, destinata alla classe lavoratrice. A quale canone? Un terzo del reddito familiare, non di più, secondo un calcolo degli esperti. Nelle categorie individuate dall’Osservatorio Oca di Milano rientrano: operai, insegnanti, infermieri e lavori legati al funzionamento dei servizi urbani. Ipotizzando un doppio stipendio in casa, per un reddito totale di 2.500-3.000 euro, il canone non dovrebbe superare 7-800 euro mensili. 

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