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Il paradosso delle emissioni di carbonio in Europa

Europa, Regno Unito e Australia spingono per ulteriori tagli alle emissioni e maggiori impegni per l’energia a basse emissioni di carbonio. Le tre regioni, però, hanno esternalizzato tutte le attività ad alte emissioni, e queste attività ora alimentano intere economie

I Paesi occidentali sono in testa alla spinta verso economie a zero emissioni nette da oltre un decennio. Sebbene sia la Cina il principale produttore di energia eolica, solare e di auto elettriche, oltre che il maggiore investitore in tecnologie di transizione, sono Europa, Regno Unito e Australia a spingere per ulteriori tagli alle emissioni e maggiori impegni per l’energia a basse emissioni di carbonio. C’è solo un problema: hanno esternalizzato tutte le attività ad alte emissioni, e queste attività ora alimentano intere economie.

IL SETTORE DEL CEMENTO

Prendiamo il cemento, ad esempio. Il principale produttore della materia prima essenziale per l’edilizia è, non a caso, la Cina, seguita dall’India, con il Vietnam al terzo posto in termini di produzione annua. Ma non è tutto. Tra i primi 10 produttori di cemento a livello mondiale, non c’è un solo Paese europeo; l’unico Stato occidentale in lista sono gli Stati Uniti, al quarto posto, con una produzione annua di 90 milioni di tonnellate per il 2023, rispetto ai 2.000 milioni di tonnellate della Cina.

TRANSIZIONE ENERGETICA ED EMISSIONI

Come ricorda Oilprice, nel 2024 il mondo ha speso un totale di 2,4 trilioni di dollari in attività di transizione energetica, inclusi investimenti in reti elettriche, auto elettriche, energia eolica, solare, batterie ed efficienza energetica. Di questo totale, la Cina ha rappresentato il 49%.

La maggior parte del resto proveniva dai Paesi occidentali, poiché sono quelli che possono permettersi questo tipo di investimenti abbandonando petrolio, gas e carbone. La Cina, curiosamente, non sta abbandonando gli idrocarburi, così come le altre economie dipendenti dall’industria pesante in Asia e altrove.

L’EUROPA HA ESTERNALIZZATO PARTE DELLE SUE EMISSIONI DELL’INDUSTRIA PESANTE

Secondo l’analista energetico Gavin Maguire, l’esternalizzazione di industrie pesanti come la produzione di cemento e la siderurgia ha legato i Paesi produttori a tali settori e ha reso più difficile per loro andare oltre petrolio, gas e carbone, come hanno fatto, ad esempio, i Paesi europei.

Ci sono, però, due piccoli ma cruciali dettagli che meritano di essere menzionati. Uno di questi dettagli è che l’Europa ha sostanzialmente esternalizzato una parte sostanziale delle sue emissioni dell’industria pesante. L’altro dettaglio è che è riuscita a ridurre la quantità complessiva di emissioni, decimando sostanzialmente la propria industria pesante con permessi di emissione di carbonio che hanno reso la produzione non competitiva a livello globale e persino locale.

L’IMPORTANZA DELLE MATERIE PRIME

C’è anche un terzo dettaglio, ancora più importante degli altri due. Tutti i settori pubblicizzati dai sostenitori della transizione energetica richiedono enormi quantità di materie prime e prodotti che quei Paesi dipendenti dagli idrocarburi producono, utilizzando l’energia a basso costo generata dal carbone. Le turbine eoliche, ad esempio, richiedono notevoli quantità di cemento per le loro fondamenta e altrettanto ingenti quantità di acciaio. Quindi, in senso letterale, è la transizione energetica stessa ad alimentare in parte le economie dipendenti dagli idrocarburi in Asia, Africa e Sudamerica.

LA CRESCITA DELLA DOMANDA GLOBALE DI CARBONE

Questo è probabilmente il motivo per cui, nonostante gli investimenti record per l’azzeramento netto nel 2024 e i continui e consistenti investimenti dello scorso anno, anche la domanda globale di carbone ha continuato a battere i record, raggiungendo una stima di 8,77 miliardi di tonnellate nel 2024, cifra che in seguito ha dovuto essere rivista al rialzo, a oltre 8,8 miliardi di tonnellate.

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, si stima che la domanda dell’idrocarburo più inquinante nel 2025 sia cresciuta ulteriormente, raggiungendo gli 8,85 miliardi di tonnellate.

LE EMISSIONI DI GAS SERRA IN ITALIA

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2025 il nostro Paese ha registrato un lieve incremento delle emissioni di gas serra, stimate in crescita dello 0,3% rispetto all’anno precedente, come è emerso dalla “Stima trimestrale delle emissioni in atmosfera”, documento pubblicato nel novembre 2025 dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Da sottolineare il fatto che questo dato va letto in relazione all’andamento dell’economia nazionale, che nello stesso periodo segna un aumento del Prodotto Interno Lordo (PIL) dello 0,5%. Il differenziale tra i due indicatori evidenzia una riduzione dell’intensità emissiva, ovvero il rapporto tra emissioni e unità di PIL, pari allo 0,5%. Si conferma dunque il fenomeno del “decoupling”, che si verifica quando la curva della pressione ambientale cresce a un ritmo inferiore rispetto a quella dell’attività economica che la genera.

A livello di comparti produttivi, l’incremento generale è attribuibile prevalentemente alla produzione di energia elettrica, che segna un aumento delle emissioni dell’1,2%. L’ISPRA ha osservato un maggior ricorso al gas naturale (+2,5%), reso necessario anche da una contestuale contrazione della produzione idroelettrica. In linea con la strategia nazionale di decarbonizzazione, prosegue invece il sensibile calo delle emissioni derivanti dall’utilizzo del carbone per la generazione di energia.

In leggera flessione le emissioni generate dal settore dei trasporti, con un -0,5%. Il dato è influenzato principalmente dalla riduzione dei consumi nel trasporto navale. Per quanto riguarda la mobilità su strada, si è assistito a una compensazione interna: la diminuzione dei consumi di gasolio per autotrazione è quasi interamente bilanciata dall’incremento dei consumi di benzina.

Lo scorso anno, infine, sono tornate a salire le emissioni legate al riscaldamento, con una crescita moderata dello 0,9%, dovuta ancora una volta a un maggiore impiego di gas naturale. Dinamica simile per il settore industriale, che ha registrato un leggero incremento emissivo dello 0,3% rispetto all’anno precedente.

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