Secondo il think tank Bruegel, indebolire l’ETS non salverebbe l’industria europea, ma anzi rappresenterebbe un duro colpo sia per la stabilità fiscale che per la resilienza economica a lungo termine
Nelle ultime settimane si sono intensificati gli attacchi al principale strumento di politica climatica dell’Unione Europea: il sistema di scambio di quote di emissioni (ETS).
Una forte pressione è arrivata dalle industrie ad alta intensità energetica, ma anche da diversi governi europei, tra cui l’Italia, che ha addirittura chiesto la sospensione del sistema. Tuttavia, indebolire l’ETS non salverebbe l’industria europea; al contrario, rappresenterebbe un duro colpo sia per la stabilità fiscale che per la resilienza economica a lungo termine.
Come spiega il think tank Bruegel, questo dibattito proseguirà in occasione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, quando i leader dell’UE si riuniranno a Bruxelles per discutere del futuro della competitività europea. I seguenti cinque punti mostrano come indebolire l’ETS danneggerebbe, e non gioverebbe, alla competitività economica dell’UE.
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L’ETS È UN RIMEDIO ALLA VOLATILITÀ DEI PREZZI DELL’ELETTRICITÀ, NON LA CAUSA
L’attuale dibattito politico spesso procede come se i prezzi dell’elettricità in Europa fossero ancora ai livelli di crisi. In realtà, i prezzi si sono in gran parte stabilizzati ai livelli pre-crisi, anche tenendo conto dell’impennata dei prezzi dell’elettricità successiva all’azione congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Eppure, persiste l’errata convinzione che l’ETS sia la causa dell’aumento dei costi dell’elettricità. Il gas naturale – e non il prezzo del carbonio – è il fattore dominante nella determinazione dei prezzi marginali dell’elettricità.
L’unico modo sostenibile per ridurre i costi dell’elettricità è diminuire il numero di ore in cui il gas determina il prezzo marginale, e ciò implica accelerare la diffusione delle energie rinnovabili. Un indebolimento del sistema ETS minerebbe la fiducia nel sistema, scoraggerebbe gli investimenti privati e prolungherebbe la dipendenza dal gas importato, costoso e geopoliticamente rischioso.
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I CAMBI DI ROTTA CREANO UN “DIVIDENDO DEL RITARDATARIO” A SCAPITO DEGLI INNOVATORI
Il problema della competitività industriale europea non è dovuto alla fissazione del prezzo del carbonio, ma a una più ampia incapacità di gestire la trasformazione tecnologica.
Se i responsabili politici dovessero invertire la rotta sul sistema ETS, penalizzerebbero di fatto le aziende all’avanguardia che hanno investito precocemente nella decarbonizzazione, premiando al contempo quelle che hanno resistito al cambiamento.
Se le imprese credono che la pressione politica possa semplicemente “ignorare” il costo del carbonio, smetteranno di investire nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio del futuro. Per usare le parole di Mario Draghi, ciò condannerebbe la competitività industriale UE a una prolungata “lenta agonia”.
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IL COSTO FISCALE NASCOSTO DELL’INDEBOLIMENTO DEL PREZZO DEL CARBONIO
Indebolire l’ETS comporterebbe due penalità fiscali che i suoi sostenitori sembrano trascurare: in primo luogo, ridurrebbe direttamente le entrate derivanti dalle aste che i Paesi UE possono e dovrebbero utilizzare per finanziare la transizione industriale e il sostegno sociale. Dalla sua istituzione, le aste dell’ETS hanno generato entrate per oltre 258 miliardi di euro, una cifra che continuerà a crescere con l’aumento del prezzo del carbonio.
In secondo luogo, poiché molti progetti di energia rinnovabile sono finanziati tramite strumenti chiamati contratti per differenza (CFD), un prezzo del carbonio più basso spesso fa scendere i prezzi dell’elettricità nel breve termine, il che, paradossalmente, aumenta il divario di sussidi che i governi devono colmare.
Solo per la Germania, una riduzione del 10% dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità aumenterebbe il costo del sostegno alle energie rinnovabili di circa 3-4 miliardi di euro all’anno. Attaccando l’ETS, i responsabili politici si espongono a ripercussioni negative sui propri bilanci nazionali.
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IMPEDIRE UNO SPOSTAMENTO DI RENDITE VERSO GLI ESPORTATORI DI COMBUSTIBILI FOSSILI
Forse il beneficio economico più trascurato del prezzo del carbonio è il suo ruolo nell’aggregare la domanda di importazioni di combustibili fossili nell’Unione Europea. Rendendo più costosa l’energia ad alta intensità di carbonio, l’ETS riduce il consumo di gas in un mercato enorme.
Poiché l’UE importa ingenti quantità di gas, principalmente sotto forma di GNL, questa riduzione della domanda esercita una pressione al ribasso sui prezzi globali del GNL, il che significa che parte della “tassa” sul carbonio viene effettivamente pagata dagli esportatori.
L’abbandono dell’ETS segnalerebbe ai consumatori che non è necessario ridurre i consumi e agli altri importatori che dovrebbero a loro volta sovvenzionare i propri consumatori di gas, esercitando una pressione al rialzo sui prezzi globali del gas. I ricavi del mercato del carbonio che in precedenza confluivano nei bilanci europei verrebbero quindi inviati all’estero come puro profitto per gli esportatori di GNL.
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INDEBOLIRE UN’ISTITUZIONE PREZIOSA HA UN COSTO NEL LUNGO TERMINE
L’ETS è un quadro normativo maturo, unificato e basato sul mercato che garantisce parità di condizioni in tutto il mercato unico dell’Unione Europea. Indebolirlo innescherebbe una pericolosa frammentazione, costringendo i Paesi membri a tornare a un insieme eterogeneo di sussidi nazionali e regolamenti contraddittori, causando una grave distorsione del mercato.
L’ETS è un alleato, non un nemico, della competitività europea. Anziché smantellarlo, i leader europei dovrebbero rafforzare il sistema ETS, considerandolo il pilastro centrale di una politica industriale pulita. Pur essendo possibili degli aggiustamenti, è fondamentale tutelare la credibilità a lungo termine del sistema.
Un indebolimento del segnale del prezzo del carbonio comprometterebbe la certezza degli investimenti su cui fanno affidamento le aziende leader e gli innovatori. Il rafforzamento dell’ETS richiede innanzitutto un utilizzo strategico delle entrate multimiliardarie del sistema, al fine di garantire la prosperità futura dell’Europa.


