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Crisi energetica, Forza Italia dice sì a nucleare e rinnovabili: “Sinistra vittima dell’ideologia”, parla Squeri

Squeri, Responsabile Energia FI

Secondo il responsabile energia del partito guidato da Silvio Berlusconi, “l’emergenza è consentire a famiglie e imprese di reggere l’onda d’urto degli aumenti dei costi”

Price cap, fonti rinnovabili nucleare, rigassificatori. Terzo appuntamento con i responsabili Energia dei partiti in vista delle elezioni del 25 settembre. Questa è la volta di Forza Italia, con Luca Squeri. Che ha risposto alle domande di Energia Oltre sui temi di più stretta attualità.

D. Qual è la posizione di FI sui rigassificatori di Piombino e Ravenna?

R. Sono impianti necessari. E bisogna farli rispettando chi abita nelle vicinanze dei luoghi scelti, senza penalizzarli. Serviranno capacità e impegno far svolgere il tutto senza rischi e nel pieno della sicurezza.

D. State pensando di introdurre delle agevolazioni per i territori su cui incideranno questi impianti?

R. Sì, quelli più efficaci però dovranno essere presi in base ai confronti tra autorità competenti e comunità locale.

D. Qual è la vostra opinione sul nucleare di nuova generazione?

R. Siamo favorevoli. Tra l’altro l’Ue l’ha inserito nella tassonomia. E secondo noi va affrontato nella logica di più ampio respiro e non tanto dell’emergenza, ma della transizione. Dobbiamo espandere, in generale, tutte le fonti rinnovabili: ad esempio, le bioenergie sono sottovalutate.

La transizione vedrà il gas come protagonista, un percorso che durerà 30-40 anni. Certo, anche il nucleare sarà pronto tra tanti anni. Ma anche quando si citano i referendum del passato come ostacolo al tema, scommetterei che oggi avrebbero risultati diversi. Serve una migliore informazione tecnica. Aggiungo che buona parte dell’energia elettrica viene importata da paesi nucleari come Francia e Svizzera.

D. Qual è la posizione del partito sul prolungamento della vita delle centrali a carbone, come stanno facendo la Germania e altri Paesi europei?

R. Lo riteniamo un processo necessario, non a caso lo stiamo facendo anche noi. Il tema è fare i conti con le problematiche reali. L’esempio di Letta col bus elettrico che si ferma è cruciale per capire che il Pd sulle questioni ambientali ed energetiche è ideologizzato.

D. Capitolo rinnovabili, l’Italia è in ritardo: il  cosa propone per incentivarne l’utilizzo?

R. Bisogna puntare sul sostegno costante alle rinnovabili, il lavoro degli ultimi decreti Energia post-guerra è positivo anche in questo senso. Certo, l’Italia ha un patrimonio paesaggistico e architettonico che va tutelato, non significa giocare al tana liberi tutti. Ma rimane molto da fare sulla sburocratizzazione. Ribadisco: soffriamo un ostracismo culturale contro le biomasse, lasciate troppo in secondo piano. In Lombardia si sta incentivando l’uso di caldaie non inquinanti basate sulle biomasse. Milano è l’unica città della Regione che le ha messe al bando, perché governata da amministrazione ideologizzata.

D. Tetto al prezzo del gas: nel caso in cui non ci si accordasse su un price cap europeo, Pd ne proponeva  uno a livello a nazionale. Un’idea che alcuni criticano. Perché, invece, secondo voi può essere una buona soluzione?

R. Noi siamo stati tra i primi a chiederlo. Se fatto a livello comunitario, il cap sarebbe davvero efficace contro le speculazioni. Non ci siamo riusciti finora per colpa di Olanda e Germania. Che però sembra stia cambiando idea: forse riusciremo ad arrivarci, seppur con grande ritardo. Il price cap nazionale, invece, sarebbe folle perché il gas verrebbe semplicemente venduto altrove. Invece se intendiamo un tetto al prezzo sugli utenti ha una logica ma presuppone coperture statali.

D. Sugli extraprofitti molte aziende energetiche hanno fatto ricorso: cosa ne pensa? Forse la norma andrebbe modificata?

R. Chi ha beneficiato di queste dinamiche deve concorrere alle penalità. Capisco i ricorsi fatti ma bisogna fare comparazioni adatte a cogliere i veri extra-profitti.

D. In definitiva, cosa si dovrebbe fare per uscire da questa crisi energetica?

R. L’emergenza assoluta è consentire a cittadini e imprese di reggere all’onda d’urto degli aumenti dei costi. Lo Stato deve fare di più in termini di crediti d’imposta, annullamento delle fiscalità di vario tipo: sui prodotti energetici, beni di prima necessità senza Iva, bollette da rateizzare. Poi serviranno anche altri interventi, come la diminuzione dei consumi, eventuali razionamenti.

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