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Sul Dl Ucraina molte luci e qualche critica. Cosa hanno detto Mr Prezzi, Antitrust, Arera, Confindustria e Art

Energia

Mr Prezzi: Allo studio nuovo strumento di raccolta massiva dati. Antitrust:Criticità su controlli Authority per extraprofitti del 10%. Arera: avviata analisi dei costi reali di import gas. Confindustria: Subito la messa a disposizione del settore elettro-intensive di 25 TWh della riserva disponibile al Gse al prezzo prestabilito di 50 euro per MWh

“In questi primi 3 mesi con l’obiettivo di sviluppare l’analisi del Garante”, “abbiamo rafforzato la collaborazione istituzionale con Istat, Ismea Unioncamere Antitrust, Arera”, e “potenziato la raccolta dati utili ai fini del monitoraggio. Stiamo attuando un’analisi di fattibilità per la progettazione di un nuovo strumento dell’elaborazione e raccolta massiva di una grande quantità di dati per garantire maggiore azione d’analisi e migliorare il servizio informazioni per il consumatore”. Lo ha detto il Garante dei prezzi Benedetto Mineo audito nelle Commissioni Finanze e Industria del Senato sul DL Ucraina. “Il garante ha avviato un potenziamento del monitoraggio sull’intera filiera produttiva dei carburanti” per evitare “manovre speculative”. I prezzi “dipendono da 4 elementi” vale a dire “quotazioni platts, marginalità delle compagnie petrolifere, costi di distribuzione, oneri di sistema sistema, accise e Iva. L’attento monitoraggio consentirà di esplicitare le variazioni già dal 21 marzo. Un primo approfondimento si è avuto con l’Osservatorio Prezzi del Mise con l’obiettivo di un primo monitoraggio dell’intervento normativo di riduzione di 30,5 centesimi” del prezzo dei carburanti” Che ha riscontrato “il 22 marzo una riduzione del 19 centesimi medio” il 23 marzo un riduzione di 30,5 medi attesi rispetto al 21 marzo. Tale dato è indicativo dell’efficacia dell’intervento normativo. Stiamo proseguendo il monitoraggio quotidiano”, “su 1.700 impianti” che “mostrano un prezzo mediamente più basso di 28,8 centesimi per la benzina e 27,7 per il gasolio, 2-3 centesimi più bassa della riduzione dell’accisa”, ha detto Mineo. “È stata avviata poi un’indagine conoscitiva finalizzata a verificare anomalie sulla distribuzione dei carburanti”, ha infine ricordato il Garante dei prezzi.

ANTITRUST: CRITICITÀ SU CONTROLLI AUTHORITY PER EXTRAPROFITTI DEL 10%

“L’Autorità intende richiamare l’attenzione” delle Commissioni “sulle criticità delle disposizioni che attribuiscono all’AGCM il compito di verificare ‘indebite ripercussioni’ sui prezzi finali della tassa del 10% sugli extra profitti delle imprese che producono/acquistano e rivendono prodotti energetici (energia elettrica, gas naturale, prodotti petroliferi). Tali problematiche riguardano, infatti, questioni applicative che attengono: i) alle variabili oggetto di monitoraggio; ii) alla modalità di raffronto dei margini mensili medi con margini presi a riferimento; iii) ai controlli da effettuare nel caso di accertamento di un extra margine mensile rispetto a quello preso a riferimento. Ed, infine, si rappresenta l’assenza di specifici poteri di enforcement in capo all’Autorità in caso di sospetto ribaltamento della tassa sui prezzi”, ha detto Maria Tuccillo capo di Gabinetto dell’Antitrust, ascoltata dalle Commissioni Finanze e Industria del Senato sul DL Ucraina.

Più precisamente, chiarisce Tuccillo “in primo luogo, si rileva l’assoluta indeterminatezza circa le variabili oggetto della comunicazione delle imprese all’Autorità. Da un lato, infatti, si ricorda come al comma 3, dell’articolo 37 il Decreto in esame preveda che la tassa del 10% non sia misurata sulla base di un margine classico contabile da bilancio (MOL, MON o utile netto), ma da un saldo a fini IVA dato dalla differenza tra le c.d. operazioni attive (dal registro delle fatture emesse) e le operazioni passive (dal registro degli acquisti). Il comma 8 tuttavia prevede la comunicazione ad AGCM ‘del prezzo medio di acquisto, di produzione e di vendita dell’energia elettrica, del gas naturale e del gas metano nonché dei prodotti petroliferi, relativi al mese precedente’. Sembrerebbe, dunque, che le variabili su cui calcolare il margine che rappresenta la base imponibile non siano le stesse che le medesime imprese devono notificare all’Autorità al fine di consentire la verifica su indebite ripercussioni sui prezzi della tassa. Si rende necessario, dunque, un intervento idoneo ad individuare i dati oggetto di monitoraggio a partire dalla fine del mese di aprile 2022. Al riguardo, si rileva che per l’energia elettrica e il gas naturale, che sono beni omogenei, è possibile ipotizzare un obbligo di comunicazione di due soli dati mensili (per costi e ricavi medi), anche alla luce del fatto che – sulla base di una consolidata prassi applicativa dell’Autorità – i diversi mercati rilevanti della vendita di energia a gas non si differenziano per la qualità del bene venduto, ma per la dimensione del cliente (grande impresa, PMI, domestico)”.

Maggiori difficoltà si pongono invece, prosegue Tuccillo “per i prodotti petroliferi: una impresa che commercia prodotti petroliferi può, infatti, vendere benzine, gasoli, olio combustibile, GPL, Nafta, jet fuel ecc. Lo stesso gasolio può essere impiegato per diversi usi (autotrazione, riscaldamento, agricoltura, pesca ecc). Esistono poi tutta una serie di prodotti a valore aggiunto (con additivi, per basse temperature, con caratteristiche ambientali particolari). Emerge, dunque, la necessità di operare delle scelte con riferimento a quali prodotti petroliferi limitare la comunicazione mensile dei dati. Infine, anche con riguardo al contenuto dei controlli che la Guardia di Finanza dovrebbe porre in essere per conto dell’Autorità, la norma non risulta sufficientemente chiara: da un lato, infatti, essa dispone, al comma 8, che le imprese devono comunicare ‘il prezzo medio di acquisto, di produzione e di vendita dell’energia elettrica, del gas naturale e del gas metano nonché dei prodotti petroliferi, relativi al mese precedente’; dall’altro, la medesima disposizione prevede, al comma 9, che la Guardia di Finanza utilizza “anche i dati di cui al comma 5 e agisce con i poteri a essa attribuiti per l’accertamento dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi”.

“Una volta individuato l’ambito oggettivo dell’attività di monitoraggio con riguardo alle informazioni da trasmettere, appare altresì necessario stabilire in che modo verificare la sussistenza di ‘indebite ripercussioni sui prezzi al consumo dei prodotti energetici e dell’energia elettrica’. In tale ottica, assume rilievo il fatto che ogni possibile attività di accertamento di un ribaltamento della tassa sui prezzi non possa prescindere dall’utilizzo di un valore parametrico di margine prezzo/costi oltre il quale si presuma l’avvenuto ribaltamento – spiega Tuccillo -. In altri termini, sembrerebbe necessario calcolare un margine mensile per ogni azienda gravata dall’obbligo e rapportare questo margine con un margine standard realizzato dalla medesima azienda. Qualora la differenza tra margine mensile effettivo e margine di riferimento dovesse superare un dato livello predefinito, potrebbero essere disposti ulteriori accertamenti tesi a verificare la natura di questo scostamento. Ciò di fatto equivale a fissare, per lo meno fino a dicembre 2022, un margine predefinito per le imprese oltre il quale scatterebbero ulteriori controlli, che – tenuto conto della lettera della norma – potrebbero essere realizzati anche con l’ausilio della Guardia di Finanza. Qualora, ad esito di detti controlli, non emergessero motivi validi a supporto dello scostamento dei margini, la norma prevede che l’Autorità possa verificare ‘la sussistenza dei presupposti per l’adozione dei provvedimenti di sua competenza sulla base dei dati ricevuti e di apposite verifiche’”. Secondo Tuccillo “la criticità più rilevante relativa ai poteri individuati dal Decreto in parola attiene principalmente a tale verifica. Ed invero, in applicazione della normativa a tutela della concorrenza, non si ravvedono spazi d’intervento per ipotesi di abuso di posizione dominante”. In questo caso, inoltre, “le aziende gravate, da aprile a dicembre 2022, vedranno i loro costi aumentare in ragione della tassa del 10%. Ciò rende ex se inapplicabile a tali fenomeni – anche a prescindere dall’accertamento o meno di una posizione dominante – la disciplina sull’abuso di posizione dominante, sub specie di prezzi gravosi ai casi contemplati dalla nuova normativa”.

“Ancora più difficile è ipotizzare un intervento ai sensi delle norme in materia di intese restrittive (ex art. 2 legge 287/90 e/o art. 101 TFUE) che richiederebbero l’esistenza di un accordo tra imprese operanti nei medesimi settori merceologici finalizzati a ribaltare in forma identica (o, comunque, coordinata) la tassa al fine di non alterare i relativi prezzi. Infine, non meno ardua appare l’applicazione della normativa a tutela dei consumatori alle ipotesi contemplate dal Decreto atteso che il Codice del Consumo mira a garantire la trasparenza delle condotte commerciali e ad assicurare che i consumatori possano effettuare liberamente le loro scelte di acquisto al riparo da indebiti condizionamenti o da prospettazioni ingannevoli”, ha precisato la capo di Gabinetto dell’Authority.

Sulla forte crescita dei prezzi delle materie prime energetiche e, in particolare, del gas naturale, Tuccillo ha ricordato i precedenti richiami dell’Authority in particolare “sul dibattuto tema del ritorno ad un sistema di contratti di lungo termine e l’abbandono delle contrattazioni spot e, inoltre, sulla possibile riforma del meccanismo di formazione del prezzo dell’energia elettrica sul mercato nazionale”. Con riferimento alle misure di breve termine, invece, l’Autorità aveva in quella sede rilevato come “quelle prospettate dalla Commissione Ue corrispondessero essenzialmente alle misure già assunte o in via di assunzione dal Governo italiano a partire da giugno 2021, consistendo, in estrema sintesi, in un rafforzamento degli interventi a sostegno delle categorie di clienti più in difficoltà e in un alleggerimento degli oneri fiscali e parafiscali che gravano sul consumo finale di energia”. “Lo scoppio della guerra in Ucraina ha inasprito un quadro già molto teso e reso necessario la pubblicazione da parte della Commissione europea, nello scorso mese di marzo, di una nuova Comunicazione sui prezzi dell’energia”, ha concluso il Capo di gabinetto aggiungendo che “risulta ormai chiara la necessità di adottare una strategia di riduzione dell’approvvigionamento di fonti fossili da paesi geopoliticamente non affidabili”.

BESSEGHINI (ARERA): CON AUMENTO PLATEA BONUS SOCIALI FABBISOGNO 2022 SALE A 1,9 MLD

L’aumento dei bonus “sociali e l’ampliamento della platea nell’ipotesi che il governo intenda confermare tali misure anche nel terzo e quarto trimestre dell’anno, potrebbe determinare nel 2022 un fabbisogno di 1,9 mld di euro a fronte di un fabbisogno nell’anno precedente di 540 milioni”, ha invece detto il presidente di Arera Stefano Besseghini “Ciò contribuire a incrementare la componente tariffaria Arim” degli oneri di sistema. L’Authority ha ritenuto inoltre opportuno che si precisi “l’ambito di applicazione” del bonus sociale “a tutto il 2022 altrimenti “si rischia di introdurre un elemento di discriminazione” tra nuovi e vecchi percettori di bonus e “di incentivare una inutile necessità di presentare una nuova” domanda “con il solo obiettivo di rientrare nei nuovi beneficiari”. “Da una verifica svolta da Inps le nuove famiglie che hanno presentato domanda per la nuova fascia Dsu sono 1,1 milioni”. “Nel 2021 sono stati erogati bonus per 2,5 mln di famiglie per settore elettrico e 1,1 mln di famiglie nel settore gas”, ha ricordato Besseghini.

Sulla novità normativa che introduce in capo ad Arera la nuova attività di studio esame e valutazione sugli approvvigionamenti di gas per assicurare il monitoraggio dei mercati energetici, “Arera non può che esprimere apprezzamento” per la sensibilità e sollecitudine del legislatore su questi compiti” disponendo un incremento della pianta organica di 25 unità. “Tuttavia si ritiene doveroso rappresentare alcuni elementi di criticità sulla copertura degli oneri” in ragione “della specificità ordinamentale riconosciuta a questa istituzione”. “La norma presenta profili di disallineamento laddove dispone di assegnare un inquadramento contrattuale specifico fino al 2031 per le nuove risorse” e di individuare gli oneri e compensazione degli effetti in termini di fabbisogno e indebitamento netto mediante la riduzione del fondo per la compensazione degli effetti finanziari”, ha evidenziato Besseghini.

Il tema sul Ttf “è molto dibattuto, nasce come prezzo efficiente di mercato” i volumi da mercato Ttf e Psv (quello italiano, ndr) sono dell’ordine di un fattore mille e quindi la manipolabilità del mercato nazionale è maggiore”, ha aggiunto il presidente di Arera. “Il dibattito sul cap europeo al gas ha la forza di un grande compratore a livello europeo a livello nazionale ci esporrebbe alle fughe di gas verso altri mercati”, ha aggiunto Besseghini. I

Il presidente di Arera ha sottolineato che l’Authority ha avviato a partire dal 6 aprile 2022 “un’approfondita analisi” sui contratti di importazione gas forniti dagli operatori “con l’obiettivo di valutare, tra l’altro, alla luce dell’attuale situazione di crisi, il reale costo storico e prospettico per il sistema Paese, delle importazioni di gas naturale”. Lo ha detto il presidente di Arera Stefano Besseghini ascoltato dalle Commissioni Finanze e Industria del Senato sul DL Ucraina rispondendo a una domanda. Sul decreto il presidente ha spiegato che l’aumento dei bonus “sociali e l’ampliamento della platea nell’ipotesi che il governo intenda confermare tali misure anche nel terzo e quarto trimestre dell’anno, potrebbe determinare nel 2022 un fabbisogno di 1,9 mld di euro a fronte di un fabbisogno nell’anno precedente di 540 milioni”. Infine, “Arera non può che esprimere apprezzamento” per la sensibilità e sollecitudine del legislatore” sui nuovi compiti affidati dal legislatore dal Dl Ucraina che ha anche disposto un incremento della pianta organica di 25 unità. “Tuttavia si ritiene doveroso rappresentare alcuni elementi di criticità sulla copertura degli oneri” E cioè: “La norma presenta profili di disallineamento laddove dispone di assegnare un inquadramento contrattuale specifico fino al 2031 per le nuove risorse” e di individuare gli oneri e compensazione degli effetti in termini di fabbisogno e indebitamento netto mediante la riduzione del fondo per la compensazione degli effetti finanziari”, ha concluso Besseghini.

CONFINDUSTRIA: SETTORE A RISCHIO, SERVONO INTERVENTI PER SHOCK PREZZI

“Il dato più preoccupante è che il 16% delle imprese che ha risposto” a un sondaggio “ha dichiarato di aver ridotto la produzione” e “tre su dieci del 20%”. Il resto ha dichiarato che è in grado di produrre in modalità ordinaria per non più di tre mesi. Questo vuol dire che nel giro di due mesi e mezzo una impresa su due ridurrà la produzione”, ha affermato Francesca Mariotti di Confindustria ascoltata dalle Commissioni Finanze e Industria del Senato sul DL Ucraina ricordando che a marzo la produzione industriale ha registrato un -1,5% e nel primo trimestre del 2022 -2,9%. Per quanto riguarda i prezzi dell’energia “per il gas ci sono state variazioni a quattro cifre, +1217% in media nel periodo del conflitto rispetto al periodo pre-Covid. E quel del Brent +104%, Questi dati danno il senso dello shock economico che stanno vivendo le imprese”, ha aggiunto Mariotti. Sul decreto “si conferma l’approccio congiunturale emergenziale che abbiamo già considerato insufficiente per questo riteniamo servano misure più mirate, durature e robuste anche alla luce di quanto stanno facendo i nostri competitor”.

“È fondamentale allungare i termini degli interventi con orizzonti almeno annuali e una manovra di ampio respiro che stanzi risorse adeguate per attenuare gli effetti di questa congiuntura che non si concluderà nel secondo trimestre”, ha spiegato Mariotti. Tra le proposte “la messa a disposizione del settore elettro-intensive di 25 TWh della riserva disponibile al Gse al prezzo prestabilito di 50 euro per MWh che dovrebbe durare per almeno 2-3 anni a fronte del quale le imprese si impegnano a sviluppare investimenti per circa 12 GWh di produzione fotovoltaica e 5 eolica – ha proseguito la rappresentante di Confindustria -. Nel decreto viene prevista l’aumento del gas nazionale e questo risponde a un’istanza di Confindustria ma serve una misura ponte”. Sulle agevolazioni “serve una misura per il 2022-23, una misura di contribuzione degli oneri generali di sistema dello 0,5% per le imprese intensive e 15%” per altre “come prevede la disciplina europea” che dovrebbero essere “integrate con decisioni a livello Ue per arginare le manovre speculative sui mercati energetici e la CO2” su cui “abbiamo chiesto una sospensione agendo sulla stability reserve”.

ZACCHEO: DIALOGO COSTRUTTIVO ART CON AUTOTRASPORTO E LOGISTICA. PROSSIMA UNA INDAGINE CONOSCITIVA SUL SETTORE

“L’Autorità di regolazione dei trasporti intende instaurare un dialogo costruttivo con le categorie dell’autotrasporto e della logistica e per questo avvierà una specifica indagine conoscitiva, propedeutica alla definizione di un sistema regolatorio di settore”. Così il Presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti, Nicola Zaccheo, in audizione presso le Commissioni riunite 6ª (finanze e tesoro) e 10ª (industria, commercio, turismo) in sede di conversione del decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21. Tuttavia, ha rimarcato Zaccheo, “nell’ambito delle misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina, occorre valutare attentamente le implicazioni politico-istituzionali derivanti dal meccanismo di esonero del comparto dell’autotrasporto dal versamento del contributo per il funzionamento dell’Autorità amministrativa indipendente”. “La disposizione in esame – secondo il Presidente dell’ART – può rappresentare un “vulnus” all’indipendenza dell’Autorità e snaturare la funzione del contributo, considerato unicamente come un onere per un settore fondamentale dell’economia del Paese, quale quello dell’autotrasporto. Ma è vero il contrario: per espressa indicazione normativa, l’Autorità garantisce, tramite la regolazione, la mobilità delle merci in ambito nazionale, locale e urbano, anche collegata a stazioni, aeroporti e porti, a tutela delle imprese del settore”. “La missione dell’Autorità è quella di agevolare l’attività degli autotrasportatori e degli operatori della logistica, la cui efficienza è un fattore di competitività per il sistema Paese, oltre che per le imprese stesse”, ha concluso.

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