Energie del futuro

Nel 2018 Pechino al top dei consumi mondiali di gas

La Cina è pronta a mettere la freccia e superare l’attuale primato del Giappone. Il giro di vite contro l’inquinamento ha provocato una vera e propria corsa al gas: tra il 2018 e il 2022 sarà sempre il paese asiatico a guidare la corsa alla realizzazione dei maggiori gasdotti a livello mondiale

Il giro di vite di Pechino contro l’inquinamento ha messo la Cina sulla buona strada per superare il Giappone, già a partire quest’anno, come il più grande importatore mondiale di gas, usato per sostituire il più inquinante carbone. La tigre asiatica, che per ora è già il maggior importatore di petrolio e carbone del mondo, è al terzo posto come consumatore mondiale di gas naturale dopo gli Stati Uniti e la Russia, ma è costretta a importare circa il 40 per cento del suo fabbisogno totale, visto che la produzione nazionale non è in grado di stare al passo con la domanda. I dati raccolti dal terminale Eikon di Thomson Reuters indicano che le importazioni cinesi tramite gasdotti e Gnl nel 2017 raggiungeranno i 67 milioni di tonnellate, con un incremento di oltre il 25 per cento rispetto all’anno precedente mentre le importazioni di Gas naturale liquefatto dovrebbero essere aumentate di oltre il 50%. Naturalmente si tratta di stime preliminari basate sugli arrivi delle metaniere e dei flussi di importazione delle pipeline visto che i dati di dicembre non sono ancora disponibili.

Giappone ancora al comando per import gas ma la Cina metterà la freccia nel 2018

La Cina è ancora in ritardo rispetto al Giappone, che conta su importazioni annue di gas pari a circa 83,5 milioni di tonnellate, tutte tramite Gnl, ma l’import cinese ha già superato il Giappone in due occasioni quest’anno: a settembre e di nuovo a novembre, come dimostrano i dati governativi e i flussi di trasporto marittimo. Gli analisti dicono che la tendenza è ormai avviata e che Pechino dovrebbe superare Tokyo nel corso dell’intero 2018. “Sia il Gnl, sia i gasdotti, continueranno ad aumentare i flussi nei prossimi anni. Ci aspettiamo che la Cina superi il Giappone come il più grande importatore di gas del mondo nel 2018 – ha dichiarato Miaoru Huang, senior manager Asia per gas e Gnl della società di consulenza energetica Wood Mackenzie -. Ma il Giappone rimarrà l’importatore di gas naturale liquefatto numero uno fino al 2028 circa”.

La Cina acquista gas “spot”: prezzi raddoppiati in Asia da giugno

A partire dallo scorso anno scorso la Cina ha iniziato a “spostare” i consumi di milioni di famiglie e di molti impianti industriali dal carbone al gas come parte degli sforzi per “ripulire” l’aria dall’inquinamento, innescando un movimento senza precedenti di ordini di import dall’estero. I tre maggiori fornitori cinesi di gas naturale liquefatto sono Australia, Qatar e Malesia, mentre le importazioni tramite gasdotti provengono dall’Asia centrale e dal Myanmar. Infine, è in costruzione un gasdotto che collegherà già nel 2019 Cina e Russia. A differenza degli acquirenti consolidati di Gnl che importano la maggior parte dei loro carichi nel quadro di contratti a lungo termine con volumi mensili fissi e un collegamento al mercato petrolifero, molte utility statali cinesi acquistano Gnl sul mercato a pronti quando ne hanno bisogno con breve preavviso, come è avvenuto durante l’attuale stagione invernale di picco della domanda. Di conseguenza, i prezzi spot asiatici del Gnl sono più che raddoppiati da giugno raggiungendo gli 11,20 dollari per milione di unità termiche britanniche (mmBtu), i più alti da novembre 2014, rendendo il Gnl una delle materie prime più performanti del 2017. L’aumento della domanda cinese l’ha già spinta a superare la Corea del Sud nel 2017 come importatore di Gnl numero 2 al mondo.

La Cina pronta a sfidare il mondo anche nello shale gas

A testimonianza degli incredibili sforzi cinesi per incrementare i consumi di gas Fuling, il più grande campo cinese di shale gas, ha generato più di 6 miliardi di metri cubi nel 2017, secondo i dati riportati dal suo sviluppatore Sinopec. La produzione di gas dal campo ha avuto un aumento del 20 per cento anno su anno. Fino al 2017, Fuling che si trova nella zona sud-ovest del comune di Chongqing, ha prodotto più di 15 miliardi di metri cubi. Negli ultimi anni la nuova industria dello shale ha aiutato la regione a migliorare la sua struttura energetica e ad abbandonare le fonti energetiche tradizionali come il carbone. Si stima che 3 miliardi di metri cubi di shale gas equivalgano alla combustione di 6 milioni di tonnellate di carbone, riducendo le emissioni di anidride carbonica dunque, di 4,2 milioni di tonnellate. La Cina ha fatto progressi nell’esplorazione dello shale gas sia nella capacità che nelle tecniche di perforazione, rendendolo uno dei principali fornitori al mondo. Entro il 2020, le riserve verificate di shale gas supereranno gli 1,5 trilioni di metri cubi, secondo i programmi pubblicati dalle autorità nel 2017.

Tra il 2018 e il 2022 sarà la Cina a guidare la corsa ai gasdotti

Non solo. L’ultima analisi condotta da GlobalData sui gasdotti globali di trasporto/trasmissione di petrolio e gas per il periodo 2018-2022 mostra che il gasdotto Xinjiang-Guangdong-Zhejiang SNG in Cina è il gasdotto più lungo pianificato a livello mondiale con una lunghezza di 8.972 chilometri. Il gasdotto onshore dovrebbe entrare in funzione nel 2022: China Petrochemical Corp ha il 100% del capitale azionario nella pipeline, mentre China Petroleum & Chemical Corporation sarà l’operatore. Il tutto per un costo stimato di 30,1 miliardi di dollari. Il secondo gasdotto più lungo previsto nello stesso periodo, “Power of Siberia” è anch’esso localizzato in Cina con una lunghezza di 3.968 km e dovrebbe entrare in funzione nel 2019. China National Petroleum Corporation detiene il 100% del capitale azionario, mentre l’operatore sarà China National Petroleum Corporation per una spesa totale di 5,2 miliardi di dollari. Questo per quanto riguarda la parte cinese. Per quanto riguarda la parte da realizzare in Russia da cui proverrà la fornitura, l’infrastruttura rappresenterà il terzo gasdotto più lungo del periodo 2018-2022 con una lunghezza di 3.200 km per un costo totale di 20,1 miliardi di dollari.