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Facility Parco Agrisolare

Parco Agrisolare: via libera ai nuovi 789 milioni del PNRR per il fotovoltaico negli edifici agricoli

Il Ministero dell’Agricoltura pubblica il decreto che definisce i criteri per l’accesso ai fondi destinati a stalle e opifici. Prevista una riserva del 40% per le regioni del Mezzogiorno e tempi certi per la conclusione dei cantieri.

Il settore agricolo e agroindustriale italiano si prepara a una nuova ondata di investimenti green grazie allo sblocco di ingenti risorse europee. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, entra ufficialmente in vigore il decreto firmato dal Ministro Francesco Lollobrigida che disciplina la cosiddetta “Facility Parco Agrisolare”. L’intervento, inserito nella Missione 2 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mette sul piatto 789 milioni di euro per finanziare l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti dei fabbricati rurali. L’obiettivo è duplice: abbattere i costi energetici delle imprese e contribuire alla decarbonizzazione del Paese senza sottrarre terreno produttivo alle colture.

STANZIAMENTI E RIPARTIZIONE TERRITORIALE DELLE RISORSE

Secondo quanto emerge dal provvedimento ministeriale che fissa la dotazione finanziaria complessiva a valere integralmente sulle risorse del PNRR, dei 789 milioni totali, una quota non superiore ai 16 milioni di euro è destinata alle spese di gestione che saranno corrisposte al Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Un punto cardine della misura riguarda il riequilibrio territoriale: stando ai criteri di attuazione definiti dalla governance del Piano, almeno il 40 per cento delle risorse, al netto degli oneri gestionali, è vincolato a programmi localizzati in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Questo vincolo mira a colmare il divario infrastrutturale energetico nelle regioni del Sud, garantendo un accesso equo alle opportunità della transizione ecologica.

SOGGETTI BENEFICIARI E REQUISITI DI AMMISSIBILITÀ

Il decreto specifica chiaramente chi potrà accedere alle agevolazioni in conto capitale. La platea comprende gli imprenditori agricoli, sia in forma individuale che societaria, le imprese agroindustriali e le cooperative agricole che svolgono attività di produzione o trasformazione. È inoltre consentita la partecipazione in forma aggregata attraverso associazioni temporanee di imprese (A.T.I.), raggruppamenti temporanei (R.T.I.), reti d’impresa o comunità energetiche rinnovabili (CER). Per essere ammessi, i progetti devono rispettare rigorosi standard di efficienza e qualità dei prodotti installati. In sede di selezione, verrà data una corsia preferenziale a chi non ha ancora beneficiato della precedente misura M2C1-2.2 “Parco Agrisolare” e alle aziende iscritte alla “rete agricola di qualità”.

RIPARTIZIONE DEL PLAFOND PER SETTORI PRODUTTIVI

La distribuzione dei fondi per la realizzazione dei nuovi progetti segue criteri specifici basati sulla natura dell’attività svolta dai proponenti. È la fotografia scattata dal piano finanziario allegato al decreto: alla produzione agricola primaria sono destinati due distinti plafond, uno da 473 milioni di euro e un secondo da 140 milioni senza specifici vincoli aggiuntivi. Per il settore della trasformazione di prodotti agricoli sono invece stanziati 150 milioni di euro, mentre una quota residua di 10 milioni è riservata alle imprese che trasformano prodotti agricoli in beni non agricoli. Le aziende della produzione primaria potranno presentare domanda per uno solo dei due canali a loro dedicati, onde evitare sovrapposizioni.

REGOLE TECNICHE, TEMPISTICHE E COSTI AMMISSIBILI

Un aspetto fondamentale riguarda la velocità di esecuzione degli interventi. I progetti finanziati dovranno infatti essere conclusi entro diciotto mesi dalla data di concessione dell’agevolazione. Per quanto riguarda l’installazione dei pannelli, viene confermato il limite massimo di spesa ammissibile pari a 1.500 euro per ogni chilowatt di picco (kWp). Tuttavia, gli avvisi che verranno emanati dalla Direzione generale per la promozione della qualità agroalimentare potranno aggiornare i massimali relativi ai sistemi di accumulo e alle infrastrutture di ricarica elettrica, tenendo conto delle oscillazioni del mercato rilevate durante le precedenti fasi del programma. Il decreto ribadisce inoltre il rispetto del principio “Do No Significant Harm” (DNSH), assicurando che nessun progetto arrechi danni significativi agli obiettivi ambientali.

IL RUOLO DEL GSE E LA VIGILANZA SULLA LEGALITÀ

Il soggetto attuatore incaricato della gestione operativa è il GSE S.p.a. L’ente avrà il compito di accertare i requisiti dei beneficiari in fase di erogazione, istituire un comitato di valutazione composto da esperti e assicurare procedure di audit e controllo rigorose. Queste misure servono a prevenire frodi, corruzione e conflitti di interessi, in linea con gli standard di sicurezza previsti dal PNRR. Il GSE dovrà inoltre reinvestire eventuali interessi maturati o somme recuperate per finanziare ulteriori progetti legati alla medesima misura. La vigilanza complessiva sulla corretta applicazione del decreto resta in capo al Ministero dell’Agricoltura, che ha garantito la massima trasparenza attraverso la conservazione decennale dei dati e la pubblicazione dei beneficiari finali sui siti istituzionali.

CUMULO DELLE AGEVOLAZIONI E DIVIETO DI DOPPIO FINANZIAMENTO

Sul fronte fiscale, le agevolazioni concesse possono essere cumulate con altri aiuti di Stato o contributi de minimis, a patto che non si superino le intensità di aiuto massime stabilite dalla normativa comunitaria. È espressamente vietato il doppio finanziamento degli stessi costi ammissibili o di medesime quote parti di uno stesso bene. Il decreto disciplina infine l’entrata in vigore delle diverse tipologie di aiuto: alcune saranno attive immediatamente, mentre quelle soggette all’obbligo di notifica a Bruxelles diverranno operative solo dopo il via libera formale della Commissione europea. Con questo passo, l’Italia punta a consolidare la “sovranità energetica” del comparto agricolo, trasformando i tetti rurali in una centrale diffusa e sostenibile.

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