Sostenibilità

Transizione energetica: la strada è ancora lunga

La transizione energetica in atto è un processo lento. Il mondo non può ancora fare a meno delle fonti fossili

Decarbonizzare il sistema energetico e ridurre le emissioni: questi i due obiettivi principali di Governi, Istituzioni e aziende. Ed è su questo fronte che si stanno muovendo anche i big del settore dell’Oil&gas. Ma il mondo non può fare ancora a meno di carbone e petrolio.

Gli obiettivi al 2030

Che la ricetta energetica del futuro debba avere più fotovoltaico ed eolico e meno carbone è una necessità per la salute dell’uomo e dell’ambiente, ma anche un’imposizione che arriva dagli obiettivi fissati dai leader dell’UE nell’ottobre 2014, basati sul pacchetto per il clima e l’energia 2020 e dagli impegni presi a Cop21.

In particolare, il quadro per il clima e l’energia al 2030 prevede l’obiettivo vincolante di ridurre entro il 2030 le emissioni nel territorio dell’UE di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990; fissa l’obiettivo vincolante a livello dell’UE di portare la quota di consumo energetico soddisfatto da fonti rinnovabili almeno al 27% entro il 2030; propone un miglioramento almeno del 27% dell’efficienza energetica.

Anche l’accordo di Parigi sul clima, entrato in vigore a novembre 2016, possiamo considerarlo un accordo sull’energia: la trasformazione del settore energetico, responsabile di almeno i due terzi delle emissioni di gas a effetto serra, è indispensabile per raggiungere gli obiettivi previsti

Sempre più energie rinnovabili. Ma ci vuole tempo

La transizione energetica è già iniziata. La quota di rinnovabili cresce negli anni. Secondo il rapporto Renewables Global Status Report nel 2015, la quota delle fonti fossili nei consumi finali complessivi di energia era pari al 78%, con le rinnovabili al 19% circa. E sempre secondo il rapporto, alcuni stati Europei, quali Danimarca e Germania, hanno raggiunto picchi di generazione elettrica rinnovabile del 140% e 86%.

Anche in Italia, l’attenzione alle energie pulite è alta: le fonti rinnovabili, nel 2016, hanno contributo a soddisfare il 34,3% dei consumi elettrici complessivi. Si una percentuale inferiore rispetto al 2014, ma davvero in forte crescita se paragonato a 10 anni fa: nel 2006 era del 15%. È cresciuto il contributo apportato dalle nuovi fonti rinnovabili (biomassa, fotovoltaico, eolico, geotermia, mini idroelettrico) alla produzione elettrica dal 2,6% (2006) al 22,7% (2016) rispetto ai consumi complessivi.

Ancora non possiamo fare a meno delle fonti fossili

Nonostate le percentuali in crescita, però, dobbiamo essere realisti. La transizione energetica non sarà qualcosa che si conclude nel giro di pochi anni. Il mondo ha ancora bisogno delle fonti fossili. Pensate al sistema dei trasporti, alle auto su strada e alle navi: come ci muoveremmo senza petrolio?

Un parco auto 100% elettrico, al momento, è solo un’utopia. Così come utopia sarebbe pensare una flotta navale che faccia a meno del petrolio.

Investire nelle rinnovabili è importante, sono e saranno sempre una fonte necessaria, ma (almeno per ora) integrativa. Il mondo è abitato da miliardi e miliardi di persone, che hanno bisogno di cibo, energia, riscaldamento e non è possibile soddisfare tutte queste esigenze con le sole fonti rinnovabili.

Il gas come ponte tra i due mondi dell’energia

Intanto, anche le maggiori società dell’Oil&Gas, puntano sul gas. Il gas naturale è un combustibile fossile, proprio come lo sono il petrolio e il carbone, costituito da una miscela di idrocarburi. Il componente principale del gas naturale è rappresentato dal metano, ma è composto anche da anidride carbonica, azoto, idrogeno solforato e, in qualche caso, elio, radon e cripton. Prima che il gas venga avviato all’utilizzo per la produzione di energia, viene trattato in modo da eliminare l’anidride carbonica, l’azoto e l’idrogeno solforato, tossico e corrosivo.

Dopo il trattamento, quello che resta del gas naturale è prevalentemente metano. È per questo che si dice che il gas naturale sia molto più pulito delle altre fonti fossili. La sua molecola è costituita, infatti, da 4 atomi di idrogeno e uno di carbonio (CH4): bruciando, è l’idrocarburo che libera la minor quantità di carbonio.

Per comprendere quanto stiamo dicendo, basti sapere che il metano produce emissioni di CO2 inferiori del 25% rispetto alla benzina, del 16% rispetto al Gpl, del 30% rispetto al diesel e del 70% rispetto al carbone. La sua capacità di formare ozono è inferiore del 80% rispetto alla benzina e del 50% rispetto a gasolio e Gpl. E c’è di più. Facendo particolare riferimento al mondo dei trasporti, possiamo dire che la combustione non rilascia nell’aria residui carboniosi, benzene e polveri ultrasottili PM10, a differenza di benzine e gasolio. Tutto questo fa del ga l’alleato principale delle rinnovabili, per un sistema energetico a basse emissioni.