Bruxelles mobilita trilioni per le reti, gli USA puntano sul petrolio texano con partner indiani e Mercedes reagisce ai dazi collaborando con Great Wall in Sudafrica. I fatti della settimana di Marco Orioles
L’Unione Europea lancia la “Clean Energy Investment Strategy”, un ambizioso piano che prevede investimenti annuali da 695 miliardi di euro dal 2031 per potenziare reti e infrastrutture verdi tramite un fondo BEI. Parallelamente, negli Stati Uniti, Donald Trump annuncia la costruzione di una raffineria a Brownsville in collaborazione con l’indiana Reliance Industries, puntando a incrementare l’export di petrolio shale e ridurre il deficit commerciale. Nel settore automotive, Mercedes-Benz tratta con la cinese Great Wall per condividere lo stabilimento sudafricano di East London. L’operazione mira a contrastare l’impatto dei dazi statunitensi e a ottimizzare i costi produttivi, valutando anche la riconversione del sito in un hub per il riciclo di batterie esauste. Queste manovre riflettono un panorama globale dove sicurezza energetica e protezione dei mercati industriali guidano le strategie delle grandi potenze e dei colossi privati.
UE LANCIA MAXI FONDO BEI PER LA TRANSIZIONE VERDE
L’Unione Europea si prepara a lanciare un nuovo fondo di investimento dedicato alla transizione energetica verde, con l’obiettivo di mobilitare svariati trilioni di euro nei prossimi 15 anni per rendere il sistema energetico sostenibile e indipendente. Lo riferisce Bloomberg, secondo cui la Commissione Europea, in una bozza della Clean Energy Investment Strategy in via di adozione questa settimana stima che dal 2031 il costo annuo della transizione salirà a 695 miliardi di euro (circa 803 miliardi di dollari) per il decennio successivo. Si tratta di una cifra enorme, necessaria per potenziare reti elettriche, stoccaggio, interconnessioni e infrastrutture rinnovabili. Un ruolo centrale sarà svolto dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che fornirà il capitale iniziale per lo Strategic Infrastructure Investment Fund, un fondo di tipo azionario pensato per rafforzare i bilanci degli operatori di rete, spesso indeboliti dagli ingenti investimenti richiesti. Il documento sottolinea con forza che “investimenti accresciuti e accelerati in reti e infrastrutture – vera spina dorsale del sistema energetico – sono indispensabili per garantire competitività industriale e sicurezza energetica dell’Europa”. Il supporto pubblico serve a spalmare i costi sulla lunga vita utile degli asset, evitando così picchi di prezzo a breve termine che peserebbero sui consumatori. L’iniziativa arriva in un contesto geopolitico critico: la guerra in Iran ha riportato drammaticamente al centro dell’attenzione la vulnerabilità europea alla dipendenza da combustibili fossili importati, con i prezzi di petrolio e gas schizzati in alto a causa della crescente competizione globale per risorse sempre più scarse. Al momento non sono stati resi noti né l’ammontare totale del fondo né la quota precisa dell’investimento iniziale garantito dalla BEI, dettagli che probabilmente emergeranno con l’approvazione definitiva della strategia.
TRUMP ANNUNCIA NUOVA RAFFINERIA CON RELIANCE INDUSTRIES
Il presidente Donald Trump ha annunciato la costruzione di una nuova raffineria da 168.000 barili al giorno nel porto di Brownsville, al confine meridionale degli Stati Uniti, con il sostegno della Reliance Industries indiana, proprietaria del più grande complesso di raffinazione al mondo (1,4 milioni di barili/giorno a Jamnagar). L’annuncio, di cui ci rende conto Reuters, arriva in un momento di forti rincari della benzina, legati al conflitto tra Usa, Israele e Iran, e alla vigilia delle elezioni di midterm che decideranno il controllo del Congresso negli ultimi due anni del mandato Trump. Su Truth Social il presidente ha ringraziato Reliance – la più grande azienda privata indiana – per “questo straordinario investimento”. Il progetto, guidato da America First Refining, dovrebbe contribuire a ridurre di 300 miliardi di dollari il deficit commerciale con l’India. Si tratta della prima raffineria costruita negli Usa da mezzo secolo pensata appositamente per il petrolio leggero e dolce estratto dallo shale, a differenza di molti impianti del Golfo ottimizzati per greggio pesante e ad alto contenuto di zolfo. Reliance ha sottoscritto un accordo vincolante ventennale per acquistare i prodotti raffinati, aiutando a riequilibrare la bilancia commerciale tanto criticata da Trump. Un importante investitore globale ha partecipato con una cifra a nove zeri su una valutazione a dieci cifre. I lavori dovrebbero iniziare nel secondo trimestre 2026. Trump la presenta come “la raffineria più pulita del mondo”, in grado di rafforzare la sicurezza energetica, sostenere la produzione americana e generare miliardi di dollari di impatto economico. Gli analisti restano cauti: il Golfo ospita già otto delle dieci raffinerie più grandi degli Usa e annunci di questo tipo spesso contengono una buona dose di enfasi. Tom Kloza ipotizza che l’impianto punti soprattutto all’export, in particolare verso il Sud America, vista la limitata domanda locale e l’assenza di oleodotti di collegamento. Nel frattempo, due raffinerie californiane hanno chiuso di recente per via delle stringenti normative sui combustibili fossili. La capacità complessiva di raffinazione Usa era di 18,4 milioni di barili/giorno a fine 2024; i costi recenti di costruzione si aggirano intorno ai 40.000 dollari per barile di capacità, quindi si stima siano di circa 6,7 miliardi per un progetto di questa portata.
MERCEDES VALUTA CO-PRODUZIONE CON GREAT WALL IN STABILIMENTO SUDAFRICANO
Come riporta Bloomberg, Mercedes-Benz Group AG sta valutando la possibilità di condividere il suo stabilimento di produzione in Sudafrica con Great Wall Motor Co. (GWM), per garantire la sostenibilità dell’impianto nel contesto delle nuove tariffe commerciali Usa. Secondo fonti informate (che hanno chiesto anonimato per la riservatezza delle discussioni), le due aziende stanno negoziando una co-produzione nello stabilimento di East London, città portuale sudafricana. GWM ha già presentato una proposta al Dipartimento sudafricano del Commercio, Industria e Concorrenza, manifestando interesse a produrre veicoli localmente. Mercedes-Benz South Africa ha dichiarato: “Ci impegniamo a mantenere tutti i siti produttivi competitivi a livello globale, operanti al punto ottimale e adattati alle nuove esigenze”, senza ulteriori commenti. GWM South Africa ha confermato di esplorare continuamente modi per espandere la presenza sul mercato locale, senza dettagli. L’accordo non è ancora chiuso: potrebbero emergere altre forme di collaborazione. Mercedes sta inoltre considerando di trasformare lo stabilimento in un hub globale per il riutilizzo di batterie esauste da veicoli passeggeri. Lo stabilimento esporta la berlina C-Class negli USA dal 1997, sfruttando l’African Growth and Opportunity Act (AGOA) per esportazioni duty-free. Le tariffe del 30% imposte dall’amministrazione Trump su beni sudafricani nell’agosto 2025 hanno minacciato l’economia dell’impianto; sebbene la Corte Suprema USA le abbia sospese a febbraio 2026, l’amministrazione pianifica un prelievo globale del 15% su merci dirette negli USA a partire da marzo 2026 Mercedes ha investito circa 600 milioni di euro nel 2022 per modernizzare lo stabilimento, che impiega circa 2.400 persone. Una condivisione potrebbe ridurre la sovracapacità, abbassare i costi operativi e preservare posti di lavoro, mentre i produttori europei, Usa e giapponesi perdono quote di mercato a favore di importazioni più economiche da Cina e India. In Sudafrica, solo un’auto su tre venduta è prodotta localmente contro il 56% di vent’anni fa. Gli operatori, inclusa Volkswagen, chiedono al governo protezioni contro l’invasione di importazioni, tramite incentivi fiscali migliorati. Tipicamente, questi accordi prevedono che il proprietario dello stabilimento produca per altri marchi, addebitando un prezzo per veicolo. La linea Mercedes potrebbe ospitare un altro brand con facilità, ma GWM dovrebbe allestire una propria carrozzeria per saldatura, assemblaggio e preparazione alla verniciatura. Per GWM, produrre localmente aiuterebbe a soddisfare la crescente domanda dei suoi brand Haval e Tank in Sudafrica, in un mercato sempre più competitivo dominato da marchi cinesi low-cost.


