Scenari

Ecco perché in Europa sarà il gas a comandare

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Le conclusioni e le previsioni dello studio dell’Oxford Institute for Energy Studies

La domanda di gas naturale in Europa sta crescendo a ritmo serrato ed è destinata ad accelerare entro i prossimi cinque anni. Non si tratta solo dell’effetto delle forze di mercato ma anche delle politiche concertate messe in campo dall’Unione europea.

L’EFFETTO DELLE POLITICHE EUROPEE

Secondo quanto emerge da un recente studio pubblicato dall’Oxford Institute for Energy Studies, le normative europee, compreso il sistema di scambio delle quote di emissione (Ets) e le nuove norme per la produzione energetica, stanno contribuendo ad aumentare la quota di gas all’interno del mix energetico dell’Unione europea. Complessivamente la domanda di questo combustibile in Europa è aumentata del 5% lo scorso anno, raggiungendo i 548 miliardi di metri cubi, il massimo livello degli ultimi sette anni con 76 miliardi di metri cubi in più rispetto al 2014 e appena 37 sotto il record del 2010. Si tratta del terzo incremento annuale di fila con la crescita più forte che si è registrata in Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Paesi Bassi grazie a una combinazione di fattori ottenuta per via dell’impatto delle temperature, la prosecuzione della ripresa economica e l’incremento delle forniture di gas al settore elettrico. La domanda di gas naturale in Europa era già aumentata significativamente negli anni ’90, raggiungendo il picco del 25% dei consumi nel 2010, per poi diminuire negli anni successivi, in parte a causa delle difficoltà di sicurezza nell’approvvigionamento in Russia. Ma in sostanza, anche se queste difficoltà non sono diminuite, la percentuale di gas sta nuovamente aumentando per effetto delle politiche europee e a breve raggiungerà i massimi del 2010.

IL FORTE AUMENTO DELLA GENERAZIONE ELETTRICA ATTRAVERSO IL GAS

Per quanto riguarda le forniture di gas al settore della produzione di energia elettrica, queste ultime hanno ripreso ad aumentare nel 2015 e sembra che il forte e continuo aumento si sia protratto fino al 2017, con una crescita del 12% su base annua. Secondo i dati provvisori disponibili di aprile 2018, le consegne di gas hanno raggiunto i 127 miliardi di metri cubi ma potrebbe trattarsi di volumi sottostimati visto che secondo i dati dell’Aie (Agenzia internazionale per l’energia), il livello di domanda di produzione di energia elettrica in Europa era di 139 miliardi di metri cubi nel 2015, già molto superiore al livello stimato per il 2017. Poiché nel 2017 la produzione di energia elettrica da gas naturale è stata superiore a quella del 2015, è probabile che anche nel 2017 la domanda di gas per la produzione di energia elettrica sia stata superiore a quella del 2015 (in quanto è improbabile che nel biennio si sia avuta una maggiore efficienza). L’incremento per paesi vede un +0,4 per cento in Germania, un +4,4 per cento nel Regno Unito, un +8,4 per cento per l’Italia, un +26,3 per cento in Turchia, un +12,6 per cento nei Paesi Bassi, un +19,2 per cento per la Francia, un +26,8 per cento in Spagna, un +11,4 per cento in Polonia e un +3,9 per cento in Belgio.

IL RUOLO DELLA DIRETTIVA UE SULLE EMISSONI INDUSTRIALI DEL 2010: ADDIO AL CARBONE

A svolgere un ruolo importante nell’accelerazione dell’Europa verso il gas ha contribuito la direttiva Ue sulle emissioni industriali del 2010, che fissa i requisiti di efficienza e i limiti di emissione per le centrali elettriche, ammette il rapporto dell’istituto di ricerca. Si prevede che nei prossimi cinque anni tali limiti metteranno effettivamente al bando tutte le centrali a carbone ad eccezione di quelle più pulite, a favore del gas. Sebbene il carbone rappresenti ad oggi il 20% dell’approvvigionamento energetico dell’Unione europea, l’Oxford Institute prevede che la decisione di eliminare gradualmente il carbone in diversi paesi, tra cui la Francia (entro il 2022) e il Regno Unito (entro il 2025), rivoluzionerà il settore nel giro di un lustro. Allo stesso tempo contribuirà l’aumento del differenziale di costo tra gas da un lato e carbone e petrolio dall’altro. La market stability reserve introdotta con l’ultima riforma del sistema di scambio delle quote di emissione renderà infatti, in molti casi, la produzione di energia elettrica con queste fonti in Europa più costosa delle importazioni. Ma l’unico rivale – il nucleare – la forma più economica di energia a lungo termine è già oggetto di graduale eliminazione in alcuni paese (vedi la Germania) facendo propendere ancora una volta per il gas come fonte più accreditata per l’utilizzo. Naturalmente, una maggiore dipendenza da questo combustibile, a scapito di carbone e nucleare, richiederà un maggiore import.

L’UE HA BISOGNO DI MAGGIORE IMPORT DI GAS PIÙ SICURO

Il fornitore preferito per l’Unione europea al momento è la Norvegia, ma la realtà è che nel prossimo futuro il venditore più importante sarà la Russia che già attualmente garantisce un terzo degli approvvigionamenti del Vecchio Continente. La Polonia, che utilizza ancora poco gas e dipende in larga misura dal carbone di produzione nazionale, teme per la sua sicurezza energetica e si oppone alla tendenza dell’Unione europea di voler favorire il combustibile blu. Varsavia è stata anche la principale oppositrice al Nord Stream 2, il nuovo gasdotto proposto dalla Russia per rifornire la Germania attraverso il Mar Baltico. L’Ue sta esaminando possibili alternative per l’approvvigionamento di gas dal sud, compreso il vecchio progetto South Stream per il trasporto di gas dall’Azerbaigian verso l’Ue.

UEGLI AMBIENTALISTI TEMONO CHE L’UE SI AVVITERÀ ATTORNO AL GAS NEI PROSSIMI ANNI

La Commissione europea ha sottolineato più volte i vantaggi che il passaggio dal carbone al gas comporta in termini di riduzione delle emissioni. Ma c’è anche chi avversa questa transizione ritenendo che investire massicciamente nel settore gas possa “bloccare” l’Unione europea nella dipendenza da combustibile per gli anni a venire. Per gli ambientalisti sarebbe meglio, in sostanza, investire in energie rinnovabili e in miglioramenti dell’efficienza. Lo studio dell’Oxford Institute prevede invece un panorama energetico nei prossimi cinque anni in cui il gas sarà incoronato re in Europa. E i responsabili politici e le aziende del settore energetico ne terranno certamente conto al momento di elaborare la loro pianificazione a lungo termine. Sembrerebbe, insomma, che l’Europa abbia scelto la sua strada per i prossimi anni, una strada in cui sarà il gas a dominare.