Scenari

L’eccesso di offerta gas rende gli acquirenti più forti

gas turchia

La colpa? Dello Shale gas Usa. Paesi esportatori pronti a cercare una soluzione questa settimana durante il Forum dei produttori in Bolivia.

Con l’avvento di player come gli Stati Uniti, che potenzialmente sono in grado di “inondare” il mondo con lo shale gas, i paradigmi consolidati del mondo del combustibile blu si stanno ribaltando. Per questo funzionari e manager dei principali paesi produttori si riuniranno questa settimana a Santa Cruz, in Bolivia, per affrontare una questione molto seria che sta colpendo i loro affari: e cioè il fatto che l’espansione delle forniture sta dando agli acquirenti globali maggiore influenza e potere sulle compravendite e le condizioni contrattuali rispetto a quanto mai accaduto in passato.

Al via Forum dei paesi esportatori di gas in Bolivia

Il Forum dei paesi esportatori di gas di questa settimana (GECF), che aspira a diventare una sorta di Opec (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) del settore, vedrà riunirsi i rappresentanti dell’energia di Qatar, Iran, Russia e Venezuela per cercare di trovare una soluzione all’eccesso di offerta sul mercato che sta, di fatto, riducendo le entrate derivanti dalla vendita del combustibile. Questi paesi, infatti, si trovano sempre più in concorrenza, dal lato delle esportazioni, con i prezzi fissati dagli Stati Uniti, candidati a diventare, molto presto, i terzi maggiori esportatori mondiali di gas naturale liquefatto (Gnl) dopo Qatar e Australia. Ciò pone gli acquirenti “in una posizione migliore per stipulare contratti con orizzonti più brevi e maggiore personalizzazione rispetto al profilo della domanda, senza i rischi eccessivamente alti delle clausole take or pay”, ha sottolineato a Reuters Mauro Chavez, senior research analyst presso la società di consulenza Wood Mackenzie.

GNlIl Gnl Usa infiamma i rapporti con i produttori tradizionali

Almeno 25 paesi sono al momento in grado di ricevere forniture di Gnl. E si prevede che nei prossimi mesi entreranno in funzione nuovi impianti di rigassificazione, offrendo agli acquirenti ancora più flessibilità ma anche più concorrenza ai produttori tradizionali. Nonostante il Gnl rappresenti solo il 10% circa del commercio mondiale di gas, i nuovi produttori sono disposti ad offrire ai clienti condizioni più leggere, contribuendo però, in questo modo, a surriscaldare i mercati tradizionali ma soprattutto a infiammare i rapporti con alcuni produttori che cercano, al contrario, di mantenere condizioni più rigide. Gli Stati Uniti sono stati i più “aggressivi” nell’ attaccare il mercato, attraverso clausole contrattuali flessibili. I fornitori statunitensi come Cheniere Energy, il più grande esportatore di Gnl del paese, stanno permettendo ai clienti di rivendere carichi, fatto che ha contributo a creare un mercato redditizio per la società. Sempre più numerose sono anche le vendite spot e swap di gas naturale liquefatto. Cheniere prevede di aprire il suo quinto impianto di liquefazione nei prossimi mesi, ed è alla ricerca di nuovi acquirenti per il suo prodotto.

Grazie agli Usa prezzi bassi nel lungo periodo

Questi cambiamenti del mercato stanno portando, comunque, anche una serie di vantaggi. Secondo gli analisti, l’ascesa degli Stati Uniti come forza dirompente sui mercati globali del Gnl e i crescenti volumi di gas venduti in Messico attraverso i gasdotti che collegano i due paesi, stanno contribuendo a dare maggiore certezza ai prezzi che mostrano una curva piatta nel lungo periodo che dovrebbe limitare bruschi aumenti di valore. Gli indici dei prezzi stanno diventando, infatti, un fattore determinante non solo nei contratti Gnl, ma anche nelle vendite via pipeline. Il prezzo all’Henry Hub statunitense è sceso nell’ultimo decennio da un picco di circa 11 dollari per milione di unità termiche britanniche (BTU) alla fine del 2005 a un minimo di 1,96 dollari nel marzo 2016. Da allora, i prezzi sono rimasti stabili intorno ai 3 dollari per milione di BTU. Per questo i paesi partecipanti al forum sul gas potrebbero lavorare a una “metodologia per determinare i prezzi del gas nei contratti”, promuovendo una maggiore stabilità, ha detto il ministro boliviano degli idrocarburi Luis Sanchez ad inizio mese in vista della riunione. In mercati come quello caraibico, alcuni venditori stanno anche personalizzando le proprie forniture di gas collegando i contratti al prezzo del petrolio utilizzato per la produzione di energia elettrica. “Non vedo una situazione in cui il prezzo del Gnl salga verso l’alto. È più probabile che rimanga molto competitivo a medio e lungo termine”, ha dichiarato Edgar Almeida, professore brasiliano dell’Instituto de Economia UFRJ a Reuters segnalando l’avvento sulla scena mondiale di nuovi operatori di mercato come il Mozambico.

Dall’eccesso di gas fusioni tra produttori e rinegoziazioni contratti gas Polonia

L’eccesso di gas ha comunque alimentato alcune fusioni tra produttori, così come i termini di alcuni dei più importanti accordi commerciali mondiali sul gas sono stati rinegoziati in anticipo rispetto alle date di scadenza, compresi alcuni negoziati tra Qatar e Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Altri fornitori tradizionali di gas come Russia, Norvegia e Algeria sembrano determinati, invece, a mantenere quote di mercato in zone chiave come l’Europa. In America Latina e nei Caraibi, dove le forniture statunitensi di Gnl hanno abbassato decisamente i prezzi per importatori come Cile e Argentina, i fornitori tradizionali Trinidad e Bolivia, al contrario, dovranno attrarre investimenti a monte, riducendo i costi e offrendo ai consumatori una maggiore flessibilità dei prezzi per rimanere competitivi.

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