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Sicurezza energetica Italia

Svolta nucleare e addio al gas russo: l’Italia si prende il trono dell’energia nel Mediterraneo?

Il Senato approva il piano per trasformare il Paese in un hub strategico tra Africa ed Europa. Entro luglio il via libera definitivo all’atomo sostenibile, mentre si spacca il fronte sulle spese per la difesa.

L’Italia blinda la propria sovranità energetica e lancia la sfida per diventare il ponte indispensabile tra il Continente e l’Africa. Con l’approvazione della mozione di maggioranza 1-00188, avvenuta  al Senato, il Governo riceve il mandato per trasformare definitivamente il Paese in un hub energetico globale, puntando su una diversificazione aggressiva delle rotte e sul ritorno strategico al nucleare di nuova generazione.

Mentre l’Aula ha respinto con forza la mozione delle opposizioni (1-00174), il parere favorevole del sottosegretario all’Economia Federico Freni ha sancito una linea politica chiara: l’epoca della dipendenza da Mosca è finita, sostituita da un asse atlantista e mediterraneo che punta a riscrivere le regole fiscali europee per premiare chi investe in resilienza.

L’ITALIA DIVENTA IL PONTE ENERGETICO D’EUROPA

La maggioranza ha incassato un successo politico fondamentale per la gestione delle risorse strategiche. Adriano Paroli, esponente di Forza Italia, ha illustrato il provvedimento sottolineando come la posizione fisica dello Stivale sia oggi la sua più grande ricchezza. “L’Italia, grazie alla sua posizione fisica, diventa centrale nel Mediterraneo anche come ponte energetico verso l’Europa”, ha spiegato Paroli in Aula, rimarcando che la strategia dell’Esecutivo ha permesso di tutelare gli interessi nazionali in una fase di estrema turbolenza.

Secondo il senatore azzurro, “la presidente del Consiglio ha più volte chiesto in sede europea deroghe o esclusioni dal computo del deficit per le spese legate allo shock energetico e alla resilienza, analogamente a quanto ottenuto con il settore della Difesa”. Il messaggio è netto: senza uno sconto sui parametri del Patto di Stabilità per chi investe in energia, l’Europa rischia di restare “intrappolata in una spirale di bassa crescita”.

ADDIO AL GAS DI MOSCA E BOOM DELLE ROTTE MERIDIONALI

I numeri contenuti nella mozione approvata certificano un cambio di paradigma senza precedenti. L’Italia ha saputo reagire alla fragilità strutturale del passato potenziando la rete di approvvigionamento, che oggi conta su cinque pipeline e cinque terminali di rigassificazione.

La dipendenza dal gas russo è ormai residuale, compensata da un aumento esponenziale dei volumi dall’Algeria – che nel 2025 ha immesso in rete oltre 20 miliardi di metri cubi attraverso il TransMed, coprendo il 36% del fabbisogno nazionale – e dai flussi provenienti da Azerbaijan (via TAP), Libia e Qatar, oltre al massiccio contributo del GNL statunitense. Un pragmatismo che, secondo i proponenti (Craxi, Malan, Romeo, Biancofiore, Paroli, Petrucci e Garavaglia), ha evitato i “ricatti geopolitici” denunciati dalle opposizioni. Ad oggi, l’Italia vanta la maggiore percentuale di riempimento degli stoccaggi in Europa, avendo già superato la soglia del 50% a inizio maggio.

IL PIANO MATTEI E LA CANDIDATURA COME HUB DEL MEDITERRANEO

Al centro della visione governativa si staglia il Piano Mattei, descritto come lo strumento che ha trasformato l’Italia in un ponte tra Europa e Nord Africa per gas, idrogeno e materie prime critiche. Questa strategia, in piena coerenza con il Global Gateway europeo, non ha solo garantito la sicurezza degli approvvigionamenti ma ha permesso di mantenere prezzi più stabili rispetto ai picchi drammatici del biennio 2022-2023.

La collaborazione con gli Stati Uniti sul gas liquefatto è considerata un elemento di resilienza fondamentale, integrato in un mix diversificato che vede l’Italia protagonista della ridefinizione delle supply chain globali. La mozione rivendica la lungimiranza di una linea che, a differenza di alcuni partner europei tentati dal ritorno alle forniture russe, ha scelto la concretezza dell’alleanza atlantica senza rinunciare all’autonomia strategica.

BOLETTE E AIUTI: DECINE DI MILIARDI PER DIFENDERE IL MADE IN ITALY

Per contrastare gli effetti recessivi delle guerre commerciali tra USA e Cina, il Governo ha messo in campo misure di sostegno massicce per il tessuto produttivo ricorda il documento. “Il costo dell’energia è strutturalmente più gestibile grazie alle misure adottate: dal decreto bollette di febbraio 2026, con oltre 5 miliardi di euro, al prolungamento del taglio delle accise”, si legge nel testo della mozione.

Tra gli interventi principali spicca il bonus sociale per le famiglie vulnerabili, che per l’anno in corso è stato rafforzato con un contributo straordinario di 115 euro. Complessivamente, sono stati stanziati decine di miliardi di euro – l’equivalente di due leggi di bilancio – per ridurre il gap competitivo delle piccole e medie imprese italiane rispetto alla media UE. Parallelamente, sono state attivate riforme di sistema come il potenziamento delle reti e la “gas release” per le aziende energivore.

ENTRO LUGLIO IL VIA LIBERA AL NUCLEARE DI NUOVA GENERAZIONE

La vera rivoluzione energetica passa però per il nucleare sostenibile. Durante il question time dello scorso 13 maggio, il Governo ha confermato che entro fine luglio sarà approvato definitivamente il disegno di legge delega per il rilancio del nucleare basato sugli Small Modular Reactors (SMR).

Seguiranno decreti legislativi per definire il programma nazionale, la localizzazione dei nuovi impianti e la disciplina per lo stoccaggio dei rifiuti e la formazione del personale. L’Italia, che ha già superato i target intermedi delle rinnovabili coprendo oltre il 40% del fabbisogno elettrico nazionale, punta a un approccio tecnologicamente neutrale. Misure come i contratti per differenza (FERX e FERZ) e la “energy release” stanno già lavorando per ridurre la correlazione tra il prezzo del gas e quello della luce.

DIFESA E SICUREZZA: IL NODO DEL 5% DEL PIL

Il nesso tra capacità difensive e sovranità energetica è ormai inscindibile. Sebbene l’Italia abbia raggiunto nel 2025 l’obiettivo NATO del 2% del PIL per la difesa (circa 45 miliardi di euro), la mozione di maggioranza boccia come “irrealistico” il nuovo target del 5% entro il 2035 proposto dai partner più ambiziosi.

La linea italiana propone invece di scorporare o includere nel computo della sicurezza gli investimenti per la protezione delle infrastrutture critiche e la resilienza civile. Il piano “Readiness 2030” viene visto come un’opportunità per modernizzare il settore industriale, purché non venga affrontato con logiche emergenziali. Il Governo è stato quindi impegnato a valutare l’istituzione di una cabina di regia interministeriale (Energia, Difesa, Esteri e Infrastrutture) per monitorare la cyber-resilienza e la protezione fisica delle reti.

LA REAZIONE DELLE OPPOSIZIONI: “ITALIA VASSALLA E HUB BARZELLETTA”

Durissimo il fronte delle opposizioni, che ha visto respinta la propria mozione. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Ada Lopreiato, ha parlato di un Paese ridotto a “vassallo” degli Stati Uniti: “Il racconto dell’Italia come hub energetico si è rivelato una favola senza lieto fine: abbiamo solo sostituito la dipendenza dal gas russo con quello americano”.

Lopreiato ha chiesto una tassazione severa sugli extraprofitti dei colossi energetici, criticando le “formule volontarie” del Governo. Anche Silvia Fregolent (Italia Viva) ha bocciato il piano definendolo “una barzelletta”, accusando l’esecutivo di aver paralizzato le rinnovabili con la gestione delle aree idonee. Ivan Scalfarotto, sempre di Italia Viva, ha invece puntato il dito sulla “retromarcia politica” riguardante le spese per la difesa, parlando di una “totale assenza di visione” che danneggia l’immagine dell’Italia ai tavoli NATO ed europei.

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