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Financial Times Italia Dl Bollette

Il Financial Times promuove l’audacia dell’Italia: “È il primo Paese a scardinare il mercato elettrico”

La rubrica Lex del quotidiano della City elogia il merito della proposta italiana sulle bollette, definendola un’innovazione necessaria per bilanciare i costi della transizione energetica e la tenuta sociale.

Mentre il resto d’Europa arranca tra soluzioni temporanee e palliativi per arginare il caro energia, l’Italia decide di fare da apripista con una manovra strutturale che incassa l’attenzione e, per certi versi, l’elogio del Financial Times. Secondo la prestigiosa rubrica “Lex”, il Governo italiano è infatti il primo a “rompere le righe” nel continente, intervenendo sulla radice del problema: il meccanismo di formazione dei prezzi che penalizza i consumatori nonostante la crescita delle fonti rinnovabili nel Dl Bollette. Il quotidiano finanziario britannico riconosce al provvedimento italiano il merito di aver acceso un faro sui paradossi della decarbonizzazione e sulla necessità di rendere l’elettricità nuovamente accessibile.

IL FINANCIAL TIMES RICONOSCE IL PRIMATO ITALIANO NELL’INNOVAZIONE

L’analisi del Financial Times parte da una constatazione: finora i governi europei sono stati “creativi” ma prudenti. La Spagna ha imposto tetti temporanei, il Regno Unito ha spostato alcuni sussidi sulla fiscalità generale, ma nessuno aveva osato toccare l’architettura profonda del mercato. L’Italia, invece, viene descritta come il primo Paese a tentare una via d’uscita dal “dogma” europeo. “Gli europei passano gran parte del loro tempo a lamentarsi delle bollette elettriche”, osserva Lex, sottolineando come Roma sia l’unica ad aver proposto un sistema capace di affrontare la distorsione causata dalle tasse sul carbonio che, pur essendo ragionevoli, finiscono per gonfiare indiscriminatamente il costo di tutta l’energia immessa in rete.

LA DIAGNOSI DEL QUOTIDIANO DELLA CITY: IL PESO DEL GAS SUI PREZZI

Il cuore del problema, identificato con precisione dal quotidiano della City, risiede nel ruolo marginale delle centrali a gas. Stando ai calcoli di Lex, in Italia i costi del carbonio rappresentano attualmente tra il 20% e il 25% dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità, che si aggirano sui 100 euro per megawattora. Il paradosso è matematico: sebbene gli impianti a gas producano meno del 40% del fabbisogno nazionale, i loro costi operativi fissano il prezzo finale per l’80% del tempo. Questo accade perché le rinnovabili non riescono ancora a coprire l’intera domanda per tutto l’anno. Il Financial Times evidenzia come il Regno Unito si trovi in una situazione simile, con il gas che produce un quarto dell’energia ma ne decide il prezzo nell’85% delle ore.

IL MECCANISMO ITALIANO: MENO TASSE E PIÙ RISPARMI PER LE FAMIGLIE

L’Italia vuole ora recidere questo legame perverso. La proposta, che il Financial Times definisce “meritevole”, prevede di rimborsare ai produttori i costi sostenuti per l’acquisto dei permessi di emissione di carbonio, recuperando tale onere direttamente dalle fatture dei consumatori ma con una ripartizione più equa. In questo modo, i cittadini pagherebbero la tassa sulla CO2 solo per il 40% dei propri consumi reali e non più sull’80% gonfiato dal mercato all’ingrosso. La fotografia scattata dagli esperti indica un beneficio netto stimato in circa 10 euro per megawattora, un risparmio che andrebbe tutto a vantaggio dell’utente finale senza penalizzare le aziende o le casse dello Stato.

I RISCHI TECNICI E LE INTERCONNESSIONI SVIZZERE

Tuttavia, il quotidiano britannico non rinuncia a una dose di realismo analitico. Secondo la società di consulenza ICIS, citata nell’articolo, il risparmio effettivo potrebbe essere parzialmente eroso da dinamiche di mercato internazionali. Se i prezzi all’ingrosso in Italia dovessero scendere troppo, parte dell’energia idroelettrica svizzera oggi destinata al nostro Paese potrebbe essere dirottata verso Germania e Austria, abbassando i prezzi in quelle nazioni ma riducendo il vantaggio competitivo italiano. Inoltre, prezzi all’ingrosso più contenuti potrebbero obbligare lo Stato a versare compensazioni maggiori ai produttori di rinnovabili vincolati da accordi di prezzo garantito.

UN DIBATTITO NECESSARIO SULLA “CAROTA E IL BASTONE”

Nonostante i possibili ostacoli e il timore di un “greensliding” (uno scivolamento all’indietro nelle politiche climatiche), il Financial Times conclude che l’impatto sull’agenda verde sarà contenuto. In Italia il carbone è quasi un ricordo, quindi la tassa sul carbonio ha già assolto al suo compito di sanzionare i combustibili più sporchi. Lex osserva che, poiché le rinnovabili sono incentivate separatamente, i consumatori hanno ragione a non voler pagare contemporaneamente “sia la carota che il bastone”. Sebbene la misura debba ora affrontare il rigido scrutinio dei regolatori della concorrenza dell’Unione Europea, il Financial Times promuove l’iniziativa di Roma perché obbliga l’Europa a discutere seriamente del trade-off tra sostenibilità economica e decarbonizzazione.

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