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Regolamento batterie 2026

Economia circolare, il governo vara le nuove norme sulle batterie: tracciabilità e riciclo al centro

Il Consiglio dei Ministri esamina oggi il decreto legislativo per l’adeguamento al Regolamento UE 2023/1542. Nasce il nuovo Registro nazionale dei produttori e scattano sanzioni fino a 150.000 euro per le mancate conformità.

L’Italia accelera sulla strada della transizione ecologica e della sovranità industriale nel settore della mobilità elettrica e dello stoccaggio energetico. È previsto per la seduta odierna del Consiglio dei Ministri l’esame dello schema di decreto legislativo che recepisce il Regolamento (UE) 2023/1542, una norma definita vitale per trasformare l’intero ciclo di vita delle batterie in un modello di economia circolare. Il provvedimento non si limita a recepire le direttive comunitarie, ma ridisegna l’architettura istituzionale e operativa del settore, coinvolgendo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) in una strategia di vigilanza e controllo senza precedenti.

LA NUOVA ARCHITETTURA DELLE COMPETENZE E IL TAVOLO NAZIONALE

Stando a quanto si legge nella bozza del testo, che introduce l’obbligo di tracciabilità totale, rigorosi criteri di “due diligence” per l’approvvigionamento delle materie prime e obiettivi di raccolta differenziata estremamente ambiziosi, la gestione del nuovo sistema è ripartita tra le principali autorità nazionali. Il MIMIT assume il ruolo di autorità di notifica per gli organismi di valutazione della conformità, mentre il MASE, attraverso le sue direzioni generali, è responsabile della sostenibilità dei prodotti, della vigilanza del mercato e della gestione dei rifiuti. A supporto di questa governance, l’articolo 4 istituisce il “Tavolo nazionale batterie”, un organismo consultivo presieduto dal MASE che riunisce rappresentanti della Salute, dei Trasporti, dell’Interno, oltre a ISPRA, Accredia, Anci e le associazioni di categoria. Questo consesso avrà il compito di orientare le politiche nazionali e potrà avvalersi di esperti del mondo industriale e accademico per affrontare le sfide tecnologiche legate alla rifabbricazione e al riciclo.

IL REGISTRO DEI PRODUTTORI E LA RESPONSABILITÀ ESTESA

Un pilastro fondamentale della riforma è la creazione di un nuovo Registro nazionale dei produttori di batterie, che sostituirà le precedenti banche dati. Come specificato nelle disposizioni generali, ogni operatore che immette batterie sul mercato nazionale per la prima volta, anche se incorporate in apparecchi o veicoli, avrà l’obbligo di iscrizione telematica presso le Camere di Commercio. Questo sistema, interconnesso con l’Albo gestori ambientali e il Registro delle Imprese, assicura l’applicazione della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). I soggetti coinvolti dovranno finanziare la gestione dei rifiuti e fornire garanzie finanziarie adeguate per coprire i costi di trattamento e riciclo, evitando che l’onere ricada sulla collettività in caso di insolvenza delle aziende.

GLI OBIETTIVI DI RACCOLTA E IL CENTRO DI COORDINAMENTO

Il decreto fissa traguardi temporali stringenti per la raccolta differenziata. Per le batterie portatili, l’obiettivo è fissato al 63% entro la fine del 2027, per salire al 73% nel 2030. Ancora più specifica la strategia per i mezzi di trasporto leggeri, come e-bike e monopattini, con un target del 61% previsto per il 2031. Per ottimizzare queste operazioni, il testo trasforma il precedente centro nazionale nel “Centro di coordinamento batterie”, un consorzio di diritto privato sotto la vigilanza del MASE e del MIMIT. Questo ente dovrà uniformare le modalità di ritiro su tutto il territorio nazionale e stipulare accordi di programma con l’ANCI e le associazioni di categoria per garantire il ristoro degli oneri sostenuti dai comuni per la raccolta differenziata urbana.

IL DOVERE DI DILIGENZA E GLI APPALTI VERDI

Un’importante novità riguarda il dovere di diligenza richiesto agli operatori economici. Le aziende saranno tenute ad adottare strategie proporzionate alla loro dimensione per prevenire e mitigare i rischi sociali e ambientali legati all’estrazione e alla lavorazione dei materiali contenuti nelle batterie. Il MASE pubblicherà manuali operativi e linee guida per supportare le imprese in questo percorso di trasparenza. Inoltre, il decreto spinge l’acceleratore sui “Green Public Procurement”: entro dodici mesi dall’entrata in vigore dei relativi atti delegati UE, verranno aggiornati i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’acquisto pubblico di prodotti contenenti batterie, privilegiando soluzioni a bassa impronta di carbonio e con alto contenuto di materiale riciclato.

IL SISTEMA SANZIONATORIO E LA VIGILANZA

Per garantire l’efficacia delle nuove norme, l’esecutivo ha previsto un rigoroso apparato sanzionatorio. Le multe possono raggiungere i 150.000 euro per chi immette sul mercato prodotti privi dei simboli corretti o non conformi ai requisiti tecnici. Sanzioni pesanti, fino a 100.000 euro, sono previste anche per le violazioni in materia di impronta di carbonio e contenuto riciclato, che diventeranno obbligatori secondo un calendario predefinito. La vigilanza sarà affidata non solo al MASE, ma anche alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Dogane per i controlli alle frontiere. I proventi derivanti dalle sanzioni saranno reinvestiti per il 50% nel potenziamento delle attività di monitoraggio e nella sensibilizzazione dei cittadini sull’importanza del corretto conferimento delle batterie esauste.

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