Scenari

Tap tra il premier Conte, il presidente Trump e il sindaco di Melendugno

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L’approfondimento di Annarita Digiorgio sulla vicenda Tap a latere dell’incontro fra Trump e Conte a Washington

C’erano un americano, un italiano e un salentino. Uno che diceva che Tap è un’opera strategica, uno che è inutile, e uno che è cosi-cosi.Sembra davvero l’incipit di una barzelletta. E sotto alcuni aspetti davvero la vicenda Tap lo sta diventando.

Dopo Mattarella a Baku con il Presidente dell’Azerbaijan, ieri è stato addirittura il Presidente degli Stati Uniti a dire che non vede l’ora di vedere completato il gasdotto Tap.

E quindi il Premier Conte, nel suo primo incontro con Trump, non ha potuto che confermare si “Tap è un’opera strategica”. E però ha dovuto aggiungere “ci sono delle inquietudini da parte delle comunità locali. Quindi io stesso con i ministri competenti andrò ad incontrare il sindaco e le comunità locali per trovare una soluzione”.

Fa ridere davvero. Anche perché si poteva capire se ad essere lesi fossero i diritti di salute, ambiente, tutela del paesaggio o sviluppo locale dei salentini interessati dall’approdo. Ma sia prima che dopo l’ok definitivo al progetto, tutti gli step sono stati affrontati. Centinaia di studi, permessi, autorizzazioni, e incontri con le parti locali prima di autorizzare l’approdo. E decine di ricorsi, tutti persi, degli enti locali per bloccarlo.

Ma ora il sindaco di Melendugno non potendosi più appellarsi a ulivi e alghe, sfodera come ultimo baluardo per combattere il Tap, la sua inutilità. E anche la ministra 5Stelle del Sud Lezzi ieri a Matera è tornata sulle sue vecchie posizioni: “Non è un genere di investimento che serve né al Salento, né alla Puglia, né all’intera Italia. Né dal punto di vista energetico, né ambientale né economico”.

Eppure, il suo collega sottosegretario leghista alle infrastrutture Siri ieri su Tap aveva detto “equivoci e non detti sono il 98% delle cause dei conflitti. Al primo posto ci deve essere l’interesse generale del Paese, che non può essere tagliato fuori dallo sviluppo del continente”.

Un gasdotto di 870 km, che attraversa mezzo mondo, liberandolo dall’indipendenza della Russia, garantendo sicurezza energetica, diversificazione delle fonti, rispetto delle direttive ambientali europee, serenità politica, tranquillità dei mercati e risparmio economico.
E ce lo chiede davvero mezzo mondo.

Ma il premier italiano che al massimo potrebbe bloccare gli ultimi 8 chilometri (pagando una penale di 70 miliardi, una figuraccia diplomatica, e il definitivo bollino nero sulla credibilità internazionale e i possibili futuri investimenti stranieri da qui all’eternità) deve chiedere il parere tecnico, politico, diplomatico, economico al sindaco di Melendugno.
Sembra una barzelletta ma qualcuno può anche crederci. Senza ridere.