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Sulle forniture energetiche Mosca controlla ancora l’UE. Il report Bruegel

Gas

La crisi ucraina non dà certezze. Putin continua a tenere sotto scacco l’Europa sul gas. Ipotesi e scenari

Nessuno può ancora dire come finirà né a vantaggio di chi. La crisi ucraina continua a tenere banco sugli scenari geopolitici ed energetici del Vecchio Continente. Sono anni che Bruxelles cerca invano la strada dell’autosufficienza e del distacco da Mosca, ricorda un’analisi di Bruegel.

I RAPPORTI EURO-RUSSI TRA PASSATO E PRESENTE

I tentativi risalgono a fine decennio scorso, ancor più dopo l’annessione unilaterale della Crimea da parte del Cremlino. Oggi la realtà recita ancora altro: 40% di fornitura energetica arriva dall’ex URSS. Ma sempre oggi è tornato attuale il clima di tensioni con Kiev, stavolta per un’invasione totale. Le domande aumentano, non solo sulla reale minaccia moscovita ma anche e conseguentemente sulla risposta occidentale. Una risposta che, si legge ancora su Bruegel, dovrebbe considerare sia il lato politico-diplomatico e militare ma anche quello energetico, appunto.

Le ipotesi più gettonate da giorni sono quelle di una svolta autosufficiente di Bruxelles. Ciò basterebbe? Apparentemente sì, sostanzialmente no.

IPOTESI E SCENARI

Se da qui all’estate Mosca smette di riscaldare gli europei, solo un freddo  “eccezionale” comporterebbe l’insufficienza della soluzione GNL. Sarebbe lo scenario peggiore, che porterebbe ad uno stoccaggio vuoto già a marzo. In altri due casi, invece, o Putin decide di proseguire con i trasferimenti insieme ad altri fornitori. O cessano le forniture dal Cremlino ma le temperature non scendono a livelli critici.

Nel primo caso, la domanda di gas naturale rimarrà in linea con la media 2015-2020, lo stoccaggio in tutta l’UE raggiungerebbe un minimo di circa 320 TWh nell’aprile 2022. Nel secondo, specifica l’analisi Bruegel, lo stoccaggio raggiungerebbe un livello minimo di 140 TWh nell’aprile 2022. Ancor più diverso sarebbe, invece, il panorama europeo nell’eventualità di un blocco pluriennale delle forniture.  Breve e lungo periodo potrebbero, perciò, portare conseguenze differenti. Meglio, intanto, avere rimedi d’emergenza.

COME E DOVE GESTIRE L’OFFERTA DI GAS EUROPEO

C’è la penisola iberica come hub per i terminali d’importazione di gas naturale liquido, ricorda il report di Bruegel. La capacità mensile sarebbe di 40 TWh per le import, 30 per il consumo. I problemi non mancano: i gasdotti esistenti consentono un trasferimento massimo di 5 TWh al mese. Il gas che arriva in Francia è odorizzato e in genere non può essere immesso nei sistemi di gas vicini senza vincoli. Inoltre, se troppo gas dovesse provenire da ovest, le strozzature dei gasdotti potrebbero impedire consegne sufficienti alle parti più orientali dell’UE o dell’Ucraina.

Ci sarebbero impedimenti politici, tra l’altro, dei paesi messi meglio con lo stoccaggio che non gradirebbero una condivisione delle già scarse risorse. Altre opzioni percorribili, dunque? Norvegia e Nord Africa aiuterebbero con le infrastrutture da dove importare, senz’altro. Ma il punto è trasportare sufficienti quantità per tutti. Ecco perché la mancanza della Russia preoccupa.

Nel 2021, le esportazioni russe di gas naturale verso l’UE ammontavano a 1.550 TWh tramite gasdotto e circa 120 TWh tramite GNL. Ciò implica che circa 1.700 TWh dovrebbero essere sostituiti se la Russia interrompesse completamente le sue esportazioni di gas naturale verso l’Europa, ricorda Bruegel. Aumentare rapidamente la produzione interna sarà fattibile solo nei giacimenti di gas che hanno capacità in abbondanza. Attualmente, questa quantità da fornitori non russi ammonta a 1800TWh per i livelli dell’anno concluso da poco.

Ma anche qui sorgerebbero ulteriori impedimenti su un uso organico di suddette disponibilità. Infatti, anzitutto va ricordato che la capacità di liquefazione globale ha raggiunto pressoché i massimi d’uso. Non mancano complicazioni contrattuali per gli europei, seguirebbero ulteriori rialzi prezzuali e ricadute sui paesi poveri in attesa dei flussi di GNL. Infine, o come summa, il sistema europeo verrebbe sconvolto poiché snaturato rispetto alla sua attuale struttura infrastrutturale sull’energia.

IL LATO DELLA DOMANDA

Molto probabilmente, ogni eventualità descritta dal lato dell’offerta andrebbe riequilibrata sul lato della domanda. Occorre, conclude l’analisi Bruegel, frenare la spinta delle richieste nei settori chiave del gas: industria, riscaldamento, elettricità. Efficienza energetica e risparmio possono aiutare il contenimento dei consumi di gas.

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