La Commissione UE registra un calo a 340 miliardi ma avverte: metà degli aiuti non ha una data di scadenza. Entro fine anno arriverà una nuova legge comunitaria per imporre lo stop definitivo alle risorse per carbone, gas e petrolio.
I governi dell’Unione Europea hanno erogato 340 miliardi di euro in sussidi energetici nel corso del 2024, segnando una flessione del 5% rispetto ai 360 miliardi del 2023 e un arretramento del 25% rispetto al picco di 457 miliardi toccato nel 2022 durante la fase acuta della crisi. Nonostante il ripiegamento, la spesa pubblica per sostenere i consumi e la produzione di energia rimane ancora nettamente al di sopra della media pre-crisi (190 miliardi nel quinquennio 2015-2019). Il sostegno ai combustibili fossili si è attestato a 97 miliardi di euro (pari allo 0,5% del PIL comunitario), riducendosi del 20% sul 2023 ma superando del 62-64% i livelli storici.
A destare particolare allarme a Bruxelles è l’assenza di scadenze temporali vincolanti: il 52% di questi sussidi non ha una data di fine o prevede un termine successivo al 2030, e nel 2024 nessun nuovo Paese ha presentato piani formali di dismissione. Sul fronte opposto, gli aiuti alle fonti rinnovabili sono rimbalzati a 76 miliardi di euro (+39% sul 2023), spinti soprattutto dal solare e dall’idrogeno, pur restando del 12% inferiori alla media 2015-2019 a dimostrazione della crescente competitività di mercato del settore verde. È quanto emerge dal settimo rapporto annuale sui sussidi energetici nell’UE.
IL FOCUS SULL’ITALIA: TRA I GRANDI DEL SOLARE MA SENZA UNA DATA DI ADDIO AI FOSSILI
Nel quadro delineato dalla Commissione Europea, la posizione dell’Italia presenta un netto chiaroscuro, collocando il Paese sia tra le nazioni più dinamiche sul fronte della generazione pulita, sia nel gruppo degli Stati che faticano a recidere i ponti con le fonti tradizionali. L’Italia rientra nel ristretto novero degli unici otto Stati membri – insieme a Belgio, Francia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo e Portogallo – che hanno formalmente espresso l’intenzione o predisposto piani generali per eliminare integralmente i sussidi ai combustibili fossili dalla propria economia, come riportato nelle relazioni di avanzamento sui piani nazionali per l’energia e il clima (NECPR) trasmesse a Bruxelles entro il 15 marzo 2025.
Tuttavia, l’esecutivo comunitario rileva che anche all’interno di questo gruppo virtuoso, e dunque per l’Italia medesima, continuano a mancare del tutto date finali certe, misure attuative puntuali e politiche operative vincolanti. Le analisi grafiche dell’organismo europeo evidenziano come la quota di agevolazioni ai fossili priva di scadenza o con un termine proiettato oltre il 2030 rappresenti la porzione maggioritaria degli impegni assunti a livello nazionale, a fronte di un peso dei sussidi fossili sul totale degli aiuti energetici interni pari a circa il 27%.
Sul versante delle fonti rinnovabili, invece, la strategia italiana riflette pienamente il potenziale naturale del territorio: il nostro Paese figura tra le realtà meridionali a elevato irraggiamento solare – insieme a Malta, Grecia, Cipro e Spagna – che hanno orientato in maniera preponderante le risorse pubbliche a favore dell’energia solare fotovoltaica, differenziandosi dai modelli del Nord Europa focalizzati su biomasse ed eolico offshore.
IL REPORT DI BRUXELLES
Il consuntivo del 2024 dimostra che quasi la metà dell’intero volume dei contributi economici (il 48%, corrispondente a 163 miliardi di euro) è stata erogata sotto forma di aiuti “non mirati” (all energies), ossia misure orizzontali e intersettoriali a beneficio di qualsiasi vettore energetico e di tutte le categorie di utenti finali. Sebbene questa quota abbia registrato una lieve flessione rispetto al 50% censito nel 2023 (-2 punti percentuali), essa continua a superare di oltre il doppio la media storica del 21% rilevata nel periodo 2015-2019.
Le misure temporanee istituite durante la fiammata dei prezzi post-2022 si sono ridotte nel 2024 a 98 miliardi di euro, segnando un taglio del 38% rispetto al 2023 e del 55% rispetto ai 219 miliardi del 2022, per effetto della progressiva disattivazione degli scudi tariffari da parte degli Stati. Tale contrazione non è tuttavia bastata a centrare l’obiettivo fissato dalla Raccomandazione del Consiglio del 12 aprile 2024, che richiedeva la cancellazione integrale dei regimi anticrisi entro il 2024.
LA MAPPA DEI SUSSIDI AI FOSSILI: TAGLI AL CARBONE E L’INCOGNITA OLTRE IL 2030
La spesa pubblica complessiva per i combustibili fossili (97 miliardi di euro) racchiude 43 miliardi di euro di spese fiscali non direttamente comparabili tra Paesi e 10 miliardi di euro riconducibili a partecipazioni azionarie e iniezioni di capitale statale, strumenti la cui incidenza è cresciuta notevolmente dopo gli shock del 2022. Scorporando queste due voci, il valore diretto dei sussidi fossili ammonta al 45% del totale, pari a 44 miliardi di euro.
Nel dettaglio delle singole fonti: – il carbone ha registrato la sforbiciata più marcata con un calo del 37%; – il gas naturale ha visto scendere le agevolazioni del 23%; – il petrolio ha mostrato una flessione più contenuta, pari al 10%. Permangono forti asimmetrie rispetto agli scopi sociali e strategici. Le risorse fossili destinate a mitigare la povertà energetica sono calate a 1,3 miliardi di euro nel 2024, mantenendosi comunque al di sopra dei 980 milioni annui del periodo 2015-2019. I sussidi orientati alla sicurezza degli approvvigionamenti, dopo essere scesi a 15 miliardi nel 2023, sono ulteriormente diminuiti a 11 miliardi nel 2024, ma stazionano su livelli di gran lunga superiori rispetto a quelli pre-crisi (quantificabili in circa un miliardo, dopo i 300 milioni annui spesi tra il 2015 e il 2017 e gli 1,1 miliardi del 2018-2021). L’analisi dei calendari di uscita dal fossile mostra che solo il 39% delle sovvenzioni (38 miliardi di euro) prevedeva un termine di cessazione entro il 2024 o prima del 2025; un modesto 8% (8 miliardi) fissa la scadenza tra il 2026 e il 2030, mentre il restante 52% (50 miliardi) è privo di termine o programmato per superare il 2030.
IL RIMBALZO DELLE RINNOVABILI E LA CRESCITA RECORD DELL’IDROGENO
Il comparto delle energie pulite ha invertito la parabola discendente del 2023 (anno in cui era scivolato al minimo di 55 miliardi), risalendo a 76 miliardi di euro grazie ai meccanismi tariffari dinamici e all’attuazione del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), integrato con i 27 capitoli dedicati di REPowerEU. Nonostante la crescita del 39% sull’anno precedente, i sussidi verdi restano del 12% al di sotto della media storica di 86-87 miliardi registrata tra il 2015 e il 2019, confermando che gli impianti rinnovabili necessitano di minori incentivi per competere sul mercato elettrico. La ripartizione tecnologica delle risorse 2024 fotografa il primato delle seguenti filiere: – Solare: prima fonte beneficiaria con il 39% dei s
ussidi verdi (circa 30 miliardi di euro), in crescita del 19% sul 2023 pur risultando inferiore del 12% rispetto alla media 2015-2019; – Bioenergie: seconde con il 20% delle risorse (circa 15 miliardi di euro), raddoppiando quasi il valore del 2023; – Eolico: terzo comparto con il 12% del totale (circa 9 miliardi di euro), protagonista di un balzo del 75% sul 2023 ma ancora inferiore del 53% rispetto al quinquennio storico; – Altre fonti (idroelettrico e multi-rinnovabili): salite del 51% sul 2023, con il segmento combinato multi-rinnovabili che evidenzia un progresso del 132% sui valori storici. Le strategie geografiche si sono polarizzate: mentre Spagna, Italia, Grecia, Cipro e Malta hanno privilegiato il fotovoltaico, nazioni ad alta copertura forestale quali Svezia, Finlandia e Croazia hanno indirizzato il supporto alla bioenergia.
L’eolico offshore ha assorbito quote rilevanti in Belgio e Polonia, laddove Germania, Francia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia e Lettonia hanno optato per un approccio neutrale bilanciato su più tecnologie. Nel perimetro dei nuovi vettori, l’idrogeno ha registrato un’impennata eccezionale: i sussidi sono triplicati rispetto al 2023 e quadruplicati sul 2022, toccando il valore record di 13,5 miliardi di euro (pari al 3% di tutti i sussidi energetici).
GLI STRUMENTI ECONOMICI E I SETTORI BENEFICIARI: DALLE FAMIGLIE ALL’INDUSTRIA
La struttura economica degli interventi dimostra che l’obiettivo primario dei governi è stato la tutela della domanda e dei consumi energetici, a cui è andato il 70% delle risorse totali (238 miliardi di euro nel 2024, di cui 163 miliardi per la domanda complessiva), mentre il supporto alla produzione ha assorbito il 24% (82 miliardi).
Per i combustibili fossili, il sostegno alla domanda ha rappresentato storicamente tra il 63% e il 75% degli aiuti lungo il decennio 2015-2024. Sotto il profilo degli strumenti fiscali e contabili impiegati nel 2024: – le misure di sostegno ai redditi e ai prezzi coprono il 41,5% del totale (16,9% per “tutte le energie”, 15,3% per le rinnovabili, 8,9% per i fossili e 0,3% per il nucleare); – i trasferimenti diretti pesano per il 26,9% (18,2% trasversali, 4,4% rinnovabili, 3,9% fossili e 0,4% nucleare); – le spese e agevolazioni fiscali valgono il 26,0% (12,5% fossili, 11,3% trasversali e 2,2% rinnovabili); – i fondi per ricerca, sviluppo e dimostrazione (RD&D) assorbono il 2,5% (1,6% trasversali, 0,5% nucleare, 0,3% rinnovabili e 0,1% fossili); – le sottostime tariffarie di beni e servizi si fermano allo 0,04% (solo su fossili); – le altre categorie residuali valgono il 3,0% (interamente su fossili). Analizzando i singoli comparti dell’economia, l’industria energetica si conferma il settore maggiormente sovvenzionato con 114 miliardi di euro (33% del totale), seguita dai consumi delle famiglie con 64 miliardi (19%).
Le sovvenzioni intersettoriali o non assegnate hanno raggiunto 88 miliardi di euro (26%). Più distaccati risultano i comparti dell’industria manifatturiera, mineraria e delle costruzioni con 40 miliardi (12%) e i trasporti con 19 miliardi (6%), mentre terziario e servizi pubblici (9 miliardi, 3%) e agricoltura (7 miliardi, 2%) chiudono la graduatoria. Tra i vettori fisici, l’elettricità è stata la voce più finanziata con 166 miliardi (quasi il 45%), davanti alla categoria multi-energia (59 miliardi, 17%), al gas (42 miliardi, 12%), al petrolio (stabile a 27 miliardi, 8%) e al calore (21 miliardi, 7%).
L’IMPATTO AMBIENTALE E LA TASSONOMIA UE
Il rapporto fornisce una valutazione ecologica fondata sui criteri del Regolamento sulla tassonomia europea, circoscritta agli obiettivi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. In base a tali parametri, un sussidio viene qualificato come dannoso per l’ambiente se la riduzione di prezzo o di costo incentiva la disponibilità o l’utilizzo di fonti energetiche che provocano impatti negativi significativi. Nel 2024, la maggior parte delle risorse – 230 miliardi di euro, pari al 68% del totale – è stata classificata come non dannosa per l’ambiente, con un incremento del 10% rispetto al 2023.
Al contrario, i sussidi ambientalmente dannosi sono scesi del 26% attestandosi a 110 miliardi di euro (il 32% del totale, di cui 17 miliardi stimati sui dati 2023), riducendosi a un ritmo più rapido rispetto al calo del 5% registrato dai sussidi complessivi. A comporre il blocco degli aiuti dannosi sono per l’81% i combustibili fossili (89 miliardi di euro), per il 15% le misure trasversali, per il 3% l’elettricità prodotta da fonti fossili e per meno dell’1% la generazione di calore.
LA STRETTA NORMATIVA ENTRO FINE 2026 E LE MINACCE DEL MEDIO ORIENTE
L’eliminazione dei sussidi fossili costituisce un vincolo cogente collegato all’Accordo di Parigi, alla Legge europea sul clima e all’VIII Programma di azione per l’ambiente. La presidente Ursula von der Leyen ha conferito uno specifico mandato operativo nelle lettere di missione indirizzate a Dan Jørgensen, Commissario per l’energia e l’edilizia abitativa, e al Commissario per il clima, l’azzeramento delle emissioni nette e la crescita pulita, affinché venga definito un quadro stringente per la soppressione graduale degli aiuti dannosi. Nella comunicazione AccelerateEU del 22 aprile 2026 (COM(2026) 370 final), la Commissione ha avvertito che il nuovo conflitto esploso in Medio Oriente nel 2026 potrebbe imporre misure temporanee e mirate a salvaguardia dei consumatori vulnerabili e della competitività manifatturiera.
Tuttavia, tali sostegni di emergenza non dovranno derogare all’obiettivo strategico della decarbonizzazione. Per trasformare gli impegni in obblighi esecutivi, la Commissione adotterà entro la fine del 2026 una proposta formale di aggiornamento del regolamento sulla governance dell’Unione dell’energia, imponendo percorsi definitivi e scadenze inderogabili per archiviare definitivamente la stagione dei sussidi ai combustibili fossili.

