Bruxelles punta su tariffe dinamiche per tagliare i costi in bolletta e accelera l’uso di agrivoltaico e parchi offshore; semplificati i permessi ambientali per ridurre le attese fino a 17 anni.
L’Unione Europea ha tracciato oggi la rotta definitiva per la trasformazione strutturale del proprio sistema energetico, pubblicando un pacchetto di tre comunicazioni strategiche destinate a riscrivere il rapporto tra produzione, trasporto e consumo di elettricità. Le nuove linee guida, rese note attraverso la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 9 gennaio 2026, intervengono su pilastri fondamentali: la riforma delle tariffe di rete, la promozione di tecnologie rinnovabili innovative e l’istituzione di aree prioritarie per le infrastrutture e lo stoccaggio.
L’obiettivo di Bruxelles è duplice: abbattere i costi di sistema per garantire energia accessibile a famiglie e imprese e accelerare l’integrazione delle fonti non fossili, puntando al traguardo del 45% di rinnovabili nel mix energetico entro il 2030. In un contesto segnato da una volatilità geopolitica persistente e da investimenti necessari stimati in oltre 1.200 miliardi di euro entro il 2040, la Commissione chiede agli Stati membri un cambio di paradigma normativo e comportamentale.
RIFORMA DELLE TARIFFE E INCENTIVI ALLA FLESSIBILITÀ
Il primo pilastro della strategia europea riguarda la revisione delle metodologie tariffarie per rendere la rete “a prova di futuro”. Secondo la Commissione, il modello tradizionale basato esclusivamente sui volumi di consumo è ormai inadeguato a gestire un sistema decentralizzato. Viene proposto il passaggio a tariffe dinamiche e granulari che premino finanziariamente gli utenti capaci di spostare i propri consumi nelle ore di massima produzione rinnovabile o in luoghi dove la rete è meno congestionata. “Una progettazione intelligente dei costi di rete sarà determinante per aumentare l’efficienza dell’infrastruttura e ottimizzare i costi complessivi”, sottolinea il documento, evidenziando come i costi di rete rappresentino oggi circa il 24-29% della bolletta finale.
Le autorità nazionali di regolamentazione (ANR) dovranno adottare un approccio basato sulla spesa totale (TotEx), che incentivi i gestori di rete (TSO e DSO) a preferire soluzioni digitali e di flessibilità rispetto alle costose espansioni fisiche delle infrastrutture. L’indipendenza delle ANR dai governi nazionali viene ribadita come condizione essenziale per garantire decisioni tecniche prive di interferenze politiche.
TECNOLOGIE INNOVATIVE: DALL’AGRIVOLTAICO AL SOLARE GALLEGGIANTE
Per integrare 100 GW di nuova capacità rinnovabile ogni anno, l’UE punta con decisione su forme di distribuzione che ottimizzino l’uso dello spazio. Le linee guida pongono al centro il concetto di uso multiplo del territorio, promuovendo l’agrisolare, che permette di coniugare produzione energetica e attività agricola senza compromettere i raccolti, e il solare galleggiante su bacini interni o in mare aperto. Particolare attenzione è rivolta al fotovoltaico integrato negli edifici (BIPV) e nelle infrastrutture di trasporto, come barriere antirumore o coperture stradali, e ai mini impianti “plug-in” da balcone, definiti come la tecnologia più accessibile per il cittadino.
Bruxelles riconosce che queste tecnologie affrontano un divario di prezzo rispetto alle installazioni convenzionali e barriere normative specifiche. Per superarle, si raccomanda agli Stati membri di definire standard tecnici chiari, semplificare le procedure di certificazione dei prodotti da costruzione e creare aste dedicate che non costringano l’innovazione a competere con tecnologie già mature e più economiche.
AREE INFRASTRUTTURALI DEDICATE E TAGLIO DELLA BUROCRAZIA
L’attuazione dell’articolo 15 sexies della Direttiva RED III introduce la possibilità per gli Stati membri di designare aree geografiche prioritarie per le reti e lo stoccaggio. In queste zone, i progetti necessari all’integrazione delle rinnovabili potranno beneficiare di esenzioni dalle valutazioni di impatto ambientale (VIA) e dalle valutazioni di incidenza sui siti Natura 2000, riducendo drasticamente tempi di autorizzazione che in alcuni casi arrivano oggi a 17 anni.
La Commissione incoraggia gli Stati a mappare corridoi infrastrutturali che evitino aree di pregio naturalistico, ma ammette deroghe laddove non esistano “alternative proporzionate” per garantire la sicurezza del sistema. Lo stoccaggio energetico “stand-alone”, capace di assorbire l’eccesso di produzione verde per reimmetterlo durante i picchi di domanda, viene identificato come una risorsa critica. Gli Stati sono invitati a utilizzare strumenti digitali e mappe di sensibilità ambientale per identificare questi siti, garantendo al contempo la massima partecipazione pubblica per prevenire contenziosi legali e contestazioni territoriali.
INVESTIMENTI MILIARDARI E COOPERAZIONE TRANSFRONTALIERA
Il fabbisogno finanziario per la modernizzazione delle reti elettriche è imponente: circa 730 miliardi di euro per la distribuzione e 477 miliardi per la trasmissione entro il 2040. Per sostenere questa sfida, l’UE apre all’uso di fondi pubblici e risorse della politica di coesione, a patto che l’intervento sia mirato a coprire i costi extra della decarbonizzazione e non distorca la concorrenza tra gli Stati membri. Viene inoltre promossa la cooperazione transfrontaliera per la designazione di aree di rete comuni tra Paesi vicini, facilitando la creazione di un’Unione dell’energia realmente integrata.
La digitalizzazione della rete, l’adozione di contatori intelligenti e il rafforzamento del ruolo degli aggregatori di domanda sono indicati come precondizioni tecniche per il successo della manovra. “Un sistema elettrico completamente decarbonizzato consentirà ai consumatori europei di beneficiare di energia interna a prezzi accessibili”, conclude la Commissione, ribadendo che solo una rete flessibile e tecnologicamente avanzata potrà sostenere la competitività dell’industria europea nel lungo periodo.


