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Tutta l’insostenibilità ambientale degli eserciti

Inquinamento Eserciti

Le guerre americane in Iraq, Afghanistan e Pakistan hanno prodotto gravi impatti ambientali. In generale fare la guerra inquina, perché?

Il conflitto in Ucraina, provocato dalla Russia, è giunto al quarto mese. La situazione sul campo è evoluta e involuta tante volte, in queste settimane, e le conseguenze energetiche e non si sono moltiplicate.

Rimanendo sul campo, stiamo assistendo a uno scontro di tipo novecentesco. Da un lato un invasore, dall’altro il paese invaso e in mezzo i tantissimi civili coinvolti. Questo evento, allora, può essere anche l’assist per riflettere sulle conseguenze ambientali di un conflitto bellico.

ANCHE SULLA GUERRA, PARTIRE DAGLI STATI UNITI

Guerre significa potenze. E allora non si può non partire da gli Stati Uniti. Secondo un report dell’Università Brown di Providence nello Stato del Rhode Island, “le guerre in Iraq, Afghanistan e Pakistan hanno avuto un grave impatto sull’ambiente naturale di questi paesi”. Facile immaginarlo. “Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti è il più grande consumatore istituzionale di petrolio al mondo”. Quindi,  “uno dei principali emettitori di gas serra”. Chi muove una guerra muove veicoli militari, che consumano combustibili a base di petrolio ad un tasso estremamente elevato, producendo grandi quantità di monossido di carbonio, ossidi di azoto, idrocarburi e anidride solforosa oltre alla CO2. E a pagarne le conseguenze sono i luoghi e i civili.

In termini numerici, sono 1.2 miliardi di tonnellate le emissioni di gas serra prodotte dal paese a stelle e strisce dal 2001 al 2017. “Più di 400 milioni di tonnellate di gas serra sono direttamente imputabili al consumo di carburante legato alla guerra. La maggior parte del consumo di carburante del Pentagono riguarda i jet militari”, specifica l’analisi.

CHI SI DISINTERESSA DELLE EMISSIONI IN GUERRA

“Non essendoci alcun obbligo di controllare le emissioni di carbonio militari a livello nazionale, molti governi adottano la posizione per cui non è necessario nemmeno calcolarle”, ha scritto la rivista Responsible Science. Dunque, le stime sono difficili e quelle diffuse dalla Brown University non dicono tutto. ” Dobbiamo anche contare le emissioni di carbonio, ad esempio, dell’industria degli armamenti che produce tutte le attrezzature militari, l’estrazione delle materie prime utilizzate da questa industria e gli impatti quando viene utilizzato l’equipaggiamento militare, cioè in guerra”, ha specificato la rivista britannica nel secondo numero.

LA SITUAZIONE DEL REGNO UNITO

“Il Regno Unito pubblica molti più dati sulle sue emissioni di carbonio militari rispetto agli Stati Uniti”. Ad ammetterlo è il think tank Scientists for Global Responsibility. Ad essere incluse sono anche le emissioni dirette da “aerei militari e navi”. Di più: ogni anno escono i dati sulle emissioni di carbonio sono disponibili nella pubblicazione annuale del governo, Sustainable Ministry of Defence.

I PIANI DI LONDRA PER UNA DIFESA GREEN

A novembre 2020, ad esempio, furono annunciati nuovi combustibili green per alimentare i jet RAF. Nel documento 2021, invece, si legge tra l’altro che “a portata stessa di ciò che la difesa è chiamata a fare, ci rende un emettitore di carbonio. Tuttavia, riconosciamo sia la necessità che l’opportunità di sfruttare i nostri successi esistenti nel ridurre il carbonio e mitigare l’impatto della Difesa sull’ambiente”. Anche perché “la difesa rappresenta il 50% delle emissioni del governo centrale del Regno Unito. Mentre guardiamo avanti, dovremo abbandonare il modo in cui utilizza l’energia oggi per prodotti, pratiche e comportamenti più consapevoli del clima, rispettosi dell’ambiente e che riducano le emissioni”.

“Ciò significa abbracciare la transizione verso l’energia verde pur essendo pronti per i cambiamenti geopolitici che potrebbe annunciare. La difesa sarà più forte se terrà il passo con opzioni nuove, adattabili ed efficienti. Siamo già in prima linea nella nuova e crescente agenda militare verde, sperimentando nuovi tipi di veicoli, standard di carburante, stoccaggio di energia e molto altro. Fatto bene, questo migliorerà il modo in cui affrontiamo le sfide della difesa e della sicurezza del futuro”.

UNO SGUARDO AI PICCOLI (MA RICCHI): LUSSEMBURGO

“Lo scorso 14 giugno il ministro della difesa del Lussemburgo François Bausch ha firmato una lettera di intenti per manifestare l’interesse del proprio governo verso Skydweller, un velivolo privo di pilota umano totalmente alimentato a energia solare e utilizzabile in ambito civile e militare, specie per operazioni di ricognizione, spionaggio e sorveglianza territoriale”. All’evento era presente anche Wired, a cui lo stesso ministro ha ammesso la svolta verso la decarbonizzazione a cui punta anche il suo paese.

I MONITI DI LE MONDE E IL FUTURO DI GUERRA E AMBIENTE

Insomma, il tema della difesa sostenibile è sempre più in primo piano. “Di fronte alla tragedia delle tragedie umane, l’esorbitante costo ecologico delle guerre è rimasto a lungo un punto cieco nel pensiero politico”, ha osservato il quotidiano Le Monde in una inchiesta di qualche giorno fa. “Una nuova generazione di storici sta facendo luce sul ruolo decisivo del conflitto nell’odierna crisi ambientale globale. In un’epoca di insicurezza climatica, gli Stati possono conciliare guerra ed ecologia?”, si è chiesto il giornale progressista francese.

Ad aprile, la rivista Grand Continent di Gilles Gressani ha analizzato una possibile nuova dottrina: l’ecologia di guerra. “Si tratta di rompere con dipendenza tossica sia in termini geostrategici, sia in termini di politiche climatiche. La sobrietà, nel quadro della nascente ecologia di guerra in Europa, consente di prendere due piccioni con una fava allineando l’imperativo della coercizione contro il regime russo e l’imperativo di ridurre le emissioni di gas serra” dice Charbonnier. Insomma, autonomia ma anche sostenibilità energetica.

Ma sarà facile conciliare transizione e smilitarizzazione? Se lo è domandato a inizio mese  Persuasion arrivando a una conclusione: non risolverà tutti i problemi.

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