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Tap non inquina e non ammala. Abbiamo il responso eppur si lamentano

tap

È questo l’esito delle indagini svolte dall’Arpa Puglia e dalla Asl di Lecce nei terreni dove sorge il cantiere Tap a Melendugno. L’articolo di Annarita Digiorgio

«Tap. Non c’è alcun danno alla salute e all’ambiente». A dirlo Asl Lecce.
“ Tap. Non c’è nessun nesso tra la falda inquinata a San Basilio, area del cantiere Tap, e il materiale impiegato dalla multinazionale per la costruzione del gasdotto”. A dirlo Arpa Puglia.

Il responso è stato ufficializzato il 12 febbraio durante l’ultimo incontro della Conferenza dei servizi che si è svolta nella sede della Provincia di Lecce.

Non c’è dunque alcuna connessione inequivocabile fra lo sforamento dei valori, riscontrato la scorsa estate nella falda di San Basilio, e i materiali usati da Tap. E quindi nessun pericolo ambientale e sanitario.
Si chiude cosi, dunque, con questo verdetto inequivocabile, il tavolo tecnico aperto in Provincia a luglio 2018 per fare luce sul superamento di alcuni parametri riscontrati la scorsa estate.

Questa conferenza dei servizi fu istituzionalizzata mettendo attorno allo stesso tavolo Regione Puglia, Arpa, Provincia di Lecce, Asl, Comune di Melendugno, insieme ai rappresentanti di Tap e Saipem.
Il tavolo nacque in seguito alla comunicazione allarmante che fu la stessa società Tap la scorsa estate a comunicare rispetto agli sforamenti in falda di alcuni parametri (arsenico, nichel, cromo esavalente e manganese) oltre i limiti previsti per legge. A seguito di questa rilevazione il sindaco di Melendugno Marco Potì firmò un’ordinanza contingibile e urgente che stabili il divieto di emungimento di acqua da pozzi nell’area cantiere Tap e il divieto di svolgimento di qualsiasi attività lavorativa da parte di Tap in località San Basilio. Nell’ordinanza il Sindaco sosteneva che l’azienda che sta costruendo il gasdotto internazionale non avesse impermeabilizzato l’area del cantiere come previsto nella prescrizione A36 e A55 della Via, causando la dispersione in falda delle sostanze pericolose. il sindaco di melendugno bloccò quindi irrimediabilmente Tap.

Con una scelta che all’azienda ha creato non pochi problemi, considerata l’urgenza dettata dal trattato internazionale di avviare i lavori per la realizzazione del microtunnel, in programma dalla scorsa primavera.

A quell’ordinanza Tap rispose spiegando che nichel, arsenico e manganese erano già presenti nella falda prima dell’inizio dei lavori. E infatti tale sforamento era stato già rilevato da novembre 2017, con un ulteriore aumento a giugno 2018, quando furono effettuati nuovi prelievi di campioni. E Tap ancora non era in cantiere. In un primo momento, i divieti del Sindaco avevano effetto fino al 30 settembre 2018. Successivamente, il 28 settembre, Potì ha prorogato il blocco per un altro mese, sicchè Tap si è opposta al provvedimento interdittivo presentando ricorso al Tar Lazio, chiedendone l’annullamento e – in attesa di conclusione del procedimento – anche la sospensione del divieto di svolgere attività di cantiere.

Il collegio giudicante avrebbe dovuto decidere il 14 novembre, ma ha deciso poi di rinviare la trattazione al 5 dicembre e ha rigettato la richiesta di sospensiva dell’ordinanza, sostanzialmente bloccando i lavori un altro mese ancora fino al 5 dicembre. Inoltre i giudici hanno ordinato ad Arpa Puglia il deposito entro dieci giorni di una “circostanziata e documentata relazione riferita agli accertamenti già eseguiti, inerenti la concentrazione della soglia di contaminazione nell’area di cantiere in argomento”.

In giudizio si sono costituiti, oltre a Tap e al Comune di Melendugno, anche l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) e il Ministero dell’Ambiente. Sull’inquinamento della falda di San Basilio è in corso anche un procedimento penale aperto di recente dalla Procura di Lecce. L’ipotesi che la Procura ha chiesto ai carabinieri di verificare è che il cantiere non sia stato ben impermeabilizzato e ciò abbia determinato la perdita di sostanze pericolose nel terreno e nella falda. In particolare, si ipotizza che il colpevole dell’inquinamento sia il cemento utilizzato per costruire il pozzo di spinta, nel quale saranno calati sofisticati macchinari per costruire il microtunnel verso il mare.
Nel frattempo in vista dell’udienza Tar del 5 dicembre è arrivata la relazione chiesta ad Arpa: “Dalle attività di campionamento e analisi svolte da Arpa Puglia non si evincono superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) fissate dal decreto legislativo 152 del 2006 per le acque sotterranee e per i terreni, sia degli strati superficiali (top soil) che di quelli più profondi (carotaggi), per tutti i parametri analizzati, compreso quelli individuati nel protocollo operativo (arsenico, manganese, cromo totale, cromo esavalente e Nichel)».
Ordinanze, ricorsi, cause amministrative e penali. Blocco dei lavori per oltre 6 mesi.

Eppure Tap non inquina! È questo l’esito definitivo dell’indagine svolta dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale incaricata dal Tar del Lazio di svolgere gli accertamenti nei terreni dove sorge il cantiere Tap nella frazione di San Basilio a Melendugno. 6 mesi di blocco ora Arpa dice che non vi è alcun inquinamento. Dalla relazione emerge con certezza che l’acqua sotterranea e i terreni in superficie e quelli più profondi non risultano inquinati.

La relazione acquisita anche dalla procura è stata oggetto della disamina sulla base della quale i giudici hanno deciso per l ‘ennesima volta, a favore di Tap. Poiche l’ordinanza del sindaco era scaduta, il tribunale ha sbloccato il cantiere e rimesso Tap in condizione di iniziare i lavori.

Ma è rimasta in piedi l’indagine della Conferenza dei Servizi. E cosi ieri era convocato il tavolo dalla Provincia di Lecce, in quanto ente competente e promotore del tavolo tecnico sulle acque, estendendo l’invito ai carabinieri del Noe, chiedendo, se autorizzati dalla magistratura, di fornire informazioni aggiuntive “per permettere una valutazione complessiva della potenziale contaminazione”. Assente solo la Regione Puglia.

Per capire l’origine dell’inquinamento, dunque, come se non bastassero tribunale amministrativo e penale, anche la Provincia ha chiesto ad Arpa di analizzare campioni di cemento prelevato dalle pareti del pozzo di spinta realizzato. Poiché secondo gli attivisti notap il cromo esavalente proveniva dal cemento.

Dopo le analisi giunte dall’Umbria, Arpa Puglia ha tirato le somme di tutte le attività di campionamento e analisi svolte, ed è chiara: non si evincono superamenti delle concentrazioni soglia per le acque sotterranee e per i terreni, sia degli strati superficiali che di quelli più profondi, per tutti i parametri analizzati, compresi Arsenico, Manganese, Cromo totale, Cromo esavalente e Nichel.

Oggi, dopo che vi è stato persino un errore da parte del sindaco nel leggere i valori, da lui moltiplicati per uno scambio dell’unità di misura, l’ultimo dubbio e stato sciolto. Si spera.
All’ordine del giorno la presenza di cromo esavalente rilevata da Arpa nel cemento impiegato da Tap nel pozzo di spinta realizzato a San Basilio. Lo scorso 17 gennaio Arpa ha comunicato l’esito degli accertamenti complessivi: i valori della sostanza in falda sono rientrati e i terreni della zona di San Basilio non risultano inquinati. Tuttavia la presenza di questo elemento, considerato tra i più pericolosi contaminanti ambientali perché tossico e cancerogeno, è stata riscontrata nel cemento per 11,3 microgrammi/litro. Ma su questo Arpa ha sempre sostenuto che si possa tenere conto, «ai fini esclusivamente qualitativi», del limite definito per le acque sotterranee, pari a 5 microgrammi/litro, dunque ampiamente superato.

E così con il verdetto della Conferenza di servizi la multinazionale ha ottenuto il via libera a proseguire i lavori del gasdotto in fase di realizzazione.
Durante l’incontro il responsabile del Dipartimento Arpa Lecce, ingegnere Bucci, ha ribadito che l’inquinamento non sussiste e che, per quanto riguarda i valori riscontrati in passato, non è dimostrabile alcun nesso di causalità tra le attività di Tap e i superamenti riscontrati.
Mentre gli esperti di Asl hanno sancito che «non c’è danno alla salute e non sussistono rischi neppure per l’ambiente.

Questo non farà venire meno i futuri controlli, anzi. Nonostante l’esito rassicurante conclusivo della Conferenza di servizi la stessa Provincia ha condiviso la proposta di Arpa e del sindaco di Melendugno, Marco Poti, di intensificare comunque i controlli.
Bucci ha confermato che il cemento utilizzato per i lavori è a norma e che anche l’acqua e gli additivi utilizzati rispettano tutti gli standard di legge. Il dirigente Arpa ha sottolineato, però, che essendo la fase di scavo del gasdotto particolarmente delicata dal punto di vista ambientale deve essere regolarmente monitorata.
L’accordo prevederebbe campionamenti mensili (a spese della società, manco a dirlo) almeno dei piezometri 2, 6, 7 e 8.

Il project manager di Tap Gabriele Paolo Lanza, ha comunque chiesto di estendere l’area di analisi oltre il cantiere del gasdotto, includendo in particolare il fitodepuratore e i numerosi pozzi abusivi presenti nelle aree limitrofe, per fornire un quadro più completo delle criticità esistenti.

Mentre il tavolo tecnico era in corso, all’esterno della sede della Provincia una cinquantina di attivisti No Tap, con bandiere e striscioni, erano intenti a manifestare. Non hanno smesso un giorno, nonostante la zona rossa, di provare a bloccare in ogni modo i cantieri. Spesso ci sono riusciti.
Eppure Tap non inquina e non fa ammalare.

E il gas serve a loro per cucinare, alla salute per scaldarsi, e all’ambiente per la transizione energetica.