L’Agenzia Internazionale dell’Energia valuta nuove immissioni di riserve petrolifere per frenare uno shock peggiore degli anni ’70, mentre in Italia i prezzi del gasolio tornano sopra i due euro.
La tensione nel Golfo Persico ha raggiunto un nuovo, pericoloso punto di rottura. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato l’intenzione di colpire le centrali elettriche israeliane e le infrastrutture energetiche che alimentano le basi statunitensi nella regione. La minaccia giunge come risposta diretta all’ultimatum del Presidente Donald Trump, il quale ha avvertito che la rete elettrica di Teheran sarà “annientata” se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto completamente entro la scadenza fissata per le 19:45 EDT (le 23:45 GMT) di lunedì.
TEHERAN RISPONDE ALLA MINACCIA DI ANNIENTAMENTO DELLA RETE ELETTRICA
In un comunicato ufficiale diffuso dai media di Stato, i vertici delle Guardie Rivoluzionarie hanno voluto chiarire la propria posizione, ritrattando parzialmente le precedenti intimidazioni rivolte agli impianti di desalinizzazione, vitali per l’acqua potabile nei paesi del Golfo. La nota attacca frontalmente il Presidente degli Stati Uniti, definendolo un “bugiardo” per aver ipotizzato attacchi volti a colpire la popolazione civile attraverso la privazione d’acqua.
“Siamo determinati a rispondere a qualsiasi minaccia con la stessa intensità deterrente che essa genera”, si legge nel documento, che prosegue con una sfida simmetrica: “Se colpite l’elettricità, colpiamo l’elettricità anche noi”. Questa posizione irrigidisce ulteriormente lo scontro iniziato lo scorso 28 febbraio, una guerra lanciata da Stati Uniti e Israele che ha già causato oltre 2.000 vittime e sconvolto gli equilibri del dopoguerra.
L’ULTIMATUM DI TRUMP E IL COLLASSO DELLO STRETTO DI HORMUZ
Il fulcro della crisi rimane lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale attraverso cui transita un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Gli attacchi iraniani ne hanno di fatto decretato la chiusura, innescando la peggiore crisi petrolifera dagli anni ’70. Sabato scorso, Trump ha posto un termine di 48 ore a Teheran per garantire il libero transito a tutte le navi, pena la distruzione delle centrali elettriche del Paese.
La prospettiva di un attacco alle reti elettriche regionali ha alimentato il panico nei mercati asiatici, dove i prezzi del greggio hanno mostrato un’estrema volatilità in apertura, legata anche al timore di ripercussioni indirette sui sistemi di potabilizzazione dell’acqua, che dipendono strettamente dall’energia elettrica per funzionare.
TRUMP RINVIA GLI ATTACCHI
Trump ha tuttavia dichiarato di aver dato istruzioni di rinviare di cinque giorni qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche iraniane. Il suo post su Truth Social è arrivato poche ore prima della scadenza che minacciava un’ulteriore escalation del conflitto, giunto ormai alla quarta settimana.
Il presidente Usa ha affermato nel post che gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto conversazioni “MOLTO POSITIVE E PRODUTTIVE” con l’Iran negli ultimi due giorni riguardo a una “RISOLUZIONE COMPLETA E TOTALE DELLE OSTILITÀ IN MEDIO ORIENTE”, scrivendo in caratteri maiuscoli a sottolineare la solennità delle dichiarazioni.
OFFENSIVA ISRAELIANA SU TEHERAN E MISTERO SULLA GUIDA SUPREMA
Sul fronte bellico, la situazione è in rapida evoluzione. Lunedì mattina, l’esercito israeliano ha confermato l’avvio di una massiccia ondata di attacchi contro le infrastrutture strategiche a Teheran. Nonostante tre settimane di bombardamenti abbiano ridotto le capacità missilistiche iraniane, il Paese ha dimostrato di poter ancora colpire: nella notte tra domenica e lunedì, le sirene hanno risuonato in gran parte di Israele, da Tel Aviv alla Cisgiordania.
Parallelamente, un report del Washington Post ha diffuso indiscrezioni circa le condizioni di Mojtaba Khamenei, la Guida Suprema iraniana, descritto come “ferito, isolato e non rispondente ai messaggi”. Tali voci seguono quanto dichiarato in precedenza da un funzionario iraniano alla Reuters, che aveva ammesso lievi ferite riportate dal leader all’inizio del mese.
L’AGENZIA INTERNAZIONALE DELL’ENERGIA E IL RILASCIO DELLE RISERVE STRATEGICHE
A fronte di una riduzione delle forniture globali pari a 11 milioni di barili al giorno — una cifra superiore agli shock energetici del secolo scorso messi insieme — l’AIE sta correndo ai ripari. Il direttore esecutivo Fatih Birol, parlando da Canberra all’inizio di un tour mondiale, ha confermato che l’agenzia si sta consultando con i governi di Europa e Asia per un ulteriore rilascio di scorte petrolifere.
Questa mossa seguirebbe quella dell’11 marzo, quando i paesi membri concordarono l’immissione sul mercato di 400 milioni di barili, pari al 20% delle riserve totali. “Se necessario, ovviamente lo faremo”, ha dichiarato Birol, sottolineando però che tale misura servirà solo ad attenuare le difficoltà economiche e non a risolvere il problema alla radice, la cui unica vera soluzione resta la riapertura di Hormuz.
MISURE DI RISPARMIO ENERGETICO E NUOVI MODELLI DI CONSUMO
Birol ha descritto l’attuale crisi come più grave degli shock degli anni ’70 e dell’impatto della guerra del gas tra Russia e Ucraina. Secondo il direttore generale dell’AIE, la gravità della situazione non è stata inizialmente compresa dai decisori politici globali.
Oltre all’uso delle riserve, l’AIE suggerisce il ritorno a misure già sperimentate nel 2022, come l’implementazione del telelavoro e la riduzione dei limiti di velocità stradali per contrarre i consumi. Sebbene tali politiche dipendano dalle scelte delle singole nazioni, Birol ha ribadito che ogni risparmio di carburante è fondamentale in una regione, quella Asia-Pacifico, che si trova in prima linea a causa della dipendenza non solo dal petrolio, ma anche da fertilizzanti ed elio che transitano per il Golfo.
L’AUMENTO DEI PREZZI IN ITALIA E L’ALLARME DEL CODACONS
Le ripercussioni della guerra si fanno sentire pesantemente anche sulla rete distributiva italiana. Secondo i dati elaborati dal Codacons su base Mimit, si registra una nuova ondata di rialzi che sta annullando i benefici del taglio delle accise.
Il prezzo medio del gasolio è salito a 1,984 euro al litro, mentre la benzina si attesta su ,722 euro. In diverse regioni, tra cui Molise (2,005 euro/litro), Campania (2,002 euro/litro) e Calabria (2,000 euro/litro), il diesel ha già sfondato la soglia psicologica dei due euro al litro al self-service. Situazione ancora più critica sulle autostrade, dove il prezzo medio del gasolio ha toccato i 2,055 euro. Le Marche rimangono attualmente la regione più economica, con una media di 1,969 euro per il diesel, seguite da Friuli Venezia Giulia e Toscana.


