La Presidente della Commissione lancia l’Energy Union per abbattere i costi elettrici e punta su “EU Inc” per sbloccare la crescita industriale.
La Commissione Europea accelera sulla strada dell’indipendenza strategica, mettendo al centro della propria agenda il completamento dell’Unione dell’Energia e la messa in sicurezza delle catene del valore per le tecnologie pulite. A Strasburgo, durante il dibattito in plenaria al Parlamento Europeo, la Presidente Ursula von der Leyen ha presentato un piano d’azione serrato per trasformare i report di Draghi e Letta in una realtà operativa, definendo la competitività non solo come un obiettivo economico, ma come il pilastro della sicurezza democratica del continente. L’obiettivo dichiarato è quello di svincolare l’Europa dalle dipendenze tossiche, trasformando la transizione verde nel principale motore di sovranità energetica e industriale. È quanto emerge dal discorso programmatico della Presidente, che ha delineato una visione in cui il commercio, l’energia e la semplificazione normativa convergono verso un unico “Competitiveness Compass”. La fotografia scattata dalla leader dell’esecutivo UE mostra un’Europa decisa a superare i colli di bottiglia strategici attraverso una combinazione di produzione interna e partnership affidabili, con un focus prioritario sui costi dell’elettricità e sulla disponibilità di materie prime critiche.
ENERGIA E INDIPENDENZA: IL BIVIO DEI PREZZI
Il completamento dell’Unione dell’Energia è stato indicato come il passaggio vitale per abbattere prezzi ancora troppo alti e volatili. “I dati sono chiari come la luce del sole”, ha sottolineato von der Leyen nel suo intervento a Strasburgo, mettendo a confronto i costi di generazione. Nel 2025, l’elettricità prodotta dal gas è costata in media oltre 100 euro per megawattora, contro i 34 euro del solare e i 50-60 euro del nucleare. Questo divario numerico giustifica la spinta massiccia verso le fonti a basse emissioni di carbonio, che per la prima volta l’anno scorso hanno superato la produzione totale da combustibili fossili.
Per stabilizzare i costi, la strategia punta tutto sulle infrastrutture con il “European Grids package”, volto a velocizzare i permessi per le cosiddette “autostrade dell’energia”. Un esempio concreto è l’accordo per la Bornholm Energy Island tra Danimarca e Germania, che collegherà 3 gigawatt di energia eolica offshore, trasformando una risorsa nazionale in potenza condivisa a livello europeo. L’obiettivo è permettere all’energia pulita di fluire senza ostacoli in tutta l’Unione, riducendo la dipendenza dalle importazioni estere.
COMMERCIO STRATEGICO: L’ACCORDO CON L’INDIA COME SCUDO
Sul fronte delle materie prime e delle filiere tecnologiche, la Presidente ha rivendicato l’importanza di una rete di partner affidabili per eliminare i rischi di coercizione geopolitica. Il 2025 si è chiuso con una serie di successi diplomatici, dai patti con Messico, Indonesia e Svizzera fino alla firma del trattato con il Mercosur. Ma è l’accordo di libero scambio con l’India a essere definito “la madre di tutti gli accordi”.
Con un mercato di 2 miliardi di persone e il 25% del PIL globale, l’intesa con Nuova Delhi garantisce alle imprese europee un accesso privilegiato alla grande economia a più rapida crescita nel mondo. Questa mossa non serve solo agli esportatori, ma è pensata per creare catene di approvvigionamento alternative in settori cruciali come i semiconduttori e le tecnologie green. “L’indipendenza dell’Europa passa da qui”, ha affermato la Presidente, annunciando che ulteriori negoziati sono in corso con Australia, Thailandia e Filippine. In quest’ottica, la “preferenza europea” in settori strategici viene sdoganata come strumento necessario per rafforzare la base produttiva interna, pur restando vincolata ad analisi economiche rigorose e obblighi internazionali.
MERCATO UNICO: OLTRE IL FRENO A MANO DELLA BUROCRAZIA
Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale citati in aula, le barriere tra gli Stati membri dell’UE sono tre volte superiori a quelle esistenti tra gli Stati USA. Per von der Leyen, l’Europa sta guidando con il freno a mano tirato. La risposta è la proposta di un “28° regime” normativo denominato “EU Inc”: un set unico di regole che permetterà agli imprenditori di registrare un’azienda in qualsiasi Stato membro entro 48 ore, interamente online.
Questo sistema è pensato per facilitare l’accesso ai finanziamenti nelle fasi di start-up e scale-up e per permettere operazioni transfrontaliere fluide. Parallelamente, l’Unione dei Risparmi e degli Investimenti mira a integrare gli oltre 300 mercati borsistici europei in un unico mercato dei capitali profondo e liquido. “Il mio piano A è muovermi a 27”, ha precisato la Presidente, avvertendo però che, se non sarà possibile l’unanimità, i Trattati permettono la cooperazione rafforzata. L’obiettivo è abbattere i muri finanziari entro l’anno per permettere alle aziende di competere come giganti globali.
SEMPLIFICAZIONE: LA LOTTA AL GOLD-PLATING
L’ultimo pilastro della strategia riguarda la “pulizia regolamentare”. Le aziende europee spendono oggi quasi quanto investono in ricerca e sviluppo solo per gestire la burocrazia. La Commissione ha già proposto tagli ai costi burocratici per 15 miliardi di euro all’anno, ma il vero nemico è il “gold-plating”, ovvero l’aggiunta di strati legislativi nazionali che complicano la vita delle imprese.
Esempi paradossali non mancano: von der Leyen ha citato il caso del trasporto rifiuti tra Stati membri, dove alcune amministrazioni accettano ancora solo comunicazioni via fax, dilatando i tempi di mesi. “Se siamo seri sulla semplificazione, dobbiamo eliminare queste frammentazioni”, ha dichiarato la leader UE, chiedendo un impegno comune per una tabella di marcia del Mercato Unico da completare entro il 2028. L’invito finale rivolto all’Eurocamera è stato quello di agire con urgenza e unità: “È così che facciamo muovere l’Europa più velocemente, è così che la rendiamo più forte”.

