L’accordo transatlantico da 750 miliardi di dollari lega l’Unione a un unico venditore, mettendo a rischio l’autonomia energetica e gli obiettivi climatici del Green Deal.
L’Unione Europea si trova di fronte a un paradosso strategico: nel tentativo di affrancarsi dal gas russo, sta scivolando verso una nuova, massiccia dipendenza geopolitica dalle forniture degli Stati Uniti. Secondo un’analisi pubblicata oggi, 19 gennaio 2026, dall’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA) a firma dell’esperta Ana Maria Jaller-Makarewicz, il gas naturale liquefatto (GNL) statunitense potrebbe arrivare a coprire tra il 75% e l’80% delle importazioni totali di GNL del blocco entro il 2030. Questo scenario, definito ad alto rischio, emerge in un momento in cui l’UE ha effettivamente rafforzato la propria sicurezza immediata tagliando la domanda di gas di oltre il 20% tra il 2021 e il 2024, ma rischia ora di compromettere la propria resilienza a lungo termine e la competitività industriale a causa dei costi elevati del combustibile americano.
DA MOSCA A WASHINGTON: LA TRASFORMAZIONE DELLE ROTTE ENERGETICHE
Il percorso di diversificazione avviato dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha portato a risultati tangibili, ma ha spostato l’asse della vulnerabilità. Tra il 2021 e il 2025, le importazioni complessive dalla Russia, comprensive di flussi via gasdotto e GNL, sono crollate del 75%. Nonostante questa riduzione, Mosca figura ancora tra i principali fornitori dell’Unione, sebbene sia già stato concordato un divieto progressivo e legalmente vincolante che culminerà in uno stop totale: entro la fine del 2026 per il GNL ed entro l’autunno del 2027 per il gas via condotta. In questo panorama, mentre le forniture dalla Norvegia sono rimaste costanti con una media di circa 90 miliardi di metri cubi (bcm) all’anno nell’ultimo quadriennio, il GNL statunitense ha registrato un’impennata senza precedenti. Le importazioni dagli USA sono passate dai 21 bcm del 2021 agli 81 bcm stimati per il 2025, un aumento di quasi quattro volte che ha già portato gli Stati Uniti a detenere una quota del 57% dell’import di GNL europeo lo scorso anno.
L’ACCORDO DA 750 MILIARDI E I RISCHI PER L’AUTONOMIA EUROPEA
A consolidare questo legame è il monumentale accordo commerciale annunciato tra Bruxelles e Washington nel luglio 2025. L’impegno prevede l’acquisto da parte dell’UE di energia statunitense per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028. Tale intesa, se da un lato garantisce i volumi necessari, dall’altro vincola il sistema energetico europeo a un singolo venditore, una condizione che IEEFA giudica pericolosa per la sicurezza nazionale e per i piani di riduzione del consumo di gas. Sono tredici i Paesi membri che hanno importato GNL americano nel 2025, ma la concentrazione è altissima: Paesi Bassi, Francia, Spagna, Italia e Germania hanno assorbito da soli il 75% del totale delle forniture transatlantiche destinate al blocco.
SCENARI AL 2030: UNA DIPENDENZA SEMPRE PIÙ MARCATA
La tendenza al rafforzamento dei legami con gli Stati Uniti è stata ulteriormente alimentata dai contratti siglati durante la conferenza Gastech di Milano nel settembre 2025 e nel corso dell’incontro della Partnership for Transatlantic Energy Cooperation (P-TEC) ad Atene lo scorso novembre. L’IEEFA ha elaborato uno scenario per il 2030 basato sulla piena attuazione di questi accordi e su un possibile rallentamento degli sforzi di efficientamento energetico. In tale ipotesi, le importazioni di GNL dagli USA potrebbero salire a circa 115 bcm annui, portando la quota di mercato statunitense all’80% nel segmento GNL e al 40% del totale del gas importato dall’UE (rispetto al 27% del 2025). Bloccare il sistema su contratti a lungo termine per il gas fossile rischia di minare le fondamenta stesse del Green Deal e di ostacolare il raggiungimento della piena autonomia energetica.
IL PARADOSSO DEI PREZZI E IL CONFLITTO CON IL PIANO REPOWEREU
L’eccessivo affidamento sul GNL statunitense entra in rotta di collisione con i principi cardine del piano REPowerEU, volto a rendere l’energia più accessibile e diversificata. Il gas liquefatto americano rappresenta infatti l’opzione più costosa per gli acquirenti europei. “Un’eccessiva dipendenza dal GNL statunitense contraddice l’obiettivo di migliorare la sicurezza energetica attraverso la riduzione della domanda e l’accessibilità dei costi”, sottolinea il rapporto. La strategia dell’Unione mirava a eliminare la dipendenza dai combustibili fossili russi senza sostituirla con un nuovo monopolio di fatto, ma le attuali dinamiche di mercato sembrano muoversi in direzione opposta, privilegiando la stabilità dei volumi rispetto alla sostenibilità economica dei prezzi al dettaglio.
RINNOVABILI COME ALTERNATIVA: IL CALCOLO DEI COSTI OPPORTUNITÀ
L’analisi dell’IEEFA propone infine un confronto economico diretto tra l’attuale strategia e un percorso alternativo basato sulle fonti pulite. Secondo i calcoli dei ricercatori, se i 750 miliardi di dollari destinati all’energia statunitense venissero investiti nel comparto delle rinnovabili, l’Unione Europea potrebbe installare circa 546 gigawatt di capacità combinata tra solare ed eolico. Un investimento di tale portata non solo eliminerebbe i rischi legati alla dipendenza da fornitori esteri, ma agirebbe strutturalmente per abbassare i prezzi dell’elettricità, allineando finalmente la sicurezza degli approvvigionamenti con gli impegni climatici assunti a livello internazionale.

