L’indagine conoscitiva in Commissione Ambiente delinea un sistema decentralizzato basato su accumuli e autoproduzione, mentre le CER registrano un balzo record a 3,3 GW grazie al PNRR e il solare punta a un risparmio di 5,3 miliardi.
Il futuro energetico dell’Italia passa attraverso una trasformazione radicale che vede al centro la decentralizzazione della produzione, l’accelerazione sulle fonti rinnovabili e un ruolo strategico per i sistemi di accumulo. È il quadro delineato durante l’indagine conoscitiva svoltasi presso l’VIII Commissione del Senato, focalizzata sullo stato dell’arte e sullo sviluppo dell’autoproduzione energetica e dei progressi tecnologici relativi agli stoccaggi. Esperti di primo piano del settore hanno illustrato come la transizione sia ormai una necessità imprescindibile, non solo per rispondere alla crisi climatica, ma soprattutto per garantire la sicurezza energetica nazionale e una stabilità dei costi per cittadini e imprese.
EOLICO E TRAIETTORIA DI CRESCITA SECONDO ANEV
Le potenzialità del vento sono state analizzate da Mauro Anticoli di Anev, che ha evidenziato come l’eolico in Italia abbia raggiunto nel 2024 una capacità installata di circa 13 GW, con una produzione annua di 23 TWh. I benefici ambientali ed economici di tale risultato sono tangibili: una riduzione delle emissioni pari a circa 17 milioni di tonnellate di CO2 e un risparmio complessivo di 34 milioni di barili di petrolio. Tuttavia, la fotografia scattata dall’associazione rivela che il sistema elettrico nazionale soffre ancora di ritardi strutturali nel confronto con le grandi economie europee. Con una quota di produzione da fonti rinnovabili di poco superiore al 40%, l’Italia insegue la Germania, che viaggia al 60%, e la Spagna, attestata al 56%. Questa distanza si traduce in una dipendenza persistente dal gas naturale, fattore che continua a influenzare pesantemente la formazione dei prezzi dell’elettricità. La traiettoria tracciata dal Pniec al 2030 punta però a una crescita ambiziosa: 28,1 GW di capacità installata e 64 TWh di produzione. Per Anticoli, la visione deve poggiare su quattro pilastri: decarbonizzazione, sicurezza energetica, economia circolare e un approccio definito “neutral positive”.
IL BALZO DELLE COMUNITÀ ENERGETICHE E IL RUOLO DEL FOTOVOLTAICO
Sul fronte dell’energia solare, il contributo del fotovoltaico si conferma dominante, specialmente all’interno delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Come spiegato dall’amministratore delegato di Rse, Franco Cotana, la potenza installata in questo settore è cresciuta enormemente dal 2021. I dati mostrano differenze geografiche significative nel rendimento degli impianti: se al Nord Italia si sfiorano le 1.000 ore di funzionamento annue, in Sicilia si superano le 1.800 ore. L’obiettivo al 2030 è fissato a 97 TWh, un traguardo ritenuto molto significativo. È quanto emerge dal monitoraggio delle CER, passate dalle appena 63 realtà del 2020 alle attuali 1.800 ufficialmente riconosciute, con altre migliaia di pratiche ancora in fase di istruttoria. In questo contesto, il contributo del 40% previsto dal PNRR nel 2025 è stato un motore fondamentale. Cotana ha evidenziato che aumentando anche di poco la potenza solare realizzata tramite le CER, i benefici derivanti dalla riduzione delle perdite di rete crescono esponenzialmente, trasformando la comunità energetica anche in un luogo di condivisione di nuovi stili di vita.
L’ACCELERAZIONE DI ENEA E LA GESTIONE DEGLI ACCUMULI
Giulia Monteleoni, direttore di Enea, ha rincarato la dose sulla necessità di una gestione innovativa degli asset tecnologici. Il nuovo sistema energetico nazionale sarà sempre più caratterizzato da una produzione decentralizzata e da piccoli impianti: basti pensare che l’86% dei siti attivi è sotto i 10 kW di potenza, pur coprendo solo il 21% della potenza totale installata, la cui quota restante è garantita da pochi grandi impianti. Le proiezioni di Enea indicano per il 2030 una penetrazione delle Fer nella quota elettrica finale del 63%, con una richiesta di sistemi di accumulo pari a 120 GWh. Un dato sorprendente riguarda l’accelerazione recente delle CER: se a settembre 2025 la potenza installata era di soli 67,6 MW, a novembre, grazie ai fondi PNRR, sono stati aggiunti 3.343,8 MW. In soli due mesi si è passati da 67 MW a ben 3,3 GW. Anche gli accumuli elettrici sono in forte espansione, passando dagli 11,5 GW del 2024 ai 17 GW del 2025, un trend trainato proprio dai sistemi distribuiti.
SFIDA ALLA CINA E RISPARMI ECONOMICI NELLA DISTRIBUZIONE
Rse ha inoltre presentato un’analisi economica sull’uniformità della distribuzione degli impianti. È la fotografia scattata da Cotana secondo cui distribuire i pannelli fotovoltaici in modo omogeneo sul territorio ridurrebbe la necessità di batterie da 74 GWh a 51 GWh, garantendo un risparmio di ben 5,3 miliardi di euro. Il tema delle batterie resta critico: le attuali tecnologie al litio soffrono l’invecchiamento e la perdita di carica nel lungo periodo. Inoltre, l’Europa sconta una dipendenza quasi totale dalla Cina per le materie prime. “Abbiamo perso la sfida con la Cina perché la gran parte delle batterie è Made in China e le iniziative europee non hanno dato i risultati sperati”, ha dichiarato Cotana, aggiungendo però che Rse sta lavorando attivamente sul recupero del litio dalle batterie esauste per invertire la rotta.
ELETTRIFICAZIONE E MADE IN ITALY: LE PROPOSTE DELLA FONDAZIONE SVILUPPO SOSTENIBILE
L’elettrificazione dei consumi è stata indicata come la vera leva per il futuro del Paese da Chiara Montanini, rappresentante della Fondazione Sviluppo Sostenibile. Senza un deciso passaggio all’elettrico, non sarà possibile beneficiare appieno delle rinnovabili e dell’autoproduzione. Secondo la Fondazione, le rinnovabili possono abbattere i prezzi all’ingrosso dell’energia del 60%, eliminando la necessità di acquistare la “componente energia” una volta realizzato l’impianto. Questo passaggio è strategico per ridurre le importazioni di combustibili fossili da regimi autocratici o democrazie instabili. La Fondazione propone di riconoscere gli accumuli (non solo batterie, ma anche pompaggi idroelettrici) come infrastrutture di sistema e di valorizzare la filiera del Made in Italy, puntando sulla leadership italiana nel riciclo per contrastare lo strapotere cinese.
RACCOMANDAZIONI E SEMPLIFICAZIONE PER GLI INVESTIMENTI
Per garantire che la transizione diventi un interesse prevalente per il Paese, gli esperti hanno rivolto precise raccomandazioni al legislatore. Enea e Fondazione Sviluppo Sostenibile concordano sulla necessità di rendere strutturali le misure di semplificazione dei processi autorizzativi, favorire il repowering degli impianti esistenti e sostenere in modo continuativo la ricerca. “Servono tempi certi, orizzonti di lungo periodo e iter burocratici rapidi”, ha concluso Montanini. A questo si aggiunge la necessità di una formazione capillare per rimuovere gli ostacoli culturali che ancora frenano la generazione distribuita, coinvolgendo attivamente impiantisti, amministratori di condominio, PMI e il personale delle amministrazioni locali che necessita di aggiornamenti costanti sui temi dell’energia.

