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Urso

Il Libro bianco del Mimit: un piano per la crescita e la competitività

Il ministero delle Imprese e del made in Italy ha elaborato il “Libro bianco Made in Italy 2030” che contiene 10 obiettivi di politica industriale e 11 «azioni per la crescita»

Più che un vero e proprio piano industriale del governo, il Libro bianco made in Italy 2030 elaborato dal ministero delle Imprese e del made in Italy assume un valore tecnico: dall’introduzione di un Industry bond a un meccanismo per legare gli incentivi per le imprese all’incremento dei salari. La strategia punta sul coordinamento europeo e un ruolo attivo dello Stato.

COSA È IL LIBRO BIANCO

Si tratta dell’evoluzione di un precedente documento presentato dal ministero di Adolfo Urso nell’ottobre del 2024 e sottoposto a una lunga consultazione con ministeri, Regioni, associazioni di categoria, sindacati, università, centri di ricerca. Come riporta Il Sole 24 Ore, è composto da 320 pagine in cui si fotografa una riclassificazione completa dell’economia italiana mappata su 18 filiere produttive e 160 distretti industriali. Le filiere sono suddivise in tradizionali: agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione, automotive; nuovo made in Italy: economia della Salute, economia dello spazio e della difesa, economia blu e cantieristica, turismo e tempo libero, industrie culturali e creative. E infine comparti abilitanti: energia, infrastrutture e costruzioni, digitale e microelettronica, siderurgia e metallurgia, chimica, packaging.

GLI OBIETTIVI DEL LIBRO BIANCO

Gli obiettivi sono sviluppati in linee molto generali e prevedono il consolidamento dell’Italia tra i principali Paesi manifatturieri, l’autonomia energetica, l’aumento dei livelli occupazionali fino alle medie europee, il rafforzamento dell’industria per la difesa attraverso una maggiore integrazione con l’industria civile. Tra le possibili azioni per la crescita il documento cita l’emissione «di un Industry bond nazionale» (obbligazioni societarie o corporate bond italiani) per finanziare gli interventi prioritari di politica industriale, «avvalendosi di una Banca pubblica d’investimento» che agisca da intermediario con le banche o come prestatore diretto.

INCENTIVI AI SALARI E NUCLEARE

Per quanto riguarda gli incentivi si prevede una preferenzialità nell’accesso nel caso in cui una quota degli utili netti venga destinata al rafforzamento dei livelli occupazionali e retributivi. Nel settore energia si pone l’obiettivo di avanzare con lo sviluppo di small modular reactor (reattori nucleari di fissione avanzati con una potenza elettrica ridotta) per il nucleare attraverso Nuclitalia srl e di ridurre la dipendenza dall’estero con criteri negli appalti a favore di tecnologie green made in Ue/G7.

MISURE PER LA MODA, STARTUP E COMPETITIVITÀ

Altri punti considerati prioritari riguardano le materie prime critiche, come l’adottare un fast track per le autorizzazioni, le misure per la moda, rendere pluriennale il credito d’imposta per il design ed estenderlo alla formazione. I rapporti industriali con gli Usa: allineare le politiche sulle tecnologie abilitanti di frontiera, le startup: spingere gli investimenti di fondi pensione, casse di previdenza e private equity; l’attrazione di talenti: anche con una fiscalità di vantaggio per i “nomadi” digitali. E infine un Fondo europeo di competitività anche per incentivare l’acquisto di auto ed elettrodomestici e il rafforzamento degli Ipcei, i progetti di innovazione di comune interesse europeo.

 

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