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Tap, il microtunnel è stato escluso dalla Via

Come si legge nella determina della DG Valutazioni e Autorizzazioni ambientali del ministero dell’Ambiente sono state introdotte una serie di ottimizzazioni al progetto

Il microtunnel di approdo al tratto italiano del Tap non dovrà essere sottoposto a procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via). È quanto ha deciso la determinazione della DG Valutazioni e Autorizzazioni ambientali del ministero dell’Ambiente (Qui la Determina DG Ambiente ) in ottemperanza alla prescrizione A5) del provvedimento di compatibilità ambientale del gasdotto (DM 223 dell’11 settembre 2014). Prescrizione che stabiliva: “Tenuto conto che la procedura operativa di costruzione del microtunnel ed opere ad esso connesse, pur condivisibile nei suoi aspetti generali, risulta redatta in forma qualitativa, prima di procedere a qualsiasi operazione dovrà comunque essere presentato il relativo progetto esecutivo di tutte le opere previste all’approdo che dovrà essere assoggettato a procedura di verifica di esclusione dalla VIA…”. Soddisfazione arriva da parte di Tap: “Per noi è la conferma della qualità del lavoro svolto dai nostri tecnici. Grande rispetto per chi ha esaminato in profondità il progetto”.

LA DETERMINA DELLA DG VALUTAZIONI E AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI

Nella determina le autorità hanno preso atto che il progetto costruttivo del microtunnel, rispetto a quello valutato nell’ambito della procedura di Via, “ha introdotto le seguenti ottimizzazioni: estensione del punto di uscita del microtunnel mare (exit point), al fine di minimizzare l’interferenza indiretta con l’esistente prateria di Cymodocea nodosa e di ridurre l’interferenza diretta rispetto a quella rilevata con la campagna di indagini integrative svolte nel luglio 2016; installazione di due palancolati temporanei (lato Nord e Sud) in corrispondenza dell’exit point, al fine di ridurre i volumi di scavo” salvaguardando ulteriormente le praterie di Cymodocea nodosa. E ancora: “l’installazione di una paratia di chiusura tra i due palancolati costituita da panne o cortine di bolle d’aria; sensibile diminuzione dei volumi e dell’impronta di scavo; sensibile diminuzione dei volumi e dell’impronta del terrapieno” (da 4.052 a 2.144mq) e (da 5.900 a 1.850 mq) e “sensibile diminuzione delle tempistiche di scavo e rinterro” rispettivamente da 60 a 17 giorni e da 30 a 8 giorni. Inoltre, nel parere, la Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via e Vas ha ritenuto “di condividere quanto affermato dal proponente in merito alla non significatività degli impatti su: Qualità dell’aria, rumore, aree protette, mareografia e qualità delle acque, dispersioni e rideposizione dei sedimenti marini, flora, fauna e ecosistemi marini, rumorosità sottomarina” e valutato che “le migliorie progettuali proposte in corrispondenza dell’exit point, allungamento dello stesso di circa 55 m (al fine di minimizzare, rispetto alla posizione precedente, l’interferenza indiretta con la prateria di Cymodocea nodosa), dalla previsione del palanco lato provvisionale e dall’uso di panne o cortine di bolle d’aria, creano di fatto un confinamento della zona di scavo riducendo la dispersione dei sedimenti nell’ambiente circostante e che pertanto il progetto ottimizzato determina un impatto indiretto minore sulla prateria di Cymodocea nodosa rispetto a quanto previsto dalla prescrizione A.6b”. Infine è stato valutato che “le suesposte migliorie rispondono con maggiore certezza ed efficacia alla ratio della prescrizione A.6b) e che conseguentemente, “diviene ininfluente mantenere un determinato limite di distanza tra l’exit point e la prateria stessa”.

L’ESCLUSIONE DALLA VIA È PERÒ SUBORDINATA AD ALCUNE CONDIZIONI AMBIENTALI

L’esclusione dalla Via è però subordinata ad alcune condizioni ambientali. Tra queste la minimizzazione dell’interferenza con la prateria di Cymodocea nodosa in corrispondenza del punto di uscita del microtunnel, con “misure temporanee di stabilizzazione del carico geostatico in corrispondenza del punto di fine trivellazione, costituite da un telo con appesantimento”, l’installazione sul fondo del mare nell’intorno della condotta “di dissuasori in materiale compatibile con l’ambiente marino volti a inibire la pesca a strascico illegale” e la realizzazione di progetti di comunicazione ambientale, divulgazione scientifica e formazione con le realtà costiere locali “al fine di approfondire le tematiche relative alla conoscenza e alla conservazione dell’ambiente marino e degli habitat protetti”. In questo caso i progetti “dovranno anche prevedere il coinvolgimento delle marinerie locali della piccola pesca con iniziative e collaborazioni, coniugando nel contempo le esigenze derivanti dalle attività della piccola pesca locale, delle comunità interessate e della protezione ambientale”. Infine, conclude la determina “l’attuazione di tutte le proposte per il controllo della torbidità e delle misure di mitigazione previste dal Proponente per tutelare le fanerogame marine, dovranno essere effettuata sotto il controllo di ARPA Puglia e i risultati del programma di studio atto ad approfondire le tematiche riguardanti la regressione ed il potenziale recupero della Posidonia, secondo le tempistiche delle tre fasi previste dal proponente, dovranno essere presentati al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare “ai fini della verifica di ottemperanza”.