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Tagliare i consumi gas per assicurare gli obiettivi Net Zero. Cosa dice il report dell’Oxford Institute

Gas

Affinché il gas naturale rimanga rilevante in qualsiasi scenario di transizione energetica e soddisfi l’accordo di Parigi e/o il raggiungimento del target Net Zero al 2050 è necessario un abbattimento significativo dei consumi

Quale sarà il ruolo del gas naturale nella transizione energetica? Per comprendere i diversi trend possibili l’Oxford Institute for energy studies (Oies) ha esplorato in un report due scenari più o meno favorevoli al gas che guadagna quote rispetto a carbone e petrolio e meno nei confronti delle rinnovabili in un caso e un altro scenario in cui il combustibile progredisce più lentamente rispetto agli altri fossili ma più velocemente rispetto alle rinnovabili. Entrambi confrontati con uno scenario business-as-usual e basati non tanto sull’aspetto economico ma sulle diverse politiche della transizione energetica e del bilanciamento di domanda e offerta.

GLI SCENARI OIES

Nel dibattito sull’impatto della transizione energetica sull’attuale sistema energetico globale sta diventando sempre più chiaro, infatti, “che ci sono molteplici percorsi, tecnologie e risultati che possono aiutare il mondo a decarbonizzare”, ha osservato l’Oies. Entrambi gli scenari supposti dai ricercatori mirano a limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi, ma nello scenario favorevole al gas la domanda del combustibile, secondo le previsioni, rimane leggermente superiore ai livelli attuali nel 2050, ma con livelli significativi di abbattimento e cattura del carbonio.

I CONSUMI PREVISTI

Per quanto riguarda i consumi, il primo scenario prevede una domanda globale di gas entro il 2050 pari a 4.200 mld di mc mentre il secondo scenario si attesta a 2.550 mld di mc rispetto a uno scenario business as usual pari a 5.000 mld di mc. Il secondo scenario “è leggermente più alto del Bp Net Zero ma significativamente più alto dello scenario dell’Aie che è sotto i 2.000 mld di mc. Questo non è dovuto a nessuna differenza rispetto allo sviluppo solare ed eolico ma apparentemente riflette le differenze nel nucleare, nell’idroelettrico, nella bioenergia geotermica e marina rispetto al gas”, spiega l’Oxford Institute.

NORD AMERICA ED EUROPA INTERESSATI DAI MAGGIORI CALI

“I cambiamenti basati su questi scenari non sono uniformi in tutto il mondo – prosegue la ricerca -. La domanda di gas diminuisce maggiormente in Nord America e Europa in entrambi gli scenari Oies, mentre cala anche bruscamente in Medio Oriente” nel secondo scenario. Ciò è dovuto al fatto che “le energie rinnovabili cresceranno molto più rapidamente” rispetto al primo scenario “in cui l’abbattimento del gas è molto più forte. Nei mercati asiatici, tuttavia, la domanda di gas in generale continuerà a crescere, riflettendo la necessità di passare dal carbone al gas, principalmente nell’energia ma anche nell’industria e, in Cina, anche negli edifici. La crescita della domanda asiatica di gas è particolarmente evidente nel periodo fino al 2030, anche in Giappone, Corea e Taiwan, con un’accelerazione nell’abbandono del carbone per ridurre le emissioni. La crescita più rapida, tuttavia, sarà in India, dove ci saranno significativi abbandoni del carbone a favore di altri combustibili. Tuttavia, come in altri paesi asiatici, ci sarà bisogno di creare un’infrastruttura significativa che potrebbe rivelarsi un percorso impegnativo”.

IL RUOLO DEL GNL

“La crescita della domanda asiatica ha implicazioni significative per il commercio del gas e il commercio di Gnl in particolare”, evidenzia il report spiegando che il primo scenario mostra “un’espansione molto rapida delle esportazioni di Gnl nel 2020, che richiederà FID (finalizzazioni di progetti, ndr) aggiuntive significative oltre a quelle già prese, e un rapido sviluppo” mentre nel secondo scenario “le prospettive nel 2030 e oltre sembrano meno rosee. Entro il 2050, il commercio di gas liquefatto potrebbe essere ben meno della metà del livello” del primo scenario, “a circa 350 mld di mc inferiore all’attuale livello. Questo solleva preoccupazioni sulla prospettiva degli stranded asset e dei contratti da parte degli acquirenti in un mercato in caduta libera”.

SERVE UN ABBATTIMENTO SIGNIFICATIVO DELLA DOMANDA GAS

“Affinché il gas naturale rimanga rilevante in qualsiasi scenario di transizione energetica e soddisfi l’accordo di Parigi e/o il raggiungimento del target Net Zero al 2050 è necessario un abbattimento significativo. In entrambi i nostri scenari – ha sottolineato il report dell’Oxford Institute – circa il 60% del gas naturale viene abbattuto entro il 2050, attraverso l’abbattimento diretto, la conversione in idrogeno blu idrogeno blu o attraverso il biometano. Nello scenario Aie Net Zero dove la domanda e il commercio di gas sono molto più bassi, il livello di abbattimento è del 75%. Qualsiasi taglio del gas avrà però bisogno dello sviluppo di CCS (cattura e stoccaggio del carbonio, ndr) su larga scala. A parte i costi e le politiche che possono proibire la costruzione onshore di impianti CCS in alcune regioni, non sembra esserci alcun ostacolo tecnico tecnici all’introduzione della CCS su vasta scala in tutto il mondo”, ha chiarito ancora il report.

“Non suggeriamo che questa sia ‘la’ risposta, ma offre una visione alternativa del futuro che può essere considerata più realizzabile date le attuali infrastrutture in atto e l’importante ruolo che il gas può chiaramente svolgere in molte regioni come agente di decarbonizzazione”, ha concluso Oies.

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