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Resilienza climatica Europa

Resilienza climatica e sicurezza: gli europei si sentono vulnerabili e chiedono uno scudo comune

Quattro cittadini su cinque hanno già subito gli effetti della crisi ambientale, ma solo uno su quattro si sente pronto. Cresce intanto la domanda di protezione verso l’Ue per affrontare tensioni geopolitiche e indipendenza energetica.

I cittadini europei vivono una fase di profonda apprensione, stretti tra l’urto dei cambiamenti climatici e un orizzonte geopolitico percepito come instabile. È quanto mette in luce il rapporto “Surriscaldati e sottopreparati”, pubblicato congiuntamente dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) e dalla Fondazione Europea per il Miglioramento delle Condizioni di Vita e di Lavoro (Eurofound). La ricerca, basata su un sondaggio condotto su oltre 27.000 persone in 27 Paesi, rivela una frattura tra la frequenza degli eventi estremi e la capacità reale di risposta: l’80% degli intervistati ha già subito almeno un impatto legato al clima — dalle ondate di calore alle inondazioni, fino alla scarsità idrica — ma solo il 25% ritiene di possedere gli strumenti adatti per proteggersi. Questa condizione di fragilità si riflette anche nelle priorità politiche espresse nell’ultimo Eurobarometro del Parlamento europeo, dove la sicurezza e l’indipendenza energetica emergono come i pilastri su cui l’Unione deve costruire il proprio futuro.

PREPARAZIONE CARENTE E DISEGUAGLIANZA SOCIALE DI FRONTE AL CLIMA

Dallo studio condotto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente emerge che il caldo estremo e gli incendi boschivi sono tra le minacce più sentite. Nonostante la crescente intensità di questi fenomeni, molti cittadini ammettono di non essere preparati a gestire emergenze nelle proprie abitazioni. Un dato particolarmente critico riguarda la sostenibilità economica della prevenzione: oltre il 38% degli intervistati ha dichiarato di non avere le risorse finanziarie per mantenere la propria casa fresca durante l’estate. “Garantire il benessere della società in un clima che cambia richiede misure di prevenzione ampie e socialmente eque, per assicurare che nessuno venga lasciato indietro”, ha sottolineato Leena Ylä-Mononen, Direttore esecutivo dell’AEA. La diseguaglianza appare evidente anche nella gestione delle risorse primarie: le famiglie con redditi più bassi hanno riscontrato problemi di accesso all’acqua potabile con una frequenza quattro volte superiore rispetto alle fasce più abbienti. Regionalmente, l’Europa settentrionale mostra i livelli più bassi sia per quanto riguarda la segnalazione di impatti climatici, sia per la consapevolezza delle misure di resilienza adottate dalle autorità.

SICUREZZA E INDIPENDENZA ENERGETICA NELL’EUROBAROMETRO

Parallelamente alle ansie ambientali, le turbolenze geopolitiche stanno plasmando pesantemente la psicologia collettiva. Secondo la rilevazione del Parlamento europeo, il 72% dei cittadini è preoccupato per i conflitti attivi, il 67% per il terrorismo e il 66% per gli attacchi informatici provenienti da Paesi extra-Ue. In questo contesto, l’indipendenza energetica è considerata una priorità dal 29% degli intervistati, strettamente legata alla necessità di rafforzare la posizione dell’Europa nel mondo. Il 66% dei cittadini auspica che l’Ue svolga un ruolo protettivo più attivo e il 73% concorda sul fatto che l’Unione necessiti di maggiori mezzi per affrontare le sfide globali. “I cittadini si aspettano che l’Unione Europea protegga, sia preparata e agisca insieme. L’Europa è il nostro scudo più forte”, ha dichiarato il Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, commentando i dati che vedono l’89% del campione chiedere una maggiore unità tra gli Stati membri.

INFLAZIONE E TENORE DI VITA TRA PESSIMISMO E SPERANZA INDIVIDUALE

L’incertezza non riguarda solo il cielo o i confini, ma entra direttamente nelle tasche degli europei. Per il 41% degli intervistati, l’inflazione e l’alto costo della vita restano le priorità assolute che il Parlamento europeo dovrebbe affrontare, seguite dall’economia e dalla creazione di posti di lavoro (35%). Sebbene il 76% degli europei mantenga un ottimismo di fondo per il proprio futuro personale e familiare, la visione globale è decisamente più cupa: il 52% è pessimista sul futuro del mondo e il 28% prevede un calo del proprio tenore di vita nei prossimi cinque anni, con picchi del 45% in Francia e del 40% in Belgio e Slovacchia. Nonostante queste ombre, l’immagine dell’Ue resta positiva per il 49% del campione, e il 62% ritiene che l’appartenenza del proprio Paese all’Unione sia un fatto positivo, un dato in crescita rispetto alle rilevazioni del 2024.

GIOVANI E VALORI FONDANTI COME BUSSOLA PER IL FUTURO

Un segnale di forte coesione arriva dalle nuove generazioni e dalla gerarchia dei valori. La fotografia scattata dall’Eurobarometro mostra che i giovani tra i 15 e i 30 anni sono i sostenitori più convinti dell’integrazione: il 58% ha un’immagine positiva dell’Ue e il 90% chiede una maggiore unità tra i partner europei. Per quanto riguarda i valori da difendere, la pace svetta al primo posto (52%), seguita dalla democrazia (35%) e dalla libertà di parola (23%). Anche i rischi legati alla comunicazione digitale sono fonte di grande allarme: la disinformazione preoccupa il 69% dei cittadini, mentre l’incitamento all’odio e i contenuti falsi generati dall’intelligenza artificiale sono visti con timore dal 68% degli intervistati. Questi dati complessivi confermano un’Europa che, pur sentendosi sotto assedio da crisi ambientali e geopolitiche, identifica nella cooperazione e nel rafforzamento delle istituzioni comuni l’unica via per la stabilità.

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