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Tavolo automotive Mimit

Tavolo automotive al Mimit: Urso chiede riforme radicali all’UE e presenta il fondo da 1,6 miliardi

Stellantis conferma 7 miliardi di acquisti in Italia per il 2026, ma Anfia e sindacati avvertono: i volumi produttivi restano ai minimi storici e oltre diecimila posti di lavoro sono in bilico.

Si è consumata oggi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, una delle tappe più delicate per il futuro industriale del Paese: la riunione del “Tavolo Automotive”. Presieduto dal ministro Adolfo Urso e dal sottosegretario Fausta Bergamotto, l’incontro ha messo a confronto i vertici di Stellantis, le associazioni datoriali, le Regioni e i sindacati sulla revisione del regolamento europeo sulle emissioni di CO2 e sulla nuova programmazione delle risorse nazionali. Secondo quanto emerso durante il vertice, l’Italia punta a una revisione profonda delle politiche comunitarie, giudicando insufficiente l’attuale proposta della Commissione UE. La fotografia scattata dall’esecutivo delinea una strategia di alleanza con la Germania per ottenere il pieno riconoscimento della neutralità tecnologica, fondamentale per salvare una filiera nazionale che oggi soffre la peggiore contrazione produttiva degli ultimi settant’anni.

LA STRATEGIA DEL GOVERNO E IL NUOVO FONDO PLURIENNALE

“Servono cambiamenti radicali, non maquillage. Servono subito: il tempo è scaduto”, ha dichiarato il ministro Urso, sottolineando come l’Italia, attraverso il non-paper dell’ottobre 2024, abbia già ottenuto l’anticipo della revisione regolatoria e il rinvio delle sanzioni per i costruttori. Il ministro ha evidenziato la necessità di potenziare lo sviluppo dei biocombustibili e di tutelare il “made in Europe” nella filiera delle batterie. Per sostenere questo percorso, i tecnici del Mimit hanno presentato un nuovo Dpcm che programma le risorse del Fondo Automotive fino al 2030, per un ammontare di circa 1,6 miliardi di euro. Tale piano destina il 75% della dotazione all’offerta, con 750 milioni riservati agli accordi per l’innovazione e alla ricerca. Sul versante della domanda, si punterà su ecobonus per i veicoli commerciali leggeri, retrofit a gas, bonus per le colonnine e noleggio sociale a lungo termine, integrando il tutto con il Piano Transizione 5.0 e il rifinanziamento della Nuova Sabatini.

STELLANTIS E L’ALLARME DI ANFIA SUI VOLUMI PRODUTTIVI

Durante il confronto, Stellantis ha ribadito il ruolo centrale dell’Italia nel gruppo. Emanuele Cappellano ha confermato che nel 2025 l’azienda ha effettuato acquisti per oltre 7 miliardi di euro da fornitori italiani, impegno che sarà mantenuto anche per il 2026. Tuttavia, per il presidente di Anfia, Roberto Vavassori, queste cifre non sono sufficienti: “Il 2025 è stato un annus horribilis con volumi produttivi che ci riportano indietro di 70 anni”. Vavassori ha sottolineato che è prioritario normare i carburanti rinnovabili in coerenza con la legislazione UE e ridurre i target emissivi al 2030 e 2035. L’associazione chiede inoltre una flessibilità quinquennale sulle multe ai costruttori e un sostegno pluriennale per l’acquisto di veicoli commerciali da parte delle PMI, oltre a incentivi per le infrastrutture di ricarica domestica. Il piano dettagliato di Stellantis, fondamentale per conoscere i target reali di produzione, non sarà pronto prima di maggio.

BIOCARBURANTI E NEUTRALITÀ TECNOLOGICA SECONDO UNEM

Dura la posizione di Gianni Murano, presidente di UNEM, il quale ritiene la proposta della Commissione UE del tutto incompatibile con la neutralità tecnologica. Sebbene vi sia un’apertura formale ai biocarburanti, Murano ha denunciato che “il limite del loro contributo al solo 3% smentisce i fatti e condanna la filiera dei motori endotermici”. Questa restrizione obbligherebbe le auto a scendere a 11,5 gCO2/km, un valore che, secondo Murano, ridurrebbe il mercato europeo dei veicoli a combustione a soli 360.000 pezzi annui nel 2035, di cui appena 54.000 in Italia. UNEM propone dunque di classificare i biocarburanti come “zero-rated” in linea con la normativa RED, di introdurre una classe di veicoli alimentati esclusivamente con Carbon Neutral Fuels (VECNF) con pari dignità rispetto all’elettrico, e di anticipare al 2027 i crediti da carburanti rinnovabili.

LA TRANSIZIONE ELETTRICA E IL NODO DEI COSTI ENERGETICI

Sul fronte dell’elettrificazione, il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, ha invocato stabilità e prevedibilità. Mentre Francia, Germania e Spagna hanno già attivato nuovi supporti, Pressi osserva che in Italia “occorre una pianificazione strategica per non subire passivamente una transizione globale inarrestabile”. Oltre alla revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, Pressi ha acceso i riflettori sui costi dell’elettricità: gli operatori della ricarica pubblica in Italia pagano l’energia molto più dei colleghi europei, gravati da oneri fiscali e parafiscali superiori persino a quelli dei carburanti tradizionali. Per Motus-E, la filiera nazionale non sta investendo abbastanza in innovazione, rischiando di ampliare il gap tecnologico con i concorrenti cinesi e asiatici.

ASSOGASLIQUIDI: “BENE ANNUNCIO DEL MINISTRO URSO SU INCENTIVI RETROFIT, ORA FAR VALERE IN SEDE UE IL RUOLO DEI BIOCARBURANTI NELLA DECARBONIZZAZIONE”

Soddisfazione per l’annuncio fatto dal Ministro Urso durante il Tavolo Automotive sulla ripresa degli incentivi al retrofit a gas delle auto con una dotazione complessiva nel quinquennio 2026-2030 di 21 milioni di euro è arrivata invece da Assogasliquidi-Federchimica. Si tratta di una misura attesa da consumatori e industria di distribuzione e componentistica. “Forte auspicio di vederla operativa già dai primi mesi del 2026 con estensione a veicoli euro 3 e a quelli intestati a persone giuridiche. Necessario in sede UE far prevalere neutralità tecnologica e ruolo biocarburanti”, ha però chiosato l’associazione che ha proposto target più realistici (-75% al 2035), riconoscimento immediato dei carburanti RED compliant, introduzione carbon correction factor, introduzione nuova categoria veicoli carbon neutral fuel considerati 0 emission e revisione del Regolamento con cadenza biennale.

LA CRISI DELL’INDOTTO E L’EMERGENZA OCCUPAZIONALE

Il lato più drammatico del tavolo riguarda i lavoratori. Gerardo Evangelista della Fim Cisl ha espresso profonda preoccupazione per l’indotto di Melfi, dove molte aziende hanno commesse insufficienti o nulle, chiedendo l’assegnazione di un ulteriore marchio Stellantis allo stabilimento lucano. Ancora più critica la visione di Michele De Palma e Samuele Lodi della Fiom-Cgil, che parlano di “circa 10.000 lavoratori che stanno terminando gli ammortizzatori sociali e sono a rischio licenziamento”. I sindacalisti hanno aspramente criticato la riduzione del fondo automotive da 8 a 1,6 miliardi, chiedendo che il tavolo diventi permanente presso Palazzo Chigi sotto la guida della Presidenza del Consiglio. Anche Rocco Palombella, segretario generale Uilm, ha definito il 2025 “un anno orribile”, esigendo che il piano industriale venga presentato in Italia prima che a Detroit, per dare risposte concrete a chi soffre nel sistema degli appalti e della componentistica.

IL CASO SEMAT SUD E LE INCERTEZZE DI TARANTO

Infine, la situazione nello stabilimento ex Ilva di Taranto resta esplosiva. Semat Sud ha confermato la dismissione delle attività edili a partire dall’8 marzo, mettendo a rischio 220 addetti. Grazie al pressing sindacale della Fillea Cgil e della task force della Regione Puglia guidata da Leo Caroli e dall’assessore Di Sciascio, è stato ottenuto un rinvio della cessazione delle attività fino alla fine del 2026. “Siamo di fronte a una vera bomba sociale”, ha avvertito Francesco Bardinella, denunciando gli effetti del “piano corto” del Governo e lo storico fermo delle cokerie. Mentre il Tar di Lecce ha fissato al 19 maggio l’udienza di merito sul ricorso contro l’Aia presentato dalle associazioni cittadine, l’Ad di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, ha smentito ogni coinvolgimento nel salvataggio del sito, confermando solo il ruolo di cliente storico dell’acciaio italiano. Intanto Federacciai continua la ricerca di partner industriali nazionali, come Acciaierie Venete, Feralpi, Arvedi o Pittini, che possano affiancare il fondo americano Flacks, unico potenziale acquirente attualmente in trattativa.

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