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Energia

Prezzi carburanti: Urso propone Qr Code, Garrone chiede regole Ue chiare, Bonomi: decarbonizzazione per competitività. Che c’è sui giornali

Urso propone il Qr Code per i prezzi dei carburanti, Garrone: servono regole chiare in Ue, Bonomi: decarbonizzazione valore competitivo. La rassegna stampa

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, non si arrende di fronte allo stop del Consiglio di Stato ai cartelli con il prezzo medio del carburante e nel nuovo ddl di riforma della distribuzione dei carburanti propone come alternativa di introdurre un QR code. Il piano industriale dell’Unione Europea ha regole poco chiare e questo mette a rischio gli investimenti, secondo Edoardo Garrone, presidente di Erg. Carlo Bonomi sottolinea l’importanza della decarbonizzazione come driver competitivo per le imprese e chiede di “individuare le soluzioni adatte per non rischiare di trovarsi in ritardo nel processo di decarbonizzazione dell’economia, subendone gli impatti negativi (diretti e indiretti) su alcuni importanti settori del proprio tessuto industriale, senza potere, allo stesso tempo, riposizionarsi per coglierne i vantaggi produttivi, occupazionali e competitivi”.

IL CONTROLLO DEI PREZZI DEL MIMIT

“Negli ambienti di Fratelli d’Italia si narra che prima della formazione del governo, Giorgia Meloni avesse chiesto a Ignazio La Russa – il veterano della destra – un consiglio su due nomi che avrebbe voluto scegliere come ministro: Daniela Santanché, di cui il presidente del Senato era avvocato, e Adolfo Urso. Sulla prima, la sua amica, La Russa ha dato rassicurazioni (e si è visto come è andata a finire) mentre sul secondo ha risposto alla premier con una frase del compianto Pinuccio Tatarella: “E’ tanto bravo quanto inaffidabile”. Dopo diversi mesi di exploit e protagonismo da nuovo ministro delle Imprese, Meloni è tornata da La Russa: “Ma non avevi detto che era pure bravo?(…) Il ministro Adolfo Urso, che ha interpretato la politica industriale e non solo, è andato avanti a colpi di nazionalizzazioni, intrusioni, conflitti con le imprese, concertazioni e un sistematico tentativo di controllo dei prezzi. (…)”, si legge sull’edizione odierna de Il Foglio.

“A un certo punto è venuto quasi il sospetto che il Mimit si fosse trasformato nella sede del Gosplan, l’agenzia che nell’Unione sovietica si occupava della pianificazione economica. Non c’è un settore in cui il ministro non sia intervenuto. Ogni vera o presunta emergenza, ogni notizia estemporanea, diventa lo spunto per un’iniziativa del ministero. Più che delle Imprese, Urso è diventato il ministro della Rassegna stampa per questo doppio canale che si è aperto con i media: l’agenda di governo viene dettata dai titoli dei giornali e i provvedimenti assunti dal governo hanno l’obiettivo di finire nei titoli dei giornali. Un circolo che si autoalimenta, senza però incidere sui problemi strutturali del paese. L’ossessione principale ha riguardato il controllo dei prezzi, all’ingrosso e al minuto (…) si è autoconvinto di poter condizionare con le sue iniziative sia i grandi aggregati economici, come l’inflazione generale (sia headline sia core) o il costo dell’energia (carburanti), sia i prezzi al dettaglio (pane, pasta, pannolini, assicurazioni, biglietti aerei, etc.). Urso si è convinto – e ha cercato di convincere il resto del mondo – di essere in grado di controllare l’inflazione al posto della Banca centrale”, continua il giornale.

“Non si tratta della terapia della motosega del libertario Milei, che nella situazione disperata dell’Argentina, ha portato l’inflazione dal 25,5 per cento mensile al 4,2 per cento in soli cinque mesi con un’austerity senza precedenti (un aggiustamento fiscale di 5 punti di pil in poche settimane). Nel caso italiano si tratterebbe, secondo il ministro, della terapia d’Urso che consiste nel lanciare accuse contro gli “speculatori”, mettere cartelli con il prezzo medio nelle stazioni di rifornimento e fare moral suasion sulle imprese lanciando il “carrello tricolore”. E’ con tutta evidenza una sorta di cura omeopatica, che agisce come un placebo e quindi produce effetti solo per chi si convince che funzioni: Urso. Tutto è cominciato con i benzinai. Per placare le polemiche sull’aumento del costo dei carburanti dopo l’aumento delle accise, Urso ha promosso un decreto contro la “speculazione” (…) Tutte misure completamente inutili, che hanno tra l’altro indispettito una categoria vicina a FdI che si è sentita ingiustamente accusata per un aumento dei prezzi dovuto alle dinamiche delle quotazioni internazionali”, continua il giornale.

“(…) Il cartello con il prezzo medio del carburante, la grande innovazione di Urso, oltre a non avere avuto alcun impatto sui prezzi, è stato dichiarato illegittimo dal Consiglio di stato (LaPresse) che il costo del pieno in Italia è salito, e poi sceso, né più né meno che nel resto d’Europa). Tra l’altro, tutte le misure si sono rivelate completamente inutili. Dopo un anno abbondante, del decreto Trasparenza sui carburanti è rimasta solo la rottura con i benzinai: le multe sono state annacquate; i consumatori non hanno visto alcun beneficio; l’accisa mobile non è mai entrata i vigore (il governo ha poi scelto un’altra strada come il bonus benzina per i lavoratori dipendenti); e il cartello con il prezzo medio – la grande innovazione di Urso – oltre a non avere avuto alcun impatto sui prezzi, è stato dichiarato illegittimo dal Consiglio di stato (che ha appunto annullato l’articolo 7 del decreto). Ma il ministro è convinto, con la sola esposizione del cartello, di essere riuscito ad avere un impatto sui prezzi, superiore alle decisioni dell’Opec (che sul prezzo del petrolio ha un’influenza non trascurabile) (…) Siccome oltre a essere stata inutile, la norma è stata anche scritta male e per questo annullata dalla giustizia amministrativa, la cosa più normale sarebbe archiviare questa triste pagina di tentato controllo dei prezzi. Ma il ministro Urso non demorde, anzi rilancia. Con un colpo da maestro, inimmaginabile per un comune mortale: una soluzione più inutile del cartello con il prezzo medio. Nel nuovo ddl di riforma della distribuzione dei carburanti il Mimit propone “l’inserimento, quale alternativa alla esposizione della cartellonistica riportante il prezzo medio regionale, il meccanismo del Qr code”, conclude il quotidiano.

GARRONE (ERG): “PIANO UE SENZA REGOLE CHIARE, INVESTIMENTI A RISCHIO”

“Che fine farà l’Agenda Draghi per l’Europa, che combina le misure sul clima con quelle per l’industria, dopo le elezioni dell’8 e 9 giugno? Se lo chiede Edoardo Garrone, presidente di Erg e già candidato (poi ha fatto un passo indietro) alla presidenza di Confindustria, che sollecita: «Non lasciamola morire». Il gruppo dell’energia ha completato la transizione da azienda del petrolio a operatore delle rinnovabili. Garrone vede un quadro «d’incertezza» dopo il voto europeo non solo per la «prevedibile rimodulazione» delle politiche per la decarbonizzazione, ma anche per il futuro delle imprese. (…) «Nel settore dell’energia percepiamo le crisi in anticipo. Il 2024 è un anno ancora difficile, non di ripresa. Il rallentamento della produzione industriale — e temo che vedremo anche quello dell’export — dipende da tre fattori, che si avvertono ora pienamente: la frenata cinese, l’aumento di prezzo di materie prime e semilavorati importati, anche per il blocco di Suez, e i maggiori costi d’investimento per costruire gli impianti. Per le rinnovabili si aggiunge un quadro regolatorio ancora incerto»”, si legge sull’edizione odierna de L’Economia de Il Corriere della Sera.

“Un quarto di punto in meno non sposterà granché. Un secondo taglio può aiutare, ma bisognerebbe che le scelte di politica monetaria delle banche centrali fossero coerenti con le politiche industriali. Il calo dell’inflazione è legato soprattutto a quello dei costi dell’energia, ma l’inflazione reale rimane, i consumi non sono aumentati. Serve più interazione tra la Bce e la politica dei Paesi Ue. Da anni non abbiamo un piano europeo di politica industriale di ampio respiro. L’agenda Draghi ha provato a definire le linee, ma che ne sarà ora, in questo quadro post elezioni, con la criticità di Francia e Germania? Le aziende in questo momento devono essere solide, con liquidità da investire per cogliere le opportunità migliori. Serve un quadro omogeneo e meglio definito». (…) «Con Erg abbiamo fatto una rivoluzione. In poco più di dieci anni siamo passati dopo 70 anni di petrolio alle rinnovabili. Abbiamo concluso nove riorganizzazioni, investito sulle persone per aumentare le competenze. In uno scenario mutato e incerto, con i prezzi del gas che prima erano esorbitanti poi sono crollati e con misure introdotte dai governi in Europa con forti impatti sulle società energetiche, abbiamo fatto un piano industriale a tre anni per essere prudenti. Prevede il consolidamento sui mercati in cui siamo e una crescita selettiva. Inoltre non escludiamo grandi acquisizioni fuori dal piano. La transizione energetica è in atto, ma la si sta rimodulando. Dobbiamo continuare a investire sulle rinnovabili»”, continua il giornale.

«Se il cambiamento, soprattutto in Germania e Francia, fosse troppo conservatore, si rischia il rallentamento delle politiche di sostegno Ue alle imprese: significa meno fondi per la transizione e il rischio di una visione localista. Questo può produrre confusione. Le aziende devono programmare gli investimenti sul medio lungo termine, serve un contesto chiaro, senza provvedimenti disomogenei».(…) «Passare dall’attuale capacità installata di quasi 3,7 gigawatt a 4,5 nel 2026 e cinque al 2028. L’obiettivo al 2026 è già garantito al 50% da progetti finalizzati, avviati o in fase di costruzione. Poi c’è l’espansione negli Stati Uniti, dopo l’accordo con Apex Clean Energy di aprile: la nostra prima partnership americana, ci serve per conoscere quel mercato. Gli Stati Uniti hanno un piano di sviluppo delle rinnovabili solido che muove investimenti enormi, non credo che cambi qualcosa su questo fronte se vincerà Trump». (…) «Aspettiamo da mesi il decreto Fer X con le nuove misure di supporto alle rinnovabili. Finché non sappiamo i termini delle aste i nuovi investimenti sul repowering sono fermi. Altro problema: le autorizzazioni lente. Abbiamo iniziato l’iter per il repowering di Nulvi Ploaghe in Sardegna nel 2018, siamo ancora bloccati. C’è scollamento fra Stato ed enti locali»”, continua il giornale.

“«Per noi la Borsa è un valore per la crescita e per la gestione dell’impresa. Capitalizziamo quasi quattro miliardi, ci siamo evoluti anche grazie al Codice di autodisciplina delle quotate. Non ci delisteremo». (…) Confindustria «Può tornare a essere più rappresentativa, ma deve rafforzare la struttura centrale e l’ufficio studi, lavorare in modo più sinergico con le territoriali e le categorie. E sviluppare politiche del lavoro allineate alle nuove esigenze di politica industriale»”, si legge sul quotidiano.

BONOMI: “DECARBONIZZAZIONE VALORE COMPETITIVO PER IMPRESE”

“I cinque anni dell’ultimo mandato europeo sono stati caratterizzati da uno scenario internazionale radicalmente mutato. Nel 2020 la pandemia ha messo a dura prova le catene di approvvigionamento, e nel 2022 e 2023 lo stesso effetto viene innescato da due guerre vicine all’Europa. In questo contesto che cambia, il dibattito sulla transizione ecologica è sempre stato caratterizzato da una certa dose di polarizzazione. E il clima – anziché fattore che accomuna – è diventato un tema divisivo. Si è consumata una innaturale spaccatura tra il mondo delle imprese e l’adozione di politiche sostenibili. Le imprese in realtà non mettono in discussione temi chiave come la sostenibilità o la transizione energetica, ma richiedono soluzioni concrete per un graduale e reale processo di “decarbonizzazione””, si legge sull’edizione odierna de La Repubblica Affari & Finanza.

“Il nostro Paese ha bisogno di individuare le soluzioni adatte per non rischiare di trovarsi in ritardo nel processo di decarbonizzazione dell’economia, subendone gli impatti negativi (diretti e indiretti) su alcuni importanti settori del proprio tessuto industriale, senza potere, allo stesso tempo, riposizionarsi per coglierne i vantaggi produttivi, occupazionali e competitivi. (…) mobiliterà a livello comunitario oltre 4.500 miliardi di euro di investimenti per raggiungere gli obiettivi del pacchetto di riforme “Fit for 55” al 2030 a cui si aggiungono – secondo le stime della Commissione Europea per il decennio successivo, nel quale è prevista la forte accelerazione verso il traguardo “Net Zero” – altri 15.000 miliardi di euro di investimenti. Per l’Italia questo significa una mobilitazione di risorse di oltre 900 miliardi di euro al 2030, come stimato nel Piano nazionale energia e clima del governo italiano e oltre 2.000 miliardi di euro nel periodo 2031-2040.

“L’Europa che verrà dovrà attuare un profondo cambiamento strutturale del proprio sistema economico con un chiaro obiettivo: assumere la leadership tecnologica nella lotta ai cambiamenti climatici. Governare la sfida della decarbonizzazione richiederà agli Stati dell’Unione europea una capacità di visione strategica senza precedenti all’interno di un contesto globale nel quale la sfida ambientale rappresenta anche una sfida in termini di competitività geopolitica. (…) Per farlo, serve lavorare con le imprese e la società civile, evitando di mettere gli uni contro gli altri”, continua il giornale.

“Oggi ci troviamo di fronte a un cambio di paradigma epocale nei rapporti geoeconomici globali e a una discontinuità potenzialmente ancora più significativa nelle tecnologie produttive green. Questo scenario potrebbe determinare un forte condizionamento del posizionamento delle produzioni manifatturiere italiane ed europee all’interno delle filiere globali del valore. Se la strategia Industria 4.0 e la nuova 5.0, promuovono un profondo efficientamento delle intere filiere di produzione nazionali, consentendo un riposizionamento delle produzioni su segmenti a più alta marginalità, il nuovo scenario geopolitico richiede una forte integrazione delle politiche industriali con le politiche commerciali in relazione ai rischi negativi di derive autarchiche. (…) Per questi motivi Fiera Milano ha deciso di realizzare nel 2025 “NetZero Milano”, appuntamento dedicato alla decarbonizzazione delle imprese, con l’obiettivo di affiancare i comparti industriali individuandone le strategie, gli strumenti e le tecnologie per affrontare il percorso in maniera più efficiente”, conclude il giornale.

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