Scenari

Come sarà il mercato del petrolio 2018 secondo Aie

La grossa sfida per i produttori sono Iran e Venezuela e la necessità di contrastare forti aumenti dei prezzi e colmare il divario in termini di quantità e qualità del greggio

Previsioni di crescita della domanda petrolifera in ribasso per il 2018. Colpa del rallentamento della domanda, previsto per il secondo semestre dell’anno, causato da prezzi più alti, ma anche delle incertezze legate a Iran e Venezuela. Sono le previsioni dell’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie) contenute nel Bollettino mensile che si discosta dalle recenti stime dell’Opec che avevano, al contrario, rivisto al rialzo le previsioni di domanda per l’anno in corso di circa 25mila barili al giorni rispetto alle precedenti analisi, per arrivare a 1,65 milioni di barili giornalieri complessivi per un totale di quasi 98,85 milioni di barili al giorno, un livello superiore alle precedenti previsioni di 200 mila barili al giorno.

DOMANDA GLOBALE IN CRESCITA A 1,4 MILIONI DI BARILI AL GIORNO CONTRO GLI 1,5 DELLA PREVCISIONE PRECEDENTE

L’Aie si aspetta che la domanda globale di petrolio cresca di 1,4 milioni di barili al giorno nel 2018, rispetto agli 1,5 milioni di barili al giorno annunciati il mese scorso, attestando la produzione mondiale complessiva a 99,2 milioni di barili. “I dati recenti confermano una forte crescita della domanda dei primi due trimestri” sostenuta da “un solido contesto economico” e dal clima rigido in Europa e negli Stati Uniti. Tuttavia, sottolinea Aie, “prevediamo un rallentamento nella seconda metà dell’anno” attribuibile per gran parte al “recente balzo dei prezzi del petrolio”. Mentre se si guarda al mese di aprile, le forniture sono rimaste “stabili” a quota 98 milioni di barili al giorno con la produzione non Opec che di fatto compensa la minore produzione dei paesi Opec. La forte crescita della produzione non Opec, guidata dagli Stati Uniti, ha spinto infatti le forniture globali a 1,78 milioni di barili al giorno rispetto all’anno precedente mentre la loro produzione dovrebbe crescere, sempre secondo le stime dell’Aie a 1,87 milioni di barili al giorno nel 2018, un tasso leggermente superiore a quello stimato il mese scorso.

PRODUZIONE OPEC IN CALO, PESANO VENEZUELA E AFRICA

La produzione di greggio Opec al contrario, è diminuita di 130 mila barili al giorno ad aprile, a 31,65 milioni di barili al giorno, anche a causa di cali in Venezuela e in Africa. La richiesta di greggio e scorte dell’Opec raggiungerà una media di circa 32,25 milioni di barili nel resto del 2018, circa 0,6 milioni di barili al giorno in più rispetto alla produzione di aprile. “Il rispetto dell’accordo di Vienna ha raggiunto il record del 172% – sottolinea Aie –. I prezzi dei futures Brent e Nymex sono saliti ai massimi pluriennali negli ultimi giorni, ed entrambi sono aumentati di oltre 10 dollari al barile dall’inizio dell’anno”. In sostanza la domanda di petrolio, il taglio di produzione Opec e gli sviluppi geopolitici “continuano a sostenere il rialzo dei prezzi”, si legge nel bollettino dell’Aie. iran nucleare

DOPPIA INCERTEZZA LEGATA AI DOSSIER IRAN E VENEZUELA

La sfida più importante che i produttori di petrolio si troveranno ad affrontare nel corso dell’anno è senza dubbio rappresentata da Iran e Venezuela. Sfida sia in termini di numero di barili sia di qualità del greggio, rileva l’Agenzia internazionale dell’Energia, evidenziando come la questione della produzione iraniana, il terzo più grande produttore dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec), rimane incerta con il ripristino delle sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti decise dal presidente Donald Trump all’inizio del mese. L’Iran “pesa” attualmente in termini di export petrolifero 2,4 milioni di barili al giorno, ricorda l’Aie ammettendo che le decisioni americane su Teheran hanno modificato “il focus di analisi del mercato del petrolio dai fondamenti alla geopolitica”. “Vi è comprensibile incertezza sul potenziale impatto sulle esportazioni di petrolio dell’Iran, che attualmente sono a circa 2,4 milioni di barili. C’è un periodo di 180 giorni in cui i clienti possono adeguare le loro strategie di acquisto e resta da vedere come verranno implementate le deroghe e altri aspetti delle sanzioni”. Quando vennero imposte le sanzioni nel 2012 le esportazioni dell’Iran “diminuirono di 1,2 milioni di barili al giorno. E’ troppo presto per dire cosa accadrà questa volta, ma dovremo esaminare se altri produttori potranno intervenire per assicurare un flusso ordinato di petrolio al mercato e compensare un’interruzione delle esportazioni iraniane”. Per il momento, ammette l’Aie “né il Venezuela né il Messico possono aumentare la produzione a breve termine, ma una dichiarazione dell’Arabia Saudita poco  dopo l’annuncio degli Stati Uniti ha riconosciuto la necessità di lavorare con produttori e consumatori per mitigare le possibili carenze di approvvigionamento”. L’Agenzia internazionale per l’energia vede questa apertura da parte dei sauditi come “particolarmente positiva” visto che i rischi sui mercati internazionali non riguardano solo un calo della produzione iraniana ma anche, come accennato, di quella venezuelana. “In Venezuela, infatti, il ritmo di calo della produzione petrolifera sta accelerando e entro la fine di quest’anno la produzione potrebbe diminuire di diverse centinaia di migliaia di barili al giorno. I dati di aprile mostrano che la produzione del Venezuela è inferiore di 550.000 barili rispetto al suo obiettivo previsto dall’Accordo di Vienna”. “Il potenziale doppio deficit di offerta rappresentato da Iran e Venezuela potrebbe rappresentare quindi una grossa sfida per i produttori per contrastare forti aumenti dei prezzi e colmare il divario, non solo in termini di numero di barili ma anche in termini di qualità del petrolio”, conclude il report dell’Aie.